16/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il patrimonio di famiglia
Se andiamo avanti così i cittadini si convinceranno che tutto è ormai possibile e che i costi della democrazia diventano troppo alti per potersela ancora permettere

Se la Provincia di Perugia deve vendere, per sopravvivere, i suoi due gioielli di famiglia più preziosi come villa Fidelia a Spello e villa Redenta a Spoleto allora vuol dire che siamo davvero arrivati al capolinea. E' persino inutile chiedersi se sia colpa, come sostengono in Piazza Italia, del governo e del suo patto di stabilità o di una gestione del patrimonio pubblico non proprio avveduta da parte degli amministratori, quelli attuali o anche, magari, quelli del passato. E' difficile pensare che gli assessori del presidente Guasticchi non si rendano conto dell'enormità delle cose che propongono, in attesa, magari, di mettere in bilancio una qualche forma di alienazione dell'isola Polvese. Le due ville che vogliono, diciamo, mettere sul mercato, non sono degli amministratori ma di tutti noi, cittadini di questa regione, e fanno parte della nostra storia. Loro, gli amministratori, avrebbero dovuto solo conservarle e, se ne fossero stati capaci, valorizzarle. E' così che si deve fare con il nostro patrimonio storico e artistico, nient'altro.
Ogni tanto si sentono dire delle cose davvero strampalate, come quella storia di vendere il monte Tezio per ripianare i debiti della comunità montana. Se andiamo avanti in questo modo i cittadini si convinceranno sempre di più che tutto è ormai possibile e che i costi, non della politica, ma addirittura della democrazia diventano troppo alti per potersela ancora permettere. Quanto costa il golfo di Napoli? e la torre di Pisa? e quanto vale la nostra Fontana Maggiore? può bastare per coprire i costi del minimetrò o per scambiarla con il nodo di Perugia?
Prima di impegnarsi così tanto per salvare le due province umbre ci si dovrebbe chiedere a cosa servono, quali meriti hanno acquisito in questi ultimi anni, cosa potranno combinare con risorse modeste e competenze ridotte al minimo vitale nel prossimo futuro. Anche la provincia di Terni ha problemi con le ville di proprietà, e questo dev'essere un vizio comune. Ma se si arriva a vendere i gioielli di famiglia ci si dovrà alla fine chiedere cos'è che non va in questa famiglia e se non sia il caso, alla fine, di prendere qualche decisione per non dover vendere più in là l'intero patrimonio.
Forse ha ragione il sindaco di Terni Leopoldo di Girolamo a temere una "macelleria istituzionale" da parte del governo e cioè una strumentalizzazione dei gravissimi fatti di malcostume politico che si sono verificati in diverse regioni italiane per disaggregare in modo grossolano la rete delle autonomie locali. Se, per dire, la Regione dell'Umbria verrà ridotta a venti consiglieri e a quattro assessori non sarà più una regione ma un piccolo comune di periferia, una specie di riunione di condominio, un cinico tentativo di accanimento terapeutico nei confronti di un organismo nel quale non si crede più. Venti consiglieri non saranno in grado di far funzionare nemmeno le commissioni permanenti che sono il cuore del processo legislativo né di poter seguire con serietà le problematiche complesse che sono le stesse di regioni molto più grandi come la Lombardia o la Sicilia. Le stesse. Se non si incide sui meccanismi di corruzione e non si è più in grado di selezionare una classe dirigente capace di fare il proprio mestiere, allora avere venti o trenta consiglieri non cambia nulla. Avremo venti consiglieri incapaci e disonesti come prima ne avevamo trenta, se questo era. E' anche un po' discutibile l'idea di quelli che propongono un taglio degli stipendi agli amministratori, poniamo, del 10 per cento, senza porsi il problema dell'efficienza e del merito del personale politico che mettiamo alla testa della istituzioni. La politica di riduzione del danno può essere utile a risparmiare qualcosa ma non certo a riformare nel profondo le nostre istituzioni. Un governo tecnocratico taglia, ed è già una cosa buona, ma noi abbiamo bisogno di un governo che sappia creare cose nuove dopo aver tagliato quelle vecchie. E questa è una cosa un po' più difficile.
                                                                                                                                                                                                    renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 6 ottobre)



Renzo Massarelli

Inserito giovedì 11 ottobre 2012


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