17/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il bidone vuoto
...alla fine, tutti questi poliziotti rischiano di far la guardia a un bidone vuoto quando il suo contenuto si è già perso tra gli anfratti dei vicoli silenziosi

                                                       

Lo dicevano un po' tutti che prima o poi ci sarebbe scappato il morto ma certo non così, dopo una scena da film di Monicelli e con un poveraccio che cade dal muro della vecchia Rocca Paolina dopo l'ennesima violenza nei confronti di Fratticcioli, un commerciante del centro. Questa volta la notizia non ha toccato più di tanto la fantasia dei media. La tragedia di un tunisino con una lunga fedina penale e  la pazienza infinita di un vecchio esercente che, nonostante tutto, non abbandona il campo, è affogata dentro il calderone delle assurde notti perugine. Alle scene da guardie e ladri siamo abituati e gli assalti alle vetrine dei negozi continuano, anche in periferia. Non c'è tempo per riflettere su questo volo orribile da un muro dal quale talvolta sceglie di farla finita qualche perugino. Così, resta solo la sensazione di assistere a un film del quale conosciamo la trama ma non ricordiamo più quanto debba durare e quale sia l'ultima scena.
Intanto, ogni sera, si danno appuntamento in centro le auto dei carabinieri. Cinque, sei, sette, otto. Qualche volta capita di non riuscire, sia pure soltanto per un attimo, a capire cosa ci faccia questo esercito in divisa nera in un posto come piazza IV Novembre, ma è, appunto, solo un attimo, il tempo per tornare con la mente al tempo presente e cancellare dalla memoria le vecchie abitudini. Siamo in un altro mondo ed è qui che dobbiamo vivere, finché dura.
Anche gli episodi di cronaca nera che si inseguono lontano dagli occhi di uno schieramento così corposo di forze dell'ordine non stupiscono più di tanto. Come si fa a controllare l'esercito dei ladri comuni, l'esercito degli spacciatori, l'esercito della prostituzione e poi il traffico in non pochi locali notturni, lo scorrere dell'alcol e poi discernere il nemico tra le persone comuni che la sera, in centro, vorrebbero semplicemente fare una passeggiata. Abitiamo in una media città di provincia che vive seguendo i ritmi e gli stili di vita di una metropoli. Stupefacente, se non fosse che questo discorso possa valere solo di notte. Di giorno c'è la solita Perugia e anche per questo, alla fine, tutti questi poliziotti rischiano di far la guardia a un bidone vuoto quando il suo contenuto si è già perso tra gli anfratti dei vicoli silenziosi. Questo per dire che di questa malattia che si chiama insicurezza noi vediamo soltanto le cause più insopportabili, le coltellate in piazza Danti, gli assalti alle stesse auto della polizia in Corso Vannucci e magari l'atteggiamento da impuniti degli spacciatori sulle scalette del duomo, sperando poi che tutto possa ritornare come prima.
Domenica scorsa i giovani della zona di via dei Priori hanno organizzato una festa ai giardini della Cupa, restaurati di recente dal comune, insieme ad un gruppo di boy scout. Per qualche ora gli spacciatori si sono allontanati in attesa che il campo tornasse libero e poi, all'ora del tramonto, si sono di nuovo avvicinati per rivendicare il possesso del loro posto di lavoro. Quei giovani che si sono incontrati felicemente per qualche ora non pensavano soltanto di riconquistare simbolicamente uno spazio e di spingere lontano l'ombra della droga, ma di tornare a vivere felicemente nella città come avevano fatto i loro genitori in altri anni e dentro un'altra storia. Non è sbagliato ricordare che una volta stavamo meglio, non dobbiamo vergognarci di dirlo. E' la verità, e i giovani lo sanno. Naturalmente non per inseguire impossibili ritorni al passato ma per non perdere per sempre alcuni valori irrinunciabili. Tormentati dal nostro sacrosanto diritto alla sicurezza senza la quale tutto il resto non ha senso, non ci siamo accorti, nel frattempo, di aver perso le conquiste sociali, la speranza di un futuro migliore, la civiltà del vivere insieme, il senso della solidarietà. La sfiducia crescente verso chi governa e anche verso chi amministra dentro le stanze dei palazzi perugini nasce dalla consapevolezza di aver perso non solo la sicurezza nelle città ma anche quella sociale che ci deve accompagnare anche oltre la porta di casa  E che la politica, se non si vuole che diventi come un bidone che non ha più nulla da custodire, sia davvero tutta da reinventare.

