17/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Non tubiamo!
Una escursione conoscitiva su un tratto del percorso del Gasdotto Brindisi/Minerbio (passante per Sulmona, l'Aquila, Norcia, Visso, Colfiorito, Città di Castello)


Proponiamo per il giorno 16 settembre 2012  alle ore 9,30 una escursione conoscitiva su un tratto del percorso previsto per questa ennesima “opera faraonica”=Il Gasdotto Brindisi/Minerbio  (passante per Sulmona , l'Aquila Norcia, Visso, Colfiorito, Città di Castello).
L'escursione partirà dal cimitero di Apecchio ( Provincia Pesaro Urbino) per arrivare ai confini regionali Dell'Umbria e Marche

Tra andata e ritorno i Km sono 7 e 500 metri, sempre su facili mulattiere che percorrono boschi sino ad ora intatti

Chi non può/vuole partecipare all'escursione ma e' interessato al problema, può incontrarsi con noi alla fine della stessa al paese di Apecchio.


Per partire alle 09.30 precise bisognerà incontrarsi al piazzale del cimitero di Apecchio alle ore 9.


E’ una linea lunga 687 km, una linea che taglia diritto, ignorando l’orografia. Stiamo parlando della super pipeline che la Snam rete gas (Eni)  vuole realizzare sul crinale dell’Appennino sbancando, perforando, sventrando foreste, corsi d’acqua e cime rocciose per centinaia di chilometri.
E’ un impianto industriale gigantesco, che si vuol disporre nell’area più incontaminata del paese, per motivi che riguardano solo chi lo propone.
Il fantomatico ”interesse nazionale” che il ministero ha con tanta solerzia concesso all’opera al fine di velocizzare l’iter è infatti a dir poco discutibile: da un lato non esiste un piano energetico nazionale e quindi in assenza di punti di riferimento ogni azione diviene arbitraria e probabilmente approssimativa, dall’altro l’Italia di gas ne ha perfino in eccesso, da vendere. E infatti lo vende, essendone il maggiore esportatore europeo.
Il prezzo da pagare per questo super mostro  lo sosterrebbe il paese: una devastazione senza pari sull’Appennino,
superiore a qualsiasi immaginazione. Oltre all’impatto del tracciato in sé,  le piste di servizio per portare i giganteschi macchinari sul posto devasterebbero irrimediabilmente interi versanti. I corsi d’acqua attraversati verrebbero sconvolti, con l’estinzione locale di alcune specie come la lontra.
I servizi tecnici della Regione Umbria hanno messo nero su bianco una valutazione impietosa, dove si parla di “danni estesi, recuperabili solo in secoli”, e ancora di “danni irreversibili al territorio e agli ecosistemi” e anche di danni tali da risultare “pregiudizievoli dell’immagine stessa della Regione”.
Ma non basta: il tracciato proposto inanella con precisione, uno ad uno, tutti gli epicentri dei terremoti più devastanti degli ultimi venticinque anni: a partire dall’Aquila, passando per Norcia, Visso, Colfiorito...Minerbio, dove a maggio del 2012  c'è stato un altro devastante terremoto=
Si tratta di zone dove esistono faglie attive, in grado di produrre il dislocamento del piano di campagna (la terra che si spacca e si sposta), come è accaduto nel terremoto dell’Aquila. Non esistono al mondo manufatti che possano resistere ad un simile trattamento: persino le montagne si spaccano. Ma la Snam afferma ed insiste che i suoi gasdotti sono sperimentati, testati per resistere a tutto. Quindi noi dovremmo essere le loro cavie, nella speranza che certe cose siano effettivamente “statisticamente improbabili”. Invece, da quello che succede, nel mondo e in Italia, si nota  che basta un piccolo smottamento a far esplodere un gasdotto (Tarsia 2010, ad esempio).
Posto che serva alla nazione (e va dimostrato), una simile opera va fatta semmai dove non vi è rischio sismico, non vi è rischio idrogeologico, non vi sono Parchi Nazionali, Riserve Naturali, Siti di Interesse Comunitario, Zone di Protezione Speciale, Parchi e Riserve Regionali. Insomma, le montagne dell’Appennino sono il posto meno adatto.
Del Mega tubo Brindisi Minerbio possiamo aggiungere che  percorrerà La linea di Cresta Appenninica da Sulmona  arrivando da Brindisi, all'Appennino Tosco Romagnolo  e che sarà realizzato posizionando tubi di metri 1,20 di diametro ( non calcolando lo spessore delle pareti) a ben metri 5 di profondità, e con un'area di rispetto di 20 metri ad ognuno dei 2 lati,dunque sbancando la struttura rocciosa della linea di cresta appenninica  con una trincea profondissima che poi sarà riempita di materiale di riporto e dunque drenante,,,proprio lungo lo spartiacque Tirreno/Adriatico,,, .
Non si capisce perché il mega gasdotto, una volta arrivato a Brindisi dai Balcani passando attraverso il mare Adriatico, non debba seguire la linea di costa dove può contare su strutture logistiche già esistenti( una autostrada, un Strada Statale e una linea ferroviaria) che seguono anche loro la linea di costa, ma debba penetrare all'interno della penisola sino   a Sulmona, dove il gas sarà compresso  a ben 75 bar e spinto sino a Minerbio (Emilia) attraverso l'Appennino, con un'altra stazione di pompaggio a Colfiorito di Foligno (PG).
Perché questo tipo di opere vengono sempre fatte nella variante più complessa invece di quella più semplice?

Ma forse c'entra qualcosa il fatto che la cooperativa muratori e cementieri, -Cmc-feudo/lobby del D'alemiano Bersani è impegnata oltre alla realizzazione della Tav in Val DI Susa per conto della ItalFerr, presieduta da  Maria Rita Lorenzetti anche lei D'alemiana di ferro ed ex presidente della giunta regionale dell'Umbria, la quale ha dato in appalto la realizzazione del Quadrilatero, il sistema di superstrade che si sta creando nell'Appennino centrale, alla solita Cmc?


 6 settembre 2016

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Circolo anarchico Umbro Sana Utopia

Inserito domenica 9 settembre 2012


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