21/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Aspettando Godot
Se le istituzioni non guidano più i processi di sviluppo, allora si può capire anche perché paghiamo più tasse ottenendo in cambio servizi niente affatto migliori

                                                         

Non è piacevole vivere in un paese dove le tasse si pagano ormai al massimo e, contemporaneamente, in una città dove si pagano al massimo un'altra volta, da quelle sullo stipendio o sulla pensione (Irpef) a quelle sulla casa, per non parlare delle tariffe, dai trasporti ai rifiuti. Perugia è una città molto cara e fino a qualche anno fa la cosa sembrava persino accettabile perché si sapeva di vivere in un posto dove i servizi pubblici sono di buon livello. Ma ora? Ora è tutto più complicato, non solo perché la qualità della vita nei nostri quartieri non è affatto migliorata, ma anche perché, semplicemente, sul piano economico e fiscale c'è un limite oltre il quale non si può andare, non per qualche categoria sociale ma per la maggioranza dei cittadini. Va bene la crisi economica, i pasticci di Berlusconi e poi le medicine amare di Mario Monti da ingoiare senza se e senza ma. Dobbiamo tutti contribuire, insomma, ma resta questo dubbio che non è, in verità, solo di oggi e che riguarda l'efficienza delle stesse aziende locali. Perché le tariffe della Sipa, quelle per la sosta ai parcheggi, sono più care che a Roma, per dire, così come quelle di Umbria mobilità, insomma il biglietto per l'autobus, e quelle di Gesenu per i rifiuti sino alle tasse vere e proprie come l'Irpef con le varie addizionali e la nuova Imu e cioè la vecchia Ici sempre con le addizionali al massimo? Qualcuno dovrebbe spiegarci se i servizi che forniscono le varie aziende e lo stesso Comune sono i migliori d'Italia. Se è così è un conto, se no, se cioè non è così, perché dobbiamo pagare di più?
La questione fiscale che non è mai stata in questa città e neanche nel resto della regione motivo di forti contrasti sociali e nemmeno di contenziosi politici con il cosiddetto Stato centrale sta diventando, insieme all'occupazione e molto di più di quella sulla sicurezza, il perno centrale della nostra vita, il difficile snodo del rapporto tra i cittadini e le istituzioni.
Si tratta, in questo senso, di un passaggio d'epoca, di un mutamento molto forte nella stessa coscienza civile di una società come la nostra. E' che ci stiamo chiedendo da qualche tempo quanto valgano oggi le nostre vecchie istituzioni e se il loro costo sia ancora, tutto sommato, sostenibile rispetto, non solo alla loro utilità pratica, ma al valore simbolico, all'essere da sempre la casa di tutti. Per questo abbiamo cominciato a chiederci cosa sia oggi, cosa rappresenti davvero per tutti noi il Comune della nostra città.
Va bene, decide una serie di voci di spesa tutte regolarmente presenti nel bilancio annuale, fornisce servizi oltre a disporre le regole della nostra convivenza. Per questo deve necessariamente cercare delle entrate, soprattutto in un momento in cui i trasferimenti statali vengono drasticamente ridotti. E' già molto se si riuscirà a chiudere i conti in pareggio ma, forse, soprattutto nei momenti di crisi economica, è troppo poco per tanti cittadini in difficoltà, quale che sia la virtù di chi ci amministra. Il fatto è che non capiamo più il senso delle scelte che deve compiere la politica, cioè la loro ragione sociale.
Se la Provincia si vende le sue ville più belle, che non sono sue ma di tutti noi, o se il Comune da ormai dieci anni non sa cosa fare del suo storico mercato coperto se non aspettare che qualcuno, semplicemente, avanzi una offerta, se le istituzioni non guidano più i processi di sviluppo, allora si può capire anche perché paghiamo più tasse ottenendo in cambio servizi niente affatto migliori. Magari non sarà colpa di chi amministra e di chi, alla fin fine, abbiamo eletto, di sicuro sentiamo  il disagio di dover pagare sempre di più per istituzioni che contano sempre di meno. Aspettando Godot, e cioè un futuro migliore che, com'è noto, non si sa mai quando arriva.
                                                                                                                                                                                renzo.massarelli@alice.it

(per il Corriere dell'Umbria, sabato 5 maggio)



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 9 maggio 2012


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