20/01/2019
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Emergenza idrica? Si utilizzino i profitti per ridurre le perdite!
Con i profitti spartiti da Umbra Acque negli ultimi dieci anni si sarebbero potuti sostituire 200 chilometri di tubature fatiscenti.

Nel settore idrico non c'è nessuna emergenza idrica se non quella di una gestione inadeguata che fa" acqua da tutte le parti". A leggere il decreto regionale che ufficializza lo stato di emergenza idrica per l'estate il cittadino rischia di percepire una realtà differente da quella che è stata ufficialmente descritta dall'Arpa poco più di un mese fa. Le falde e le sorgenti umbre godono di ottima salute, le abbondanti precipitazioni nei mesi passati mantengono ovunque le soglie nella media stagionale, ed in alcuni casi addirittura superiori alla media.

Eppure i rubinetti dei cittadini umbri rischiano di rimanere a secco a causa del pessimo stato in cui versano gli acquedotti pubblici con una perdita che, a quanto si legge nella ‘Relazione annuale al Parlamento sullo stato dell’ambiente’ è, negli ultimi dieci anni, raddoppiata. Numericamente registriamo una dispersione del 40 per cento, equivale a dire che ogni 100 litri che preleviamo dalle nostre riserve idriche 40 non raggiungeranno mai i nostri rubinetti ed andranno persi nella miriade di obsolescente e mancate manutenzioni che affliggono la nostra rete. Leggiamo che per quanto riguarda la competenza degli ambiti serviti da Umbria Acque la dispersione sarebbe addirittura del 47 per cento e rappresenterebbe i due terzi dell'intera dispersione idrica regionale. Tutto questo ha ovviamente un costo che a pagare è, come sempre, "pantalone": (come riportava il giornale dell'umbria ad aprile) un euro a metro cubo ai quali si sommano diciannove centesimi di energia elettrica consumati per pompare inutilmente acqua che mai raggiungerà la destinazione richiesta, per un ammontare di 45 milioni di euro all'anno. A tanto ammonta il danno che finisce conteggiato nella bolletta e quindi nelle tasche dei cittadini. È ovvio, anche la manutenzione ha i suoi costi, richiede investimenti, ma basti pensare che con i profitti spartiti da Umbra Acque negli ultimi dieci anni si sarebbero potuti sostituire 200 chilometri di tubature fatiscenti. La strada da seguire è semplice, ed è stata chiesta al gran voce da 27 milioni di italiani ed italiane: fuori il profitto dalla gestione di un diritto della collettività e ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo torniamo a chiedere con forza ai rappresentanti delle amministrazioni ed a tutti i sindaci che, passata la vetrina referendaria, sono tornati ad occupare troppo silentemente i tavoli degli Ato.

 
Il responsabile regionale Idv dipartimento ambiente territorio infrastrutture



Claudio Santi

Inserito lunedì 2 luglio 2012


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Commenti

Nome: Cesare
Commento: Mi piacerebbe conoscere il costo totale del personale Umbra Acque ripartito tra dirigenti, personale amministrativo e operai diretti alla manutenzione della rete di distribuzione.

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