07/08/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Un bicentenario... perso!
Esattamente dal 1809 al 1813, Perugia visse l’avventura più esaltante e rivoluzionaria della sua storia

Sfogliando qua e là la affascinante e divertente Storia di Perugia di Luigi Bonazzi, mi è capitata sott’occhio la straordinaria avventura che la città stava vivendo proprio duecento anni fa (per poco non c’ero anch’io… e non mi sarebbe certo dispiaciuto esserci!). E mi son detto: perché non proporne una rilettura - a volo d’uccello – agli amici de La Tramontana? Un bicentenario, quando conserva attualità, val sempre un po’ di attenzione. E penso che tra le celebrazioni del 150° non ci starà male un accenno al 200°.
Esattamente dal 1809 al 1813, Perugia visse l’avventura più esaltante e rivoluzionaria della sua storia. Non sembri un’esagerazione: fu l’unica situazione in cui politici nuovi salirono al potere “mandando a casa” i politici precedenti, cosa che non accadde né con la nascita dello stato monarchico nel 1861 (vedi Gattopardo) né con la repubblica del 1948, quando un’amnistia voluta da De Gasperi e Togliatti permise ai fascisti di rimanere tutti al loro posto (senza considerare che i medesimi vollero anche il Concordato nella Costituzione, e così la frittata fu completa…) .
In realtà un precedente questo bicentenario lo ebbe, ma legato allo stesso corso politico. Quello che fa capo nientemeno che alla Francia rivoluzionaria e napoleonica.
Il 4 febbraio 1798 i “giacobini” perugini, auspice la presenza delle truppe francesi, cacciano dagli scranni (così si chiamavano allora le poltrone) i caporioni papalini, monsignori compresi, e innalzano l’albero della libertà (nonché la ghigliottina a san Francesco). Annibale Mariotti, Fabio Danzetta, Antonio Brizi e pochi altri “illuminati” sostituiscono al potere i bigotti e i leccapiedi del potere papale. Il 15 a Roma viene cacciato il papa e proclamata la Repubblica Romana. I francesi son lì a dar man forte agli insorti nel costruire la democrazia sul modello della Costituzione francese del 1793. I pochi rivoluzionari in ascesa esultano ovunque, ma solo quei pochi. Gli altri piangono e rimpiangono. Il tutto termina nel settembre dell’anno dopo. Tornano clero e clericali, le processioni, le folle religiosamente festanti.
Ma veniamo al bicentenario. Tra il 1809 e il1813, Napoleone, proclamatosi imperatore, invade più decisamente l’Italia e stavolta lo stato pontificio viene diviso in due parti: Lazio e Umbria vengono annesse direttamente alla Francia con capitale Parigi; Marche e Romagna passano al Regno italico con capitale Milano. In città tornano al potere i “giacobini”. Deportati in varie città del nord preti e frati che non giurano fedeltà allo stato. Confiscati tutti i beni religiosi. Conservati al loro posto con “prebenda” i parroci  che giurano e normale svolgimento delle religiose funzioni. All’università cittadina nuovi ordinamenti e nuovi orientamenti scientifici così oculati ed aggiornati che nemmeno il governo pontificio, ripristinato dalla Restaurazione nel 1814, si sentirà di eliminare.
L’attività legislativa, le innovazioni amministrative, la modernizzazione di tutta la struttura organizzativa vengono portate avanti quasi freneticamente. Nuove disposizioni arrivano da Parigi ogni giorno, tutte stampate su carta fregiata con l’immagine della “Marianne” (a busto nudo!!!!) e ai lati in tutta evidenza in un elegante neretto d’epoca i sacri princìpi Libertà Eguaglianza Fraternità”.
Chi volesse divertirsi non avrebbe che da leggere la Storia di Perugia di Bonazzi, presente in tutte le biblioteche comunali. Oppure andare su google e battere ad esempio “pagine di storia perugina” oppure “dominazione francese in Umbria”. 
Tutto quanto ho appena tracciato nelle linee generali accadeva duecento anni fa e la maggior parte degli storici fa risalire proprio a quelle  esperienze, pur se tra pagine amare, l’origine del Risorgimento, come avrebbe dovuto essere….


