21/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Un'altra offerta
La droga non è solo una polverina bianca o gialla ma è un potere che ha messo radici in città e ci vive come un topo nel formaggio mentre i poteri locali erano così interessati ai centri commerciali e all'edilizia privata

                                             

Sono i giovani che hanno scelto piazza Danti o è piazza Danti che ha scelto i giovani? I luoghi della città non stanno lì mai per caso, c'è sempre una ragione che li rende diversi e attrattivi. Piazza Danti, un piccolo slargo al riparo dalla tramontana, tra porta Sole e la mole imponente del duomo, è un posto appartato dove la mattina tutti passano e nessuno trova un motivo per fermarsi. Per questo la sera è pieno di giovani che, per ritrovarsi da qualche parte, hanno bisogno di godere di un dominio, di un possesso esclusivo dove gli altri sono simbolicamente esclusi. Forse è per questo che non ci sono ormai che bar, vinerie e kebab. Piazza Danti è anche il posto privilegiato dagli spacciatori, il primo, forse, a Perugia. Tutto comincia da lì, dalle scalette posteriori del duomo, l'altra faccia della piazza monumentale, il retrobottega o, se si preferisce, la dispensa di una sola merce che circola impunemente a Perugia da più di tre lustri, quindici anni, almeno in queste dimensioni e con questa visibilità sfacciata, e che poi si disperde in quel fosco triangolo delle Bermude che è la zona universitaria della città, da via Bartolo a via Ulisse Rocchi, a piazza Grimana, sino all'ultimo avamposto, Porta Sant'Angelo. 
Ne abbiamo viste così tante in questi ultimi tempi che pensavamo di riuscire a non stupirci più di nulla perché ogni volta ci sembrava di essere arrivati al capolinea. Invece non è finita e le sorprese sono come gli esami. Non finiscono mai.
Dunque, martedì sera era davvero una serata qualunque, una delle tante di questa primavera che si fa desiderare. C'era gente in giro e pure una presenza visibile della polizia. Un'auto che si muoveva lentamente per il corso e un'altra ferma in piazza IV Novembre. Il massimo. E poi apertura al traffico privato che, così come si recita nel libro dei luoghi comuni della città, dovrebbe garantire più sicurezza. C'erano dunque tutti i presupposti per una serata tranquilla. Invece si è scatenato il finimondo così come la città non ricorda dai tempi dei Baglioni.
Il giorno dopo, gli occhi del sindaco e del questore davanti alle telecamere della Rai apparivano smorti e smarriti come quelli di chi non si capacita. Ma come, dopo tutto quello che abbiamo fatto! C'è sempre un momento in cui anche gli occhi di chi si sente forte e sicuro del proprio potere somigliano a quelli di un qualsiasi comune mortale. Un po' timorosi, quasi sfuggenti e persi nel vuoto, come qualche volta capita quando non si riesce a capire cosa succede attorno a noi.
Ora tutti chiedono più polizia, più carabinieri, più mezzi blindati, più camionette ad ogni angolo di strada. E' come pretendere di fermare la piena di un fiume cercando di porre argini alla sua foce. Il problema della droga a Perugia è un po' più complicato e non è certo la prima volta che la città si chiede come si possa risolvere senza che si trovi mai una risposta efficace. E' vero, la polizia ha pochi mezzi e i sindaci poco potere, anche se usano male quelli che hanno, ma non è mica così solo a Perugia. Perché a Perugia ci vuole l'esercito mentre in altre città bastano i vigili urbani?
Certo che dobbiamo chiedere al governo più forze dell'ordine, ma che tristezza. Che tristezza vedere quattro giovani appena maggiorenni assaltare le auto della polizia e seminare terrore come il blocco nero a Genova sotto le finestre del palazzo del comune e davanti al portone dei vigili urbani. Se pensano ora di sconfiggere quella che il sindaco della città chiama elegantemente "la feccia" lasciando per qualche tempo qualche auto in più nel triangolo delle Bermude dello spaccio perugino ci troveremo ancora qui tra non molto tempo. Ciò che c'è da fare è un po' più complicato perché la droga non è solo una polverina bianca o gialla o chissà di quale colore ma è un potere che ha messo radici in città e ci vive come un topo che ha scavato nel formaggio i suoi giacigli dorati mentre i poteri locali erano così interessati ai centri commerciali e all'edilizia privata. A far crescere la città, dicevano. C'è un'altra offerta da mettere in campo che non sia semplicemente il nulla che offre oggi la città se si vuole vincere questa partita. Fare concorrenza allo spaccio aprendo spazi e nuove opportunità per i giovani. Si risolva finalmente questo problema del mercato coperto, si riapra il discorso per questo problema dei cinema, si chiedano fondi pubblici non per rotonde o parcheggi ma per centri di aggregazione e per la cultura. O c'è un'altra offerta o continuerà a vincere quella che c'è già ogni sera nella nostra sbrindellata città.
                           renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 12 maggio 2012)



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 16 maggio 2012


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Commenti

Nome: Fratini Antonio
Commento: 15 anni di malgoverno ! Perugia ignorata nel suo profondo malessere, dal "condottiero", finendo per diventare appunto citta' di ba-Locchi !!

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