26/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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L'isola che non c'è
Tutto viene da qualche altro posto, in confezioni, così che tutto si può vendere senza produrre nulla. Ma non è così che succede anche in politica? e allora, perché solo il Turreno doveva conservare una merce così rara qual è il sapore di mare in un'isola che non c'è più?

 L'ISOLA CHE NON C'E'

Il Turreno, che è chiuso da qualche giorno, non è stato per molto tempo semplicemente un caffè ma un posto isolato dalla città e pur sempre al centro della città, solo un po' defilato dalla zona del passeggio che si scioglie di solito a metà della lieve ascesa di piazza IV novembre, appena dopo il lungo fiume di pietra di corso Vannucci. Per arrivarci si devono fare ancora altri quattro passi, sino a piazza Danti, tra l'ingresso del cinema e la rosticceria. Che fosse proprio un posto isolato e del tutto speciale lo si può vedere da una foto alla quale Mario Gargiulo, il gestore, teneva molto e che aveva subito incorniciato e appeso all'interno del locale. L'aveva scattata nei primi anni ottanta, con una vecchia macchina da collezionisti con l'obiettivo mobile che coglieva un orizzonte larghissimo, Antonio Todini, un frequentatore più che assiduo, assolutamente permanente, dalla sua sedia accanto alla parete e da sotto il tendone che veniva abbassato nei pomeriggi d'estate. Un po' in controluce, si vedono in questa foto una serie di figure, anzi, alcune coppie. Raffaele Rossi, il senatore, vicino a Mario Gargiulo e Pietro Conti, il primo presidente della regione, che sorride accanto a Bevagna, un personaggio conosciuto nella Perugia di quei tempi per la sua passione per la squadra di calcio. Poi altri profili, altre persone che parlano con sullo sfondo le mura spoglie del duomo. Infine, c'è il profilo della tenda con le sue frange ondulate che delimita l'orizzonte in alto e che misura lo spazio di tutto il locale che così sembra un rifugio o, meglio, un nascondiglio. Questo era il Turreno così come poteva apparire agli occhi di un visitatore, trenta anni fa. Il bar dell'antifascismo e poi della sinistra in tutte le sue varie versioni e, soprattutto, il luogo di incontro del gruppo dirigente del Pci, non di tutto, si capisce, ma di quello perugino, che contava di più tra la vasta nomenclatura del partito egemone della politica umbra.
Se ne va, dicono un po' tutti, un altro pezzo della storia della città, come il cinema accanto che è chiuso da tempo o i tanti luoghi dell'identità perugina. I cinema, i bar, i negozi o, forse, semplicemente, l'aria di un tempo. Dispiace, e qualche volta si potrebbe fare di più per impedirlo. Però il Turreno non era più da un sacco di tempo il Turreno che hanno conosciuto tanti perugini, non era più il caffè della sinistra per il semplice motivo che è sempre più difficile capire cosa sia la sinistra, chi rappresenta e dove si riunisce. Il mito del Turreno era finito da tempo, diciamo, per mancanza di ragione sociale. C'erano ancora gli affezionati che ci andavano non tanto perché ai suoi tavoli si potesse prendere il caffè migliore di Perugia ma perché lì si ritrovava, nonostante tutto, un gruppo di amici, o qualche incallito abitudinario di quel posto così centrale e così defilato dal passeggio del corso o forse perché ci si sentiva come a casa propria ed era piacevole, la domenica mattina, sedersi con il sole in faccia così, come si può stare davanti al mare, seduti sulla sabbia. Chissà se era stata la sinistra a scegliere il Turreno o il Turreno a scegliere la sinistra. Il fatto è che i luoghi dell'identità sono sempre più rari. Non c'è più il caffè della destra, proprio nella piazza centrale, né quello dei vitelloni a metà del corso, o quello dei turisti in piazza della repubblica, o dei dipendenti pubblici in piazza Italia, perché allora ci dev'essere quello della sinistra? I caffè ormai non hanno più una clientela particolare, tutti vanno ovunque e un po' a caso, i turisti, i frequentatori del centro, i giovani, gli impiegati, i pensionati. Siamo semplici clienti di posti dove pochi si conoscono, se non di vista, perché siamo lì soltanto per prendere un aperitivo o un tè freddo che nessun bar si fa più da solo. Tutto viene da qualche altro posto, in confezioni, così che tutto si può vendere senza produrre nulla. Ma non è così che succede anche in politica? e allora, perché solo il Turreno doveva conservare una merce così rara qual è il sapore di mare in un'isola che non c'è più? Ha chiuso, alla fine, per una ragione niente affatto politica e come sempre succede nella vita. Perché il bilancio, quello economico, non quadrava più. 
                                                                                                                                                                                               renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 22 settembre 2012)  



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 26 settembre 2012


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