21/03/2019
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La cura del cemento è finita
Esce per Altreconomia il libro “Salviamo il paesaggio!”: è il momento di ripensare al rapporto tra “cemento” e “sviluppo”

Un ciclo economico fondato sull’edilizia è arrivato al capolinea. Anche l’Italia, la nostra amata “Repubblica fondata sul cemento”, dovrà prenderne coscienza. E correre ai ripari.

È il momento di ripensare al rapporto tra “cemento” e “sviluppo”. Bisogna farlo per il “bene comune”: il bene del paesaggio, violato senza tregua per assecondare il circolo vizioso cave-cemento-cementificazione; il bene dei lavoratori di tutto il comparto, per i quali è indispensabile immaginare un’alternativa; il bene delle famiglie italiane, infine, i cui risparmi sono spesso immobilizzati in una “casa”, il cui valore rischia di sprofondare nelle sabbie mobili allorché sarà scoppiata la “bolla immobiliare”.

Un momento che non è lontano: secondo i dati forniti dal Cresme, nel 2007 le “case degli italiani” valevano 7.029 miliardi di euro, oggi 6.138. Le abitazioni rappresentano ben l’84% della ricchezza reale delle famiglie italiane, e quindi circa la metà di quella complessiva del Paese: un’Italia che rischia di crollare dalle fondamenta.

Questo manuale è una “scatola degli attrezzi” – già testati con successo – per chi vuole opporsi alla cementificazione.
Un viaggio attraverso le esperienze dei comitati che in tutto il Paese lavorano per “salvare il paesaggio” e le cui azioni sono ricche di spunti per tutti. Un panorama delle amministrazioni coraggiose che preferiscono gli onori della tutela del suolo, agli oneri di urbanizzazione nel loro bilancio. Il “consumo di suolo zero” è infatti la prima risposta alla “bolla”. Non costruire è tutt’altro che una vuota enunciazione o uno slogan elettorale buttato nella grande betoniera dei media.

I “nodi” che strangolano il settore edile
Sono tre quelli che si sono pericolosamente intrecciati. Il primo: si è costruito troppo, e spesso lo si è fatto in variante o in deroga agli strumenti urbanistici vigenti. Si è costruito a debito (è il secondo). Questo comporta che i prezzi finali degli immobili, che incorporano anche l’interesse pagato dall’immobiliarista alle banche che di lui si sono “fidate”, risultino troppo alti (è il terzo nodo) per le tasche dei giovani italiani e dei nuovi italiani (le famiglie immigrate), complice anche la stretta sui mutui erogata dalle banche.

In molti, anche se non hanno interessi diretti, scelgono di essere semplici” spettatori: guardano lo scempio del territorio e nella maggior parte dei casi si sentono impotenti. Mancano loro gli strumenti e gli stimoli per “partecipare”. Eppure fermare l’apertura di una nuova cava, imporre all’industria del cemento di non avvelenare l’aria con le emissioni degli stabilimenti, bloccare la “colata”, è possibile.

Per fortuna ci sono anche italiani che hanno scelto di essere “attori”, per cercare d’imporre un’altra chiave di lettura: sono le “sentinelle”, i cittadini che animano centinaia di comitati attivi in tutto il Paese contro lo scempio del paesaggio italiano.
Soggetti capaci di tessere una rete, che dall’autunno 2011 si è formalizzata nel “Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio”.

Le azioni intraprese da questi comitati in tutta Italia ci forniscono una casistica delle azioni di “opposizione” a piccole e grandi opere. I loro strumenti più efficaci li elenchiamo nel primo capitolo, come “tool box”.

Le loro storie vanno condivise, perché sono ricche di “idee di copiare”.
Ecco perché questo libro sta dentro la collana “Io lo so fare”: vogliamo fornire strumenti pratici per saper difendere il paesaggio.

Come acquistare il libro
Il libro è in libreria, nelle botteghe del commercio equo oppure in rete a questo link:

(ripreso da http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2012/05/esce-per-altreconomia-il-libro-salviamo-il-paesaggio/)


http://www.altreconomia.it/site/ec_articolo_dettaglio.php?intId=181




Inserito mercoledì 16 maggio 2012


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Nome: Giorgio
Commento: Mandatene una copia al sindaco ed alla sinistra immobiliare

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