15/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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La valorizzazione dei rifiuti: da problema a risorsa
un documento di Italia dei valori sul piano ei rifiuti della Regione Umbria


Il nuovo piano dei rifiuti della Regione Umbria, resosi ormai indispensabile in quanto le discariche esistenti stanno andando ad esaurimento, impone a tutte le forze politiche delle approfondite  riflessioni. L’argomento è di quelli che incidono oggi pesantemente sulla qualità di vita dei cittadini, ma che condizioneranno ancor di più le generazioni future.
L’Italia Dei Valori, vuole, come sempre, affrontare la questione senza pregiudizi e senza posizioni ideologiche.
E’ evidente che in una materia complessa come il trattamento dei rifiuti, ci si deve muovere con cautela tenendo conto di tutti i contributi e le sensibilità di ciascuno e, a tale proposito, da parte nostra vogliamo, anzitutto, tutelare l’interesse collettivo portando avanti delle idee che trovano riscontro in dati scientifici incontrovertibili.
E’ comunque chiaro che poi è proprio della dimensione politica arrivare ad una sintesi ed avere, di conseguenza, il coraggio di fare delle scelte.
Condividiamo nella sua impostazione il piano dei rifiuti regionale, soprattutto laddove mette al centro del problema una profonda modifica del “ciclo dei rifiuti”, così come oggi è ancora in larga parte inteso (raccolta dei rifiuti solidi urbani ed industriali e loro smaltimento in discarica).
L’unico obiettivo ecologicamente sostenibile, cioè quello che rappresenta il vantaggio migliore nel calcolo dei costi/benefici, è sicuramente quello di puntare alla riduzione della produzione stessa di rifiuti con un intervento a monte, nella fase di confezionamento delle merci, nonché sulla  raccolta differenziata, con il conseguente riciclo dei materiali riutilizzabili, così come peraltro previsto nel decreto Ronchi.
 In relazione alla stessa raccolta, deve essere tenuta presente la differenza profonda tra rifiuti ordinari e speciali. A tal proposito è necessario cominciare a prevedere che le imprese che raccolgono i rifiuti ordinari e quelle che raccolgono i rifiuti speciali non siano né la stessa impresa né imprese collegate, in modo da introdurre tra esse un sano principio di contrasto d'interessi.
Raggiungere il 65 % di raccolta differenziata, non è e non sarà certamente una impresa facile. D’altro canto i risultati non esaltanti ottenuti a livello regionale in questi ultimi tempi non fanno ben sperare che obiettivi di tale portata possano essere conseguiti nel breve periodo.
Soprattutto nelle aree densamente popolate si dovrà cambiare radicalmente lo schema di raccolta; non più cassonetti, seppure specializzati (carta, plastica/ferrosi, vetro, umido, ecc…), ma piuttosto multi contenitori posizionati in ogni condominio, in grado di favorire al massimo il livello di differenziata, anche in una micro comunità.
Per l’attuazione di un progetto innovativo di tale portata, sarà necessario realizzare una campagna capillare di informazione e sensibilizzazione su tutta la popolazione, che spieghi i motivi ed i vantaggi di tale operazione (la gestione dei rifiuti solidi urbani, prima di diventare un normale modo di agire da parte del cittadino, deve essere vissuta, soprattutto, come una questione culturale).
A tale proposito basti pensare che ci sono esperienze, anche in aree del sud Italia, nelle quali si è riusciti a raggiungere percentuali di raccolta differenziata uguali o superiori al 70 %.
Alla luce di tali considerazioni si rileva che, purtroppo, al di fuori di lodevoli eccezioni, ancora persiste una frazione importantissima di rifiuti solidi urbani che non viene differenziata, la cui destinazione, a tutt’oggi, non può essere che la discarica (e, per di più, la discarica di Pietramelina è quasi esaurita).
Proprio per questa ragione che occorre, da subito, agire percorrendo due direzioni ben distinte:
