21/03/2019
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Un giornalista per caso
La scomparsa di Mauro Montali

Incontrandolo, non si poteva chiedergli come stai dove vai che fai perché non avrebbe risposto. Mauro Montali era così, scappava dalle frasi fatte e dalle banalità. Era diventato un giornalista molto bravo senza, forse, l'ambizione di esserlo per davvero. Quando tornava a Perugia dopo un servizio dalla Jugoslavia in guerra come inviato da Roma de L'Unità non raccontava un gran che agli amici. Aveva sempre fretta, senza sapere davvero dove andare se non, forse, alla "Bocca mia", il mitico ristorante dove negli anni settanta si rifugiava la sera la sinistra senza potere.
Mauro era nato a San Terenziano, reduce da una famiglia un po' borghese e un po' sgarrupata. Aveva studiato all'Itis di Terni dove aveva scoperto la politica negli anni del movimento studentesco e poi all'università di Perugia. Era un ragazzo solo, amico di tutti e di nessuno. Nel Pci aveva trovato un posto dove stare per cercare di capire un po' se stesso e un po' le cose del mondo. Ebbe un incarico come responsabile della sezione università ma non raccolse, almeno agli occhi di qualche dirigente, grandi riconoscimenti. Fu così che cominciò a scrivere sul settimanale "Cronache Umbre" e a praticare questo strano mestiere. Non era un giornalista nato ma un giornalista per caso. Nessuno, in fondo, nasce per fare qualcosa di preciso, poi trova una strada. Per lui non fu difficile perché aveva una sensibilità acuta e penetrante, una intelligenza che si avvertiva subito dopo averci parlato per due minuti. Divenne poi corrispondente de L'Unità a Perugia e poi, più tardi, redattore a Roma. E' da lì che comincia a girare il mondo inseguendo l'assurdità della guerra.
La crisi del giornale fondato, come c'è scritto ancora, da Antonio Gramsci, lo riporta in provincia, a Macerata, alla guida delle pagine del Messaggero e poi del Resto del Carlino. Lui sapeva guardare le cose della provincia senza nessun provincialismo e non solo dalle finestre di una redazione, ma dentro e fuori di sé. Forse per questo s'era fermato, alla fine, a Rimini, la città di provincia meno provinciale che ci sia in Italia. Ha avuto una lunga malattia e a quella non è stato capace di sfuggire.



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 2 maggio 2012


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