21/05/2019
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La Repubblica delle praline
Se il nostro sindaco vuole impegnarsi nell'opera di risanamento civile di questa città, dovrà farlo navigando in un mare in tempesta come succede in ogni democrazia dove la stampa è libera e il pluralismo delle opinioni una garanzia


                                                

Ma sì, prepariamolo questo carro, facciamoci riconoscere anche a Roma, lungo la Cristoforo Colombo, dal Colosseo all'Eur, sin sotto le finestre del più diffuso quotidiano italiano, diamo una lezione a questi dilettanti della carta stampata, al giornale di Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca. Ripartiamo di nuovo dall'hotel Brufani, anzi, no, ripartiamo da Norcia, come fece Brancaleone, così la crociata sarà, dal punto di vista della comunicazione, più efficace ancora. Questo dovremmo fare dopo le parole del patron di Eurochocolate sempre pronto quando ci sono da inventare slogan, giochini di parole, goliardate. Magari adesso potrà dire, vedete come ci sono cascati tutti. Le mie provocazioni funzionano. Scherzavo, ci mancherebbe, con quella battuta sulla "Repubblica delle banane".  Io avercela con la stampa? ma quando mai.
Dunque, un paio di pagine di "la Repubblica" su Perugia hanno scatenato un sacco di reazioni indignate, sino alla proposta di Eugenio Guarducci di spedire a Roma una delegazione di protesta con la meglio gioventù che abbiamo, sindaco in testa, sino alla sede del giornale di Ezio Mauro e dell'inviato Attilio Bolzoni che ha scritto sulla città le cose che si dicono dai tempi della morte di Meredith e anche qualcosa di più e cioè che in Umbria le influenze camorriste guidano pesantemente il mercato della droga. Non è forse così? Si poteva pensare, dopo le numerose inchieste su Perugia, la droga e dintorni, che la città avesse preso coscienza della legittimità di queste denunce. Invece no, ogni volta è un pianto greco, un lamentarsi collettivo. Perugia non è Ibiza, non è Napoli, non è Palermo, non è il Bronx. Già, ma cos'è allora? Quel che è scritto su la Repubblica non è una esagerazione ma qualcosa di più della semplice verità, è la rappresentazione che gli italiani si fanno oggi di questa città, l'immagine percepita, quasi un luogo comune, il che è ancor peggio. E' di questo che chi ha nel cuore il futuro di Perugia dovrebbe preoccuparsi.
Poi ci sono quelli che dicono, ma come, proprio ora che ci stiamo dando da fare? Perugia capitale della droga è roba vecchia. Questo modo di pensare che gira molto dentro Palazzo dei Priori rappresenta in modo perfetto la mentalità delle classi dirigenti locali, quelle politiche e poi le solite corporazioni, quella dei commercianti in testa, molto influente nel Palazzo in questo momento, le stesse che hanno mandato palate di polvere sotto quel tappeto che nasconde da troppo tempo i vizi e i peccati che hanno accompagnato la città verso una crescita senza molte qualità e poi verso il suo declino. Vorrebbero che non si parlasse più dei nostri guai perché il parlarne non sarebbe utile alle mille convenienze cittadine. Non capiscono che questo non è possibile e non è neanche utile e che non siamo, davvero, nella repubblica delle banane dove non c'è opinione pubblica, diritto alla critica, trasparenza. Se il nostro sindaco vuole davvero impegnarsi nell'opera di risanamento civile di questa città, dovrà farlo navigando in un mare in tempesta come succede in ogni democrazia dove la stampa è libera e il pluralismo delle opinioni una semplice garanzia.
 Una nuova immagine di Perugia non potranno regalarcela il comitato provinciale per la sicurezza e l'ordine pubblico, il questore e neanche il ministro degli Interni. Il loro contributo è importante e per la lotta ai poteri criminali assolutamente decisivo ma è attorno alle istituzioni locali che si predispone il progetto di una nuova città o, almeno, il cambiamento di quella che abbiamo. Certo, si deve tener presente il contesto nazionale, che è complicato, e con le risorse, che sono scarse, ma dobbiamo saperlo noi cosa vogliamo essere e dove vogliamo andare. Eravamo, tra le altre cose, anche la città di Eurochocolate, del mezzo milione di visitatori in un giorno solo, della grande fiera di plastica e delle sdraie improbabili al Frontone sotto le nuvole autunnali. La repubblica delle praline di Eugenio Guarducci, così almeno ci vedevano le famigliole che prendevano d'assalto il centro storico e che continuano ancora a farlo, dieci giorni l'anno, è tutta vera e tutta finta. Proviamo a raccontare agli italiani un'altra storia, quella della verità. Non possiamo fare altro.
                                                                                                                                                                                                  renzo.massarelli@alice.it
(per sabato 16 giugno 2012)  



Renzo Massarelli

Inserito martedì 19 giugno 2012


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Commenti

Nome: Giorgio
Commento: Ma che c'era scritto di tanto diverso su Repubblica rispetto a quello che, QUOTIDIANAMENTE, scrivono i giornali locali? Niente. Ed a quello che dicono i cittadini quando vengono intervistati? Niente. Anzi per fortuna che Attilio Bolzoni ha chiesto ad attempati perugini. Se chiedeva ai giovani che veramente vedono e sanno, perché sono in giro nelle notti perugine avrebbe scritto cose ben più angoscianti

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