26/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Una cartolina da Terni
Archivio Alterocca e Usl a Foligno: l'una e l'altra storia ci parlano delle difficoltà di ritrovare una classe dirigente capace una volta per tutte di immaginare il futuro della città

                                                

Sarà che con quaranta gradi all'ombra si ragiona male, il fatto è che a Terni nessuno sembra voler reagire alle tante disgrazie che stanno piovendo sulla  Conca attraversata in questi giorni dai fumi umidi dell'estate.
Questa storia dell'archivio di Alterocca, una delle più importanti aziende tipografiche italiane, disperso nei capannoni di Papigno insieme ai gloriosi telai dello jutificio Centurini, rubati come ferri vecchi, ci parla in modo drammatico dei problemi di una città e di un intero paese meglio di cento libri. In qualunque altro paese europeo la civiltà industriale di una città come Terni sarebbe stata custodita e riproposta non solo in un grande museo ma dentro i mille percorsi del suo stesso modo di vivere, nella linfa che deve nutrire la costruzione del futuro. Non qui, non in Italia, non a Terni che ha trasferito davanti alla stazione ferroviaria l' antica pressa delle acciaierie una ventina di anni fa, non come l'inizio di una ricerca virtuosa sul suo passato, ma come un processo di rimozione. La pressa, semplice monumento alla tradizione del Novecento, si è salvata, tutto il resto pare proprio di no.
Può essere una semplice sensazione, ma Terni, dopo aver perso il suo passato, sembra non credere al suo futuro o comunque non riuscire a scoprirlo tra i tanti problemi che l'attraversano. La crisi della chimica, l'incertezza sulla conduzione della sua fabbrica più prestigiosa, l'acciaieria, l'incedere dubbioso del sogno di una rinascita affidata alla ricerca, alla comunicazione, al cinema, persino, mentre diventano traballanti i suoi tradizionali orizzonti istituzionali come la Provincia, i presìdi  sanitari, gli uffici periferici dello stato, pongono la città dell'acciaio di fronte a un passaggio d'epoca, a una crisi delle sue prospettive future molto seria.
Adesso, per esempio, si parla dello spostamento a Foligno della direzione della Asl locale. Certo, il futuro della città non dipende dalla presenza degli uffici di via Bramante, ma di sicuro non si può pensare che una decisione come questa che non porterà nessun risparmio, nessuna razionalizzazione, nessun miglioramento dei servizi possa essere capita dai cittadini. A cosa serve portare questi uffici cinquanta chilometri più a nord? A una domanda come questa non c'è una risposta perché, semplicemente, non può esserci. Il valore simbolico, tutto negativo, di una simile decisione che sembra precedere e in qualche modo giustificare i tagli delle province del governo Monti non può sfuggire alla Regione e a chi la presiede. Se c'è una parola in tutta questa storia che la presidente Catiuscia Marini non può usare questa parola è "campanilismo". Non la si può usare in qualunque città umbra, in verità, ma a Terni ci sono troppi nervi scoperti che non è il caso di sollecitare. Non si tratta di campanilismo. Tra l'altro le resistenze vengono espresse in forme, per ora, piuttosto discrete. Il fatto è che nella cartolina che viene da Terni c'è scritto che se questa città torna a pensare, come è già successo in passato, che il suo stare in una regione come questa non porta che svantaggi il futuro di tutta la costruzione istituzionale e anche politica, per la verità, dell'Umbria torna in discussione e in questo caso a perderci saranno un po' tutti e più degli altri lo stesso centrosinistra della Marini e la ragione storica del suo essere forza di governo da così tanto tempo. 
Cosa c'entra a questo punto l'archivio di Alterocca, l'azienda che fece volare in ogni dove la cartolina illustrata, che marcisce sotto i capannoni dell'ex fabbrica del carburo di calcio di Papigno con gli uffici dell'Asl di Terni? Nulla, in apparenza, se non che l'una e l'altra storia ci parlano delle difficoltà di ritrovare una classe dirigente, dopo la parentesi di centrodestra di Gianfranco Ciaurro, capace una volta per tutte di immaginare il futuro della città e il posto in prima fila sul palcoscenico dell'Umbria dopo la dolorosa fase della deindustrializzazione. Brutta parola, per dire la fine di un secolo e l'inizio di quello nuovo che ancora non si vede.
                                                                                                                                                                                       renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 7 luglio 2012)



Renzo Massarelli

Inserito domenica 8 luglio 2012


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