- continuare in modo deciso ad incoraggiare la raccolta differenziata, in modo da diminuire il più possibile il rifiuto che deve essere necessariamente inviato in discarica:
- prevedere una destinazione per i rifiuti indifferenziati rimanenti dopo la raccolta differenziata, in modo che possano essere comunque smaltiti in sicurezza.
L’ipotesi che sta facendosi strada, per risolvere tale problema, è quella di smaltire tali rifiuti attraverso un processo di combustione degli stessi, utilizzando un Termovalorizzatore o un Gassificatore.
Riguardo alla costruzione di nella provincia di Perugia, di uno o più impianti di termovalorizzazione, l’Italia dei Valori invita gli organi competenti, alla luce delle più recenti tecnologie, a riconsiderare in modo critico, ma certamente costruttivo, tale realizzazione.
Non pochi dubbi, infatti, provengono da mondo scientifico riguardo alle conseguenze che possono derivare dall’utilizzo di tali strutture; per quanto controllati e per quanto all’avanguardia, gli impianti di incenerimento, che utilizzano cicli continui di combustione ad elevate temperature di lavoro (sopra i 700 gradi C), rilasciano comunque nano particelle e gas di scarico.
L’Italia dei Valori ritiene che una alternativa alla valorizzazione dei rifiuti attraverso i gassifica tori e/o termovalorizzatori esista, ed è già attiva in alcune realtà europee e nazionali: i –Dissociatori Molecolari.
Il principio di funzionamento di un Dissociatore Molecolare  è relativamente semplice.
All’interno di una cella a tenuta stagna (cella di dissociazione),vengono posti tutti i rifiuti che si vogliono valorizzare e quindi smaltire, basta che sia comunque presente una componente organica.
Attraverso una lenta combustione e ad una temperatura di poco superiore ai 400 °C (che non produce fiamma in quanto il processo termico avviene con l’immissione controllata di pochissimo ossigeno) il rifiuto immesso, grazie una combinazione di processi chimico-fisici sviluppati dal calore (quali pirolisi, termolisi e gassificazione che convertono la carica di base carbonica) sviluppa un gas denominato “SynGas” con caratteristiche di purezza molto vicine al gas naturale, il quale, opportunamente filtrato, veicolato ed utilizzato in un’altra cella, è in grado di far funzionare una turbina per la produzione di energia, ovvero per produrre acqua calda. Come residuo si ha solamente, nella prima cella ove i rifiuti vengono bruciati, delle ceneri inerti. Riguardo alle emissioni di polveri, essendo tutto il processo a combustione molto lenta, non si registra materiale in movimento né fiamma che possono produrre turbolenze e pertanto queste sono del tutto inesistenti.
Attraverso l’utilizzo di questa tecnologia a bassa temperatura si evita la precipitazione dei metalli pesanti, ed è stato scientificamente accertato che, oltre ad ottenere un’alta efficienza di conversione energetica, l’ambiente all’interno della cella di dissociazione non consente lo sviluppo di diossine (l’idrogeno, che compone il SynGas, si lega al cloro, producendo acido cloridrico, e quindi viene inibito in tal modo lo sviluppo potenziale di diossina).
Le ceneri residue sono calcinate e possono essere riutilizzate in sicurezza, in quanto non contaminate da metalli fusi (la bassa temperatura di combustione impedisce la loro fusione e quindi anche i metalli, vetro e ceramica, eventualmente presenti, sono facilmente recuperabili).
Da rilevare che la capacità produttiva di un impianto dipende dalla quantità di materiale che viene combusto e quindi è possibile tarare il numero e la dimensione delle celle di combustione al momento della progettazione, in base alla quantità di rifiuti che si debbono smaltire (ci sono celle che vanno da 1 m3 a oltre 90 m3).
