22/11/2019
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La scuola italiana ad Asmara
...io ritengo che comunque la Scuola vada salvata, purché si verifichino adeguate e oneste “rivisitazioni” degli “oneri” e degli “onori”, soprattutto in relazione alla attuale situazione politica locale e generale

Ho vissuto quasi un anno ad Asmara, Eritrea, tra il 1997 e il 1998. Ero stato inviato laggiù dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in quanto individuato dalla Cooperazione Italiana del Ministero degli Esteri su segnalazione dell’Università di Bologna, per l’insegnamento della Parassitologia, della Microbiologia Medica e della Immunoematologia agli studenti dell’Università di Asmara. Io, medico chirurgo, ero accompagnato da mia moglie Giovanna Fonzo e dal compianto Mauro Del Sante, tecnici diplomati, che mi avrebbero assistito nella pratica in laboratorio biomedico annesso e da noi stessi impostato grazie alla volontà, alla disponibilità e all’impegno del Professor Silvio Pampiglione.
Abbiamo abitato per tutta la durata dell’anno accademico di fronte alla Scuola Italiana, Media Inferiore e Media Superiore. Nostro figlio Marco frequentò la I classe elementare alla Scuola Italiana di Asmara, poco distante da casa nostra, ma situata in una diverso edificio. Marco era in classe con una bambina italo-tedesca e tanti altri bambini, tutti eritrei, con alcuni dei quali fece una iniziale amicizia. Fu esperienza che a distanza di anni ricorda con piacere.
Io stesso, noi stessi, ricordiamo con emozione quella esperienza, ricca, difficile, nuova, importante.
Allora l’Eritrea era il faro di una ipotesi sociale e politica di socialismo reale e di libertà in un piccolissimo Paese africano, liberatosi dopo 30 anni da una feroce tirannia fascio-comunista sotto il regime dittatoriale etiopico di Menghistu. Poi successe l’imprevisto, la guerra etiopico-eritrea, che ancora forse non si è del tutto placata, e l’Eritrea ha mutato fisionomia, e sembra aver assunto un regime presidenziale assoluto, repressivo e antidemocratico. Tanto si è scritto su tutto ciò. Noi stessi, che vivemmo l’evacuazione nei primi giorni di giugno del 1998, dopo il bombardamento aereo dell’aeroporto di Asmara da parte dell’Etiopia, scrivemmo alcuni articoli al riguardo criticando quanto la stampa ufficiale riportava, sulla base di una visione “occidentale” e “imperialista” dell’accaduto. Inutile ripercorrere quelle tappe, ora.
Volevo solo puntualizzare l’importanza della Scuola Italiana di Asmara, sottolineandone peraltro alcuni aspetti, allora, discutibili e negativi. L’Italia fece molto per questo Paese, ma prima dell’avvento del fascismo, che poi portò a quello che tutti sanno: la storia non può qua essere revisionata. L’Italia esportò materiale e tecnici abili e competenti che realizzarono molte opere pubbliche ed insegnarono il “mestiere” agli eritrei, popolo bellissimo, onesto ed orgoglioso. E forse fu proprio l’orgoglio della gente eritrea, strumentalizzato da chi era ai vertice della Nazione (“ingannato” dalle superpotenze occidentali), che portò al crollo di questo esempio unico di potenziale africano di reale libertà: l’Africa agli africani, grazie all’aiuto, al supporto, agli stimoli della “ricchezza” occidentale, adottata, adattata ed integrata a quella locale, senza sovvertirne lo spirito tradizionale e l’eredità ancestrale della propria cultura.
Ma torniamo alla Scuola Italiana. Questa Scuola era ed è frequentata da scolari e studenti africani, essenzialmente. Io non posso parlare dell’oggi; mi riferisco pertanto a quanto ho vissuto e visto (e compreso, credo) in quel periodo. Allora la Scuola era vista come motivo di forza, di orgoglio, di qualità, per la capacità di parte degli insegnanti e proprio per l’eredità lasciata a suo tempo, prima che l’avvento del regime fascista prendesse il sopravvento. Non nego il carattere imperialista, paternalista, colonialista, presuntuoso forse, di tutto questo, ma la popolazione locale era legata a ciò. Tanti furano i matrimoni misti, giunti a buon fine, tra italiani ed eritrei, soprattutto tra donne eritree e uomini italiani; e molti furono matrimoni positivi, stimolanti, qualificanti. La Scuola italiana era un punto di riferimento per tutta la popolazione locale. Lo sapete che, allora, parlo del biennio 1997-98, fecero un censimento per cambiare tutti i nomi che molti negozi, bar, alberghi, ristoranti, e altro ancora, avevano in lingua italiana, per cambiare i nomi in lingua tigrigna? La risposta della base fu di non cambiarli, di non modificarli. Ormai avevano anche un significato storico!
Ma c’erano anche aspetti negativi. E questi erano legati ai compensi che gli insegnanti, sia nelle scuole primarie che in quelle secondarie, ricevevano. Cifre da capogiro, assurde, incongrue, “volgari”. La conseguenza era quella che non pochi insegnanti ne approfittavano, anteponendo la sicurezza di un facile e lauto guadagno alla capacità di educare e di partecipare la presenza e la didattica a tempo pieno. Eppure di bravi insegnanti ve n’erano. Certo, oggi le cose sono mutate; tutto è più difficile e forse contradditorio. Ma io ritengo che comunque la Scuola vada salvata, purché si verifichino adeguate e oneste “rivisitazioni” degli “oneri” e degli “onori”, soprattutto in relazione alla attuale situazione politica locale e generale.




Daniele Crotti

Inserito martedì 25 settembre 2012


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