13/11/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Famiglia, genitorialità: formarsi e formare, evoluzione di possibilità
Valorizzare e consolidare i ruoli e le competenze dei genitori, permettendo loro di essere delle persone risorsa per gli altri genitori, con la possibilità di discutere sulle proprie esperienze, di essere un riferimento per gli altri

dalla rivista La Salute umana n. 237 - 238 maggio-giugno-luglio-agosto 2012, 5

 editoriale

In questa rivista ci siamo occupati sovente della famiglia (1), come base della salute e del progresso, delle politiche europee per la famiglia, la natalità, il ruolo della donna, la crisi della paternità, la sessualità, la trasformazione della famiglia e l’evoluzione del concetto stesso, la separazione dei genitori e gli elementi di adattamento del bambino.
Oggi, tempo in cui ci sembra sempre più evidente la crisi culturale, maggiore persino di quella economica, molto più nota e comunicata, riteniamo sia necessario centrare l’attenzione sui problemi culturali, di formazione. L’esempio francese ci aiuta a individuare qualche proposta perseguibile per le risorse legislative e organizzative delle quali già disponiamo, anche se poco utilizziamo.
Mirentxu Bacquerie, Direttrice Generale de l’Ecole des Parents et des Educateurs, ci dice come in Francia il tema formazione sia molto sentito, tanto che a Parigi già più di 80 anni fa, viene fondata la “Scuola dei genitori e degli educatori” con l’obiettivo di costruire un mutuo rapporto, per “insegnare ai genitori ad educarsi e istruirsi vicendevolmente affinché i loro figli diventino vettori di valori morali e sociali”. Alcuni anni più tardi, nel 1942, si ampliano ulteriormente gli obiettivi per costruire un collegamento negli scopi e nei metodi fra tutti coloro che hanno responsabilità verso i bambini, per aiutare a comprenderne i bisogni e superare le difficoltà educative. L’evoluzione critica della società contemporanea porta a un ulteriore specificità: negli anni novanta
l’attenzione focalizza la “funzione genitoriale”.
In un tempo relativamente breve in Europa, la famiglia ha subito una evoluzione epocale, non vi è più la famiglia allargata dove vivono più generazioni e si impara attraverso l’esperienza. Le famiglie minime sono oggi in appartamenti singoli, in quartieri isolanti, manca persino il cortile o la possibilità di accedervi (troppa confusione!) e, sovente, nemmeno il vicinato è conosciuto.
Appare sempre più chiaramente l’isolamento delle famiglie, sia rispetto all’organizzazione delle città persino le piazze diventano rare che rispetto alle carenze di luoghi di socializzazione, al di fuori della scuola, della parrocchia, di associazioni.
Non solo,dunque, problemi economici, ma molti altri, relazionali, affettivi; la rottura della famiglia dovuta alle le ragioni più diverse, la complessità delle soluzioni. Il ruolo del padre è in discussione, in crisi? E anche la posizione della donna e della madre.
A tutto ciò va aggiunto l’isolamento nella comunicazione e nei rapporti virtuali, tecnologie mai sperimentate prima, impostesi in modo esponenziale negli ultimi venti anni. Basti considerare le analisi dei problemi che si pongono per i cosidetti «nativi digitali», esposizione dei bambini fin dalla prima età a video giochi, internet, televisione; si orientano le nuove menti verso modi di pensare?
Nuovi punti interrogativi: i bambini, i ragazzi, i figli, crescono e vivono ancora più isolati nel virtuale?
In una fase di rielaborazione del concetto e della realtà della famiglia, la funzione genitoriale è in difficoltà.
Secondo il principio di base della “scuola per genitori ed educatori” sulla quale riportiamo appunto un sintetico contributo non si nasce genitori, però si può diventarlo, e numerose risorse possono essere mobilitate al servizio di questo apprendimento, tanto risorse esterne quanto interne alle famiglie proprie.
Ciò suppone che i genitori e gli educatori per professione siano attori dell’educazione in una complementarità basata su uno scambio di responsabilità in co-educazione, un dialogo fra genitori e professionisti, uno spazio unico di ricevimento e incontro.
E ciò significa lavorare per la costruzione di un contesto educativo largo attorno alle tradizionali agenzie di socializzazione ed istruzione (la scuola e la famiglia), che animi uno scambio sui problemi veri della vita. Giungere, infine, a un nuovo Patto Formativo capace di captare, interpretare e riordinare efficacemente i problemi e le trasformazioni in atto nella società, nella famiglia e nella scuola, al fine di dare più coesione e solidità a un fattore chiaramente strategico per lo sviluppo, vale a dire riprogettare i servizi per la famiglia, dai consultori agli asili-nido, in un senso educativo, con sostegno e coinvolgimento reciproco.
La cooperazione fra i diversi professionisti, offre ai genitori un aiuto coordinato, specializzato e diversificato: accoglienza e ascolto per tutti i genitori, per accompagnarli nel loro ruolo, per essere d’appoggio se necessario, per propor re mezzi e strumenti per risolvere e controllare da soli le difficoltà, per orientarli affinché sfruttino gli aiuti esistenti.
Con un colloquio che consenta adeguate modalità di approcci di fronte alla pluralità dei modelli educativi, la diversità culturale, le difficoltà sociali-economiche espresse dai genitori.