L’impatto ambientale di un Dissociatore Molecolare è bassissimo: tutto il processo (caricamento rifiuti, combustione e produzione di energia elettrica) avviene dentro un normale capannone, senza camini che emettano fumi e senza cattivi odori. La popolazione residente accanto all’Impianto, quindi non si sentirà penalizzata dalla sua presenza e potrà comprendere – se opportunamente spiegato e dimostrato – l’assoluta innocuità di tale metodologia di valorizzazione dei rifiuti e quindi accettarne anche la presenza.
Potranno essere individuati, ai soli fini di compensazione dei disagi pratici connessi con l'impianto (movimentazione dei rifiuti, ingombro dei capannoni, etc.) opportuni incentivi per gli abitanti circostanti i siti dei Dissociatori, prevedendo per loro, ad esempio, riduzioni delle tariffe dell'energia elettrica.
La capacità produttiva di un Impianto a Dissociazione Molecolare è in funzione soprattutto della dimensione e delle quantità di celle di combustione in funzione.
Un impianto che smaltisce 100 ton/giorno (pari a circa 36.000 ton/anno), consente di avere una resa di energia elettrica media di ca. 4,9 Mw/ora (praticamente la stessa energia di un Termovalorizzatore di pari capacità di smaltimento). Da tenere presente che, in funzione del materiale caricato, si ottiene una “resa” che oscilla tra il 65% e l’80% di energia caricata trasformata in gas.
Il costo di un impianto come sopra ipotizzato (che può essere ospitato in un capannone di ca. 2.000/2500  mq), si aggira intorno ai 27 milioni di euro (circa la metà di un Termovalorizzatore), ed occupa circa 4 persone.
Il costo sicuramente di gran lunga inferiore, il bassissimo impatto ambientale, le dimensioni ridotte in assoluto dell’impianto e la sua modularità, rendono un impianto di Dissociazione Molecolare molto più versatile rispetto al classico Termovalorizzatore ovvero ad un Gassificatore; ciò può permettere la dislocazione di impianti Dissociazione Molecolare in più di un comprensorio nel territorio della Provincia di Perugia.
Alla luce delle considerazioni effettuate  - che, si ribadisce, poggiano solo ed esclusivamente su basi tecnico-scientifiche e non su posizioni “ideologiche” – e premesso che la via prioritaria da seguire riguardo allo smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani ed industriali è quello di un forte incremento della Raccolta Differenziata e del relativo riciclaggio, l’Italia dei Valori di Perugia, chiede alle forze politiche della maggioranza in Regione e al Comune di Perugia di valutare con attenzione le scelte che dovranno essere effettuate in merito alla tecnologia da adottare riguardo alla realizzazione di un Impianto di smaltimento e valorizzazione dei Rifiuti Solidi Urbani. 
Come conseguenza della scelta prioritaria verso la raccolta differenziata, affinché non accada che, nella gestione pratica del ciclo dei rifiuti, il gestore dell'impianto di dissociazione intensifichi la dissociazione a scapito della differenziazione, si ribadisce la necessità che si determini un contrasto di interessi tra queste due funzioni. La via più diretta, e che noi indichiamo come risolutiva, è che il gestore della fase di differenziazione sia distinto da quello della fase di dissociazione.
Infine, per la delicatezza del servizio fornito alla collettività e per il rischio che, se non condotta con una forte impronta etica rivolta al bene generale, la fase finale del ciclo dei rifiuti possa dare vita a comportamenti in grave contrasto con gli obiettivi dichiarati, è essenziale una forte e qualificata presenza del soggetto pubblico nelle stessa gestione dell'impianto. E' inoltre essenziale, e noi ne facciamo una questione dirimente, che, ove si ritenga necessario coinvolgere soggetti d'impresa privati nella gestione degli impianti, per dimostrate esigenze di produttività e di riduzione dei costi, si proceda alla individuazione del partner privato attraverso rigorose procedure ad evidenza pubblica.

Perugia, 9 Dicembre 2008

Il Presidente del Circolo Idv di Perugia



Stelvio Zecca

Inserito lunedì 22 dicembre 2008


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