17/01/2019
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Biomasse: ristabilire il limite alle distanze di approvvigionamento
Occorre urgentemente il Piano delle agroenergie

Perugia, 22 giugno 2012      comunicato stampa


Legambiente Umbria su agroenergie:

Con un semplice Delibera di Giunta si attua un vero proprio "colpo di spugna" sui criteri di approvvigionamento delle biomasse, tagliando ogni riferimento alla filiera corta e locale. Infatti è stata cancellata quella parte della Legge che poneva dei limiti alle distanze di acquisto e produzione delle biomasse: "Al fine di minimizzare le emissioni di sostanze inquinanti e gas serra associati all'approvvigionamento delle biomasse utilizzate come combustibili per alimentare gli impianti, (...) le emissioni dei mezzi di trasporto non devono superare 6 kg di Co2 per ciascuna tonnellata di materiale trasportato”.

Al suo posto è stata inserita una generica: “Migliori tecniche disponibili” per minimizzare le emissioni degli impianti.

Mentre in Consiglio Regionale si avvia una polemica senza senso sulle distanze tra i biodigestori e i centri abitati, la Giunta ci regala un bel cavallo di troia che permetterà di far entrare in Umbria gli speculatori degli oli vegetali di palma, di colza, provenienti, quando va bene, dall'Est Europa, oppure dall'Africa o dalle Americhe.

"La Giunta Regionale si piega agli interessi degli speculatori delle energie rinnovabili non sostenibili. Se è questa è l'idea di sviluppo sostenibile dell'Assessore Rometti e della Giunta regionale, non siamo certo sulla buona strada - è il commento di Legambiente Umbria alla lettura delle modifiche apportate dalla Giunta regionale al Regolamento sulle rinnovabili - Il problema degli impianti a biomasse non è la distanza dai centri abitati, anzi distanze ridotte garantiscono la possibilità di realizzare una cogenerazione realmente efficiente, abbinata cioè ad una rete di telerescaldamento che porti calore nelle abitazioni con un notevoli vantaggi ambientali ed evitando quindi la realizzazione di quei progetti che sono semplici speculazioni economiche. Il problema vero è la mancanza di una strategia regionale per far si che gli impianti da energia rinnovabile siano veramente un volano per lo sviluppo del territorio.”

“Quello che è urgente – continua l'associazione ambientalista – è un censimento delle risorse locali disponibili (agricole di scarto, forestali, sottoprodotti agroindustriali, urbane) e una mappa quanto più dettagliata dei terreni agricoli incolti o non più produttivi. Solo così sarà possibile definire il potenziale energetico del territorio. Invece, quello che si sta facendo è una graduale deregolamentazione del settore, dando spazio ad uno sviluppo selvaggio lasciato nelle mani dei speculatori delle rinnovabili, senza imporre garanzie sull'appovvigionamento delle biomasse, lo sviluppo locale e l'interesse della collettività".

"Solo governando i processi è possibile costruire un modello energetico attento alle risorse ambientali e al paesaggio, che valorizzi gli scarti dell'agricoltura e della zootecnia, ma anche del settore agroalimentare, fino ad arrivare all'utilizzo della frazione organica della raccolta differenziata per produrre bio-metano e compost - conclude Legambiente Umbria - Chiediamo alla Presidente Marini e alla sua Giunta di ristabilire immediatamente il limite sulle distanze di approvvigionamento della biomassa e avviare uno studio sulle potenzialità agroenergetiche della nostra Regione. A tale proposito vogliamo ricordare che Legambiente ha già presentato alla Regione Umbria, lo scorso mese di maggio, una proposta per l'analisi delle potenzialità dell'uso delle agroenergie nel rispetto dell'ambiente e delle risorse naturali, senza aver ricevuto fino ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi nessun riscontro, nonostante gli Assessori Rometti e Cecchini avessero dimostrato interesse alla proposta. Ora sono chiari i motivi del loro silenzio!"

 



Legambiente Umbria

Inserito sabato 23 giugno 2012


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