20/01/2019
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Scomodiamo la città
Una scritta sul muro, l'affissione di striscioni e l'imbrattamento di un bancomat diventano capi di imputazione per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo; e hanno scambiato semplici lampadine, mollette da bucato e qualche chiodo per materiali esplosivi

Comunicato stampa

Se anni di torpore sociale hanno fatto di Perugia un contenitore di eventi, svuotato di qualsiasi socialità diversa da quella della merce e della sua incessante riproduzione, la recente crisi globale ha mostrato, qui come altrove, la fragilità del migliore dei mondi possibili in mano ad una manciata di banchieri speculatori e faccendieri.

Evidentemente timoroso della ovvia e necessaria risposta sociale, il sistema di potere non può fare altro che esercitare le sue consuete misure repressive, celate da uno dei tanti slogan populisti, “Perugia città sicura”.

Ma è sempre più palese come ciò produca continui allarmismi, utili solo ad infondere una paura diffusa, il cui obiettivo è assicurarsi che le persone si occupino unicamente della loro routine quotidiana di lavoro e consumo.

Non ci sorprende affatto come tale clima di tensione abbia come conseguenza una risposta, neanche tanto originale: partendo da ridicole e insistenti denunce per blocchi stradali, manifestazioni e volantinaggi, arriva alla terribile notte del 13 giugno.

L'operazione antiterrorismo (“operazione Ardire”) del 13 giugno, firmata dalla Pm Comodi, che ha portato all'arresto di dieci anarchici (tre dei quali accusati di far parte della fantomatica cellula perugina), è stata, incredibilmente, eseguita dall'ormai “famoso“ Generale dei Ros Ganzer.

Costui è lo stesso che è stato condannato in primo grado a 14 anni, perché "non si è fatto scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di droga garantendo loro l'assoluta impunità".
(Repubblica 27 dicembre 2010).

Nonostante ciò, il teatrino dell'assurdo ci propone ora uno sfrontato teorema accusatorio: una scritta sul muro, l'affissione di striscioni e l'imbrattamento di un bancomat diventano capi di imputazione per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo (art.270-bis), legge di diretta derivazione fascista.

Alla persecuzione giudiziaria si è strumentalmente aggiunto l'accanimento mediatico che, riempendo di menzogne le pagine dei giornali, ha alacremente operato alla costruzione del mostro. I nostri bravi giornalisti sono evidentemente piuttosto miopi, se hanno scambiato semplici lampadine, mollette da bucato e qualche chiodo (“ricco” bottino delle perquisizioni) per materiali esplosivi.

Ci sembra evidente come l'operazione Ardire sia finalizzata a distogliere l'attenzione dalle esplosive contraddizioni sociali e a tentare di normalizzare una situazione di forte e legittima conflittualità attraverso la strategia della paura.

Rigettando il teorema accusatorio, richiediamo l'immediata liberazione di tutti e tutte.

L'assemblea che si è costituita in seguito a questi fatti, formata da tutti coloro che hanno sentito la necessità di rispondere a quest'ennesimo atto repressivo indice a Perugia un corteo cittadino che si terrà Sabato 23 giugno alle ore 16.00 con partenza da Parco Sant'Anna (adiacente Piazzale Europa).

LIBERI TUTTI E TUTTE




Inserito venerdì 22 giugno 2012


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