22/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Biomasse e potere
Dopo i sindaci sceriffo ci toccheranno anche i sindaci questurini che, quando parlano, come si sa, non si possono contraddire. Benedetti comitati, non hanno ancora imparato a dire sempre di sì.


L'abbiamo scampata con le pale eoliche sul Tezio ma non con il fotovoltaico grande come due campi di calcio alle sue pendici, in un posto tutto verde che si chiama Maestrello. Con il monte che rappresenta il tentativo di salvaguardia dell'ambiente perugino più importante realizzato nel corso, peraltro, di tempi ormai lontani, gli amministratori di oggi non sanno come confrontarsi. Si vede che con la materia si trovano a disagio. Tutelare il territorio semplicemente rispettando la sua vocazione originaria sembra davvero troppo difficile. Eppure un monte è un monte e un terreno agricolo è un terreno agricolo, non c'è molto da discutere. Invece ogni volta si ricomincia da capo, non solo ovviamente con il monte Tezio. Basta che arrivi qualcuno con una idea brillante e molto conveniente e tutto può cambiare. Ora è il tempo delle energie alternative, che è una cosa molto seria, purché la si sappia gestire con grande trasparenza perché è il nostro futuro ma anche un presente molto interessante per i cacciatori di bonus energetici (finanziamenti pubblici che paghiamo nella bolletta della luce) e i furbi che da noi, in Italia, non mancano mai.
Le energie rinnovabili, cioè quelle che non comportano l'uso di combustibili di origine fossile, costosi e inquinanti, come il petrolio o il carbone, utilizzano la forza idraulica o quella del vento, il calore del sole, o anche, in tempi più recenti, sofisticate tecnologie che bruciano rifiuti di diversa composizione, dai cosiddetti termovalorizzatori alle biomasse e al biogas. Per realizzare questi impianti si deve comunque pagare un prezzo ambientale. Consumo del territorio, inquinamento di vario tipo, danni al paesaggio. Per questo si tratta di decisioni che vanno prese con molta serietà e competenza. Si paga un prezzo oggi per avere un vantaggio domani, anche se la scelta primaria dovrebbe essere il risparmio, il consumare di meno. Allora, in questo caso, è importante che a decidere non siano soltanto coloro che in questo settore investono per ovvie ragioni di convenienza, ma tutti i soggetti che sono interessati, cittadini compresi. Se no, chi?
Pale eoliche e pannelli solari sono cose che tutti possono vedere. Stanno lì, in cima ai monti e su terreni fertili che dopo venti anni non lo saranno più. Comunque ognuno può vedere e giudicare, ma chi può sapere cosa si brucia nei vari impianti termici? E poi, quanti di questi possono essere accettabili in zone dove le abitazioni sono molto diffuse? Il diritto dei cittadini di sapere e di poter esprimere il proprio parere sembra francamente indiscutibile.
Invece succede che il comune di Perugia si sia molto irritato dopo le proteste degli abitanti di Sant'Egidio per la costruzione vicino alle loro case di un impianto a biogas che utilizza, dopo la fermentazione, i liquami di un allevamento di tori e gli scarti delle coltivazioni agricole. Sant'Egidio è una località dove nelle vicinanze c'è un aeroporto, allevamenti zootecnici e non molto lontano la E45 mentre si prevede di autorizzare, dall'altra parte della superstrada, una maxistalla e i futuri store di Ikea. In comune tengono così tanto alle energie rinnovabili ovunque e comunque da aver fatto di Sant'Egidio una questione di principio, dimenticando però che il piano di rischio dell'aeroporto, che dovrebbe dormire in qualche loro cassetto, impone la non presenza nelle vicinanze delle piste di atterraggio di strutture a rischio esplosione. Gli impianti a biogas, purtroppo, lo sono. Un bel pasticcio.
Una delegazione dell'associazione dei comuni umbri guidata dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali ha intanto incontrato il Prefetto di Perugia per denunciare l'eccessiva animosità mostrata, nel corso delle assemblee popolari, dai cittadini interessati. Il Prefetto ha preso atto. Manderanno la polizia a presidiare le riunioni? Sarebbe la prima volta che le amministrazioni democratiche dell'Umbria, invece di confrontarsi apertamente con i cittadini, parlare e spiegare e, soprattutto, avere rispetto per le opinioni dei loro stessi elettori, chiedono l'intervento delle forze dell'ordine. Dopo i sindaci sceriffo ci toccheranno anche i sindaci questurini che, quando parlano, come si sa, non si possono contraddire. Benedetti comitati, non hanno ancora imparato a dire sempre di sì.
                                                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 3 novembre 2012)               



Renzo Massarelli

Inserito domenica 4 novembre 2012


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