Aggiungere?
Sarebbe lungo descrivere qui tutte le “malefatte” e le “benefatte” di quei pochi anni.
A sollazzo del lettore faccio solo un arido elenco delle più significative o curiose…
Cominciamo con le malefatte:
- impostazione dello stato moderno ancora attuale, fondato su una sostanziale ambiguità tra dirigismo burocratico (dall’alto verso il basso) e democrazia rappresentativa (dal basso verso l’alto);
- aumenti enormi delle tasse (per i ricchi) e dei dazi (per i poveri);
- introduzione della leva militare a sorteggio (ben sette leve in quattro anni);
- rigida censura sulla stampa;
- divieto di nozze tra bianchi e neri (!);
- controllo dei beni pubblici e delle opere d’arte;
- ecc. ecc..
Su questo ultimo punto cedo la parola all’ironia di Luigi Bonazzi:
"Prima della rivoluzione francese Perugia possedeva, tra certi e incerti, un Rubens, un Michelangelo, un Murillo, tre lavori del Veronese, del Correggio, di Giulio Romano, del Pussino, del Ribera, del Bassano; quattro di Salvator Rosa e del Tiziano; cinque del Pinturicchio, del Sassoferrato, del Caravaggio, e del Parmigianino; otto dei Carracci, tredici del Guercino; quindici di Guido Reni; diciassette del Barocci, ventotto degli Alfani, quarantuno di Pietro, dieci di Raffaello, ma ecco che nel 1796... vengono ad esaminare i nostri quadri per rapirli i commissari francesi, promettendo levare sol due o tre quadri... Per nostra sventura sopraggiunsero altri esaminatori, e tra questi il Tinet... Non andò guari che dal Direttorio ci venne l'ordine di consegnare tutti i quadri prescelti. Così ci furono rapiti trentasei capi d'arte, alcuni dei quali non si sono più rinvenuti, altri arricchiscono ancora i musei di Bordeaux, di Lione, di Tolosa, del Louvre; altri, in numero di dodici, restano ancora alla ammirazione del mondo nelle stanze più elette del Vaticano... Nè so se più iniquo fosse lo spogliarcene, o il non rimandarceli da Roma, quando furono dalla Francia restituiti."

Passiamo alle benefatte che, a differenza del precedente regime, denotano una attenta considerazione  al miglioramento delle condizioni sociali:
-    introduzione del suffragio universale aperto a tutti i maschi sopra i 21 anni;
- scelta dei candidati tra i  sei cento che pagano mag¬giori imposizioni nel Dipartimento;
- istituzione dell’anagrafe fino allora esercitata dai parroci;                                                                                                                                                       -    obbligo di contrarre matrimonio civile prima del religioso;
- dislocazione dei cimiteri fuori città e tombe uniformi per tutti;
-  iscrizioni di nomi sulle vie e numerazione degli edifici con numeri pari o dispari;
- mattazione di animali solo nel macello pubblico;
-    controllo dei titoli accademici dei medici
-    istituzione della cartella sanitaria per i malati;
- introduzione della vaccinazione antivaiolosa;
- misure a favore dei poveri: medicinali gratuiti, doti per ragazze bisognose…;
- tassa sui divertimenti a favore degli indigenti;
      -    assegnazione di un cognome a tutti i figli illegittimi;
      -   misure per "prevenire il delitto dell’infanticidio";
      -   maniera di controllare i cassieri comunali;
 -   introduzione del sistema metrico-decimale;
 -   obbligo di licenza per i cacciatori;
 -   "distruzione di cani arrabbiati o vaganti con cibi avvelenati";
 -   rimedio "per guarire dal morbo detto comunemente Rogna";
 -   maniera di soccorrere gli "annegati e asfissiaci";
 -   sanzioni contro "i falsificatori di aceto";
 -   premi per la cattura dei "lupatti";
 -  divieto di esportare castagne;
 -   sistema per distruggere i grilli;
      -   e tanti altri…



Marcello Fruttini

Inserito venerdì 12 ottobre 2012


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