 renzo.massarelli@alice.it
(per sabato 26 maggio 2012)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 29 maggio 2012


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Commenti

Nome: Maria Pia Battista
Commento: Caro Renzo, leggo su una cronaca locale di oggi che grazie ad un nuovo pub aperto ai giardini della Cupa ieri gli spacciatori sono scappati.A parte che non mi risulta che sia stato aperto un nuovo pub alla Cupa ma solo che per il 2 e 3 giugno sono previsti momenti di intrattenimento organizzati da residenti e commercianti della zona(ai quali , spero, possano seguirne altri), mi è tornato in mente il tuo articolo e così ho pensato di risponderti pubblicamente.Questa mattina alle 6, a festa finita, quando i giardini della Cupa erano ancora chiusi, degli spacciatori stavano tranquillamente dentro a cercare qualche cosa sotto terra. Ho avvisato la Polizia. Ieri pomeriggio, alle ore 16, una coppia di una certa età che parlava italiano, sotto le mura del Conservatorio, in evidente stato di alterazione,( lei per fare i suoi bisogni si era quasi del tutto spogliata mentre lui urlava ridendo per non so quale motivo e la cosa è durata a lungo)ha fatto scappare via dalla paura modeste persone che come me portavano a passeggio il proprio cane. La Cupa non si salva se non salviamo prima gli esseri umani (che non mi sento di definire "feccia", ma vittime della società che abbiamo creato, magari speculandoci sopra).Se non curiamo i drogati gli spacciatori non finiranno mai. Se non mettiamo negozi veri a Porta Eburnea ( a cominciare dal famoso alimentari che i residenti stanno chiedendo da almeno venti anni ) non avremo mai nuovi cittadini da ospitare in un contenitore ( Porta Eburnea) rimasto veramente vuoto. Altro che pub o amenità varie. E i "se" potrebbero anche in questo caso durare all'infinito. E non vorrei definire "poveraccio" quel ragazzo morto per rubare una macchina fotografica a Fratticcioli.Perchè non c'erano reti di sicurezza? Reti di sicurezza da me richieste al Comune di Perugia anche durante i lavori di restauro della Rocca Paolina.E come vogliamo definire l'altro ragazzo morto, quello che per amore si è gettato dal Ponte delle Torri di Spoleto, anche esso privo di rete di sicurezza? La Soprintendenza non vuole? E allora lasciamo morire la gente.Questo per dire anche che troppo spesso definiamo persone e situazioni in modo improprio, confondendo responsabilità, conseguenze ed esigenze. Penso che la prima cura della quale abbiamo bisogno un pò tutti per focalizzare meglio gli obbiettivi sia la serenità, che in modi diversi ci stanno facendo perdere indipendentemente dai problemi contingenti.Maria Pia Battista

Nome: Giorgio
Commento: E' proprio vero: una volta si stava meglio. Ma non solo noi anche i nostri figli che avevano asili e scuole migliori. E vivevano in un tessuto sociale che teneva. Allora se i gesti simbolici servono a guardardi in faccia, ad incominciare a riannodare i fili di questo tessuto facciamoli. Quest'anno, come sempre, tornerò al XX Giugno con la speranza di vedere qualche faccia in più e diversa con la quale scambiare uno sguardo.

Nome: Fabio
Commento: Anche i gesti simbolici servono. Marcano il territorio. Sarebbe meglio riimpossessarsi delle cose, ma anche lasciare un segno, un messaggio serve. E non perché è meglio di niente ma perché da senso alle cose compiute. Per questo hanno fatto bene quei ragazzi e farebbero meglio tutti i perugini se dessero un segno forte partecipando il 20 giugno alla manifestazione al Monumento

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