Il lavoro pluridisciplinare, insieme educativo, psicologico e giuridico, sembra aiutare i genitori a rendere più chiara la loro situazione e ad essere in definitiva più consapevoli e fiduciosi.
Oggi la funzione genitoriale è di comprensione più complessa e il contesto sociale-economico meno rassicurante.
Si tratta di valorizzare e consolidare i ruoli e le competenze dei genitori, permettendo loro di essere delle persone risorsa per gli altri genitori, con la possibilità di discutere sulle proprie esperienze, di essere un appoggio, anzi un riferimento per gli altri; come, a volte, ne sono usciti con successo; di dare ai genitori i mezzi per mobilitarsi sulle misure da prendere, anzi per “tenere duro” nei momenti difficili; di scambiarsi fra genitori informazioni pratiche, “indirizzi da conoscere”; di lottare contro il senso di isolamento e di impotenza, offrendo una mutualità di racconti, di esperienze, di rimedi.
Questi indirizzi hanno informato anche la nostra esperienza di corsi per genitori con il movimento “Mi riguarda”. I genitori possono scambiare esperienze e domande con altri genitori in modo collettivo (con analisi in gruppo, tutoriali, approfondimenti).
La messa in comune delle esperienze apre “il campo dei possibili” in materia di educazione. Ognuno offre le riflessioni e le soluzioni applicate, e questo favorisce l’aiuto reciproco, la creatività e il senso delle responsabilità.
Questi incontri, organizzati in veri e propri corsi hanno portato i partecipanti (soprattutto donne) a fondare l’associazione “Mi riguarda”. Una storia di successo, ma una storia esaurita, perché? Vi sono ancora esperienze simili, ma non sono processi sistematici.
Un problema reale, rintracciare risorse esistenti orientarle verso un sistema che risponda a questi bisogni.
Una proposta di recupero e rilancio di risorse esistenti senza dubbio può essere la ristrutturazione degli obiettivi e compiti dei «consultori familiari» nel contesto del Servizio Sanitario, un servizio che deve evolversi verso la prevenzione e promozione della salute.
Vari Piani regionali in approvazione sostengono la linea di maggiore attenzione al territorio, dove la popolazione vive, studia, lavora, con la realizzazione della rete dei «distretti sanitari» e nel loro contesto con le istituende «case della salute». All’interno di queste rilanciare la funzione di «consultorio familiare», in una fase evolutiva, non solo la contraccezione, l’interruzione volontaria di gravidanza, la prevenzione dei tumori femminili, ma l’ampliamento dell’azione a supporto della «genitorialità» in un colloquio genitori-insegnanti sugli aspetti centrali dell’educazione delle nuove generazioni.
Un impegno che coinvolga i nuovi genitori, e i vari professionisti, comunque presenti nella «casa della salute» dai pediatri agli psicologi, ai medici di famiglia, agli operatori sociali, e coloro che sono impegnati nelle scuole. Si tratta di un ambito di primaria importanza per la «promozione della salute» da iscrivere nei Piani regionali sanitari e sociali.
Le esperienze metodologiche non mancano, oltre il modello «Mi riguarda», vi è il complesso delle iniziative della realizzazione di programmi «Scuola promotrice di salute». I pediatri sono impegnati con l’esperienza «Nati per leggere». I filosofi con il progetto «Amica Sofia». Iniziative che associano anche interessi dei Comuni, e che possono integrarsi su un piano comune, nel quale il distretto sanitario (che amerei chiamare socio sanitario) con la casa della salute e in essa il consultorio familiare potrà essere garante della continuità di un vero e propio servizio nella complessità.
Dagli asili nido, alle scuole materne, e oltre, è possibile sviluppare un nuovo modello che sia di accoglienza per i genitori, che apra alla complessa problematica della famiglia, un modello che apra al collegamento con la scuola per i rapporti con gli insegnanti. Un modello che metta in primo piano l’interesse per lo sviluppo del «patrimonio» umano, che consideri la «funzione genitoriale» una delle più importanti nella società.
Utilizziamo le risorse che abbiamo. Non le disperdiamo nei mille rivoli di una organizzazione burocratica. Sollecitiamo apertura al servizio sanitario per la promozione della salute, potrà incrementare la sua efficacia se questo obiettivo diventerà centrale nei Piani sanitari regionali.
Ma anche se tali piani non saranno chiusi nel campo strettamente sanitario, ma aperti alle realtà del territorio dove la popolazione, e le famiglie, vivono, lavorano, si formano.

(1) I Dossier de “La Salute Umana”: Famiglia, base della salute, in “La Salute Umana”, 1994, maggio-giugno, n. 129 / Femminile plurale, in “La Salute Umana”, 1995, settembre-ottobre, n. 137 / Maschile e singolare, in “La Salute Umana”, 1998, gennaio-febbraio, n. 151 / Ritratto di famiglia, in “La Salute Umana”, 1998, settembre-ottobre, n. 155 / Ritratto di famiglia, in “La Salute Umana”, 2001, luglio-agosto, n. 172 / Scuola promotrice di salute, fascicolo sul convegno, in “La Salute Umana”, 2003, maggio-dicembre, n. 183-186 / Salute a scuola: tutto un programma, in “La Salute Umana”, 2007, luglio-agosto, n. 208.



Maria Antonia Modolo


Inserito venerdì 16 novembre 2012


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