15/07/2019
direttore Renzo Zuccherini

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La primavera perugina
Dietro la lenta agonia del sogno della città senz'auto, c'è il declino culturale di tutta una classe dirigente. Ma la città non deve vivere soltanto una stagione ma, se è possibile, tutto l'anno. La petizione sul mercatino l'hanno firmata cinquecento cittadini, gli vogliamo cortesemente dare una risposta?

  LA PRIMAVERA PERUGINA

 Certo, possiamo consolarci con le altre città umbre dove, da Foligno a Spoleto, da Terni a Gubbio e persino a Gualdo Tadino c'è una lamentazione diffusa verso tutti quei sindaci che tentano di ridurre l'uso delle auto, almeno nel centro, attraverso una qualche regolamentazione del traffico. Non c'è solo Perugia, insomma, che è più scomoda persino delle scale mozzafiato di Gubbio e figuriamoci di Terni e Foligno dove sarebbe bellissimo scoprire la bicicletta soprattutto ora che per fare un pieno di benzina ci vogliono cento euro. Così, un po' alla volta, i sindaci si adeguano. Dietro questa lenta agonia del sogno o, forse, dell'utopia della città senz'auto, con tutto il beneficio di inventario, si capisce, c'è il declino culturale di tutta una classe dirigente, la sua incapacità di innovazione, la sorniona disposizione al compromesso e al quieto vivere, la incapacità di capire la questione urbana e di cercare di affrontarla. Il fatto è che governare una città e far quadrare il bilancio oggi significa prima di tutto fare la conta di quante licenze edilizie sono state rilasciate nel corso dell'anno e quanto abbiano fatto incassare gli oneri urbanistici. Tutto il resto viene dopo. Qui non si tratta di demonizzare le quattro ruote quanto, semplicemente, di mettersi alle spalle vecchie abitudini, modelli ormai superati di vivere e di amministrare.
E' certo imbarazzante per una città come Perugia, capitale della mobilità alternativa, delle scale mobili e degli ascensori e, infine, persino di quel costoso giocattolo che è il minimetrò, decidere di riaprire al traffico il centro storico non soltanto il pomeriggio ma anche la sera, praticamente tutto il giorno, escluso la mattina. Meglio qualche schiamazzo in più che il deserto, ha detto l'assessore alla mobilità, confessando inconsapevolmente la propria e altrui incapacità ad affrontare in modo un po' più efficace i drammatici problemi di uno dei centri storici più importanti d'Italia.
Ora, questa storia della Ztl, e cioè di quella piccola zona a traffico limitato che affligge Perugia da vent'anni e che ne limiterebbe le potenzialità, è sicuramente una cosa importante ma anche, bisogna ammetterlo, un tantino poco seria.
Roberto Ciccone, che sarebbe l'assessore competente, non sembra essere poi così competente se, dopo aver studiato per due anni questo problema che si potrebbe risolvere, alla fine, rispondendo semplicemente alla domanda su come ci si dovrebbe muovere in un'area di pochi ettari dove occorre salvaguardare grandi ricchezze culturali, non ha ancora pronta la risposta. Per ora possiamo tenerci questa grande rivoluzione delle due ore notturne in più di traffico a partire dal primo di maggio, festa dei lavoratori e degli automobilisti, il resto si vedrà a fine anno o anche ancora più in là, senza fretta. Questa storia delle due orette notturne ha uno straordinario valore simbolico. I nostri amministratori ci stanno dicendo che l'uso dell'auto privata è centrale nel nostro modo di vivere, persino per i giovani di venti anni e per le generazioni future e che per ridare slancio e nuovo lustro alle nostre gloriose piazze medievali non ci sono altre idee, altre possibilità.
E' vero, a Perugia ci sono anche i grandi eventi. Di qualcuno, francamente, si potrebbe anche fare a meno ma, insomma, si tratta in genere di manifestazioni di forte impatto culturale e turistico, ultima la mostra su Signorelli. Il sindaco di Perugia, al quale piace molto il piatto freddo della polemica, si lamenta. Ma come, abbiamo messo in tavola una primavera con i fiocchi e qualcuno sta lì a lamentarsi per un mercatino dell'antiquariato che rischia di chiudere? I politici sono fatti così, se gli si chiede conto di una cosa loro rispondono parlando d'altro essendo fieramente certi che i cittadini non possano avere altra voce che quella che serve a cantar le lodi al Palazzo. Caro signor Sindaco, questa città non deve vivere soltanto una stagione ma, se è possibile, tutto l'anno. La petizione sul mercatino l'hanno firmata cinquecento cittadini, gli vogliamo cortesemente dare una risposta? 
                                                                                                                                                               



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 23 aprile 2012


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Nome: Gina
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