22/11/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il patto di stabilità
Continuiamo a spendere milioni per quella fabbrica di San Pietro che è il ponte di Messina ma non siamo capaci di difenderci dalle piene del Tevere, compriamo aerei da guerra ma non rinnoviamo il parco macchine della polizia. Di tutte queste cose, si occupa il patto di Stabilità?

 

Stiamo assistendo con preoccupazione ai tagli del governo ai bilanci degli enti locali, comuni e province, e della stessa Regione. La cosa paradossale è che gli amministratori minacciano azioni di protesta mentre in parlamento gli stessi partiti ai quali appartengono questi amministratori votano con disciplina il provvedimenti di palazzo Chigi. Va bene l'autonomia tra i diversi livelli istituzionali, ma in questa storia c'è qualcosa di incomprensibile.
E' giusto e, soprattutto, è necessario tagliare i bilanci degli enti locali sino a costringerli alla paralisi? Ce lo dicano. Quando Romano Prodi doveva vedersela con la sua litigiosa coalizione alcuni partiti della sinistra scesero in piazza contro il governo del quale facevano parte. Quel modo di fare non aveva molto senso. Ma se oggi sindaci e presidenti di provincia non trovano più il modo di andare avanti dopo i tagli approvati dal parlamento e organizzano, con le loro fasce tricolori, manifestazioni di protesta contro chi protestano?
A Perugia c'è la provincia che non sa più cosa fare perché non conosce il suo futuro, le competenze e le risorse di cui potrà disporre. Così mette in vendita i suoi beni più importanti. Dicono che tutto nasce dal patto di stabilità che è una cosa che impone agli enti locali di non spendere anche quando in cassa ci sono dei fondi disponibili e nello stesso tempo di tagliare anche i fondi che non ci sono. Un cittadino comune queste cose non le capisce ma per questo ci sono gli amministratori pubblici, quelli che vengono eletti dalla gente che non capisce. Per far tornare i conti non c'è altro modo che vendere gli immobili degli enti locali. Tra questi ci sono le ville storiche più importanti dell'Umbria come villa Fidelia di Spello e villa Redenta di Spoleto che sono della provincia di Perugia. Ora, vendere una villa del cinquecento non è una cosa molto semplice. Infatti nessuno la compra per un sacco di motivi. Persino gli amministratori ammettono che villa Fidelia non si può vendere "perché ci sono vincoli della Sovrintendenza".  Infatti, chi mai comprerebbe un bene vincolato? Cioè, alla provincia hanno indetto un'asta per vendere un bene che non è vendibile e lo dicono pure. Il patto di stabilità ha un sacco di difetti ma la politica è strana assai. Tutti tagliano, nei ministeri, negli enti locali, nella sanità. Si tagliano anche gli stessi enti locali, tutti interi, come le province, anche se il decreto che le riduce corre verso la decadenza perché il parlamento non ha trovato ancora il tempo per esaminarlo, figuriamoci per approvarlo. Dove ci porteranno tutti questi sacrifici non lo sappiamo ancora, ma questo è.
Dentro le pieghe della cosiddetta austerità che dovrebbe portarci alla fine del tunnel per ora crescono disagio e povertà. Crediamo di andare avanti mentre scivoliamo indietro o forse stiamo semplicemente fermi, senza rendercene conto, in attesa della famosa luce, oltre il buco nero.
Mentre il disagio tra i lavoratori dipendenti e il ceto medio, soprattutto, cresce e cresce ancor di più tra i giovani e tutti coloro che non hanno il lavoro, mentre la società, insomma, si impoverisce, esplode la disperazione degli esclusi e di tutta una realtà sotterranea che non si mostra. L'ultima rapina violenta a Todi nella casa di due anziani, il furto al Cesvol di Perugia che è un centro per l'assistenza ai più deboli, il fenomeno del rubare pezzi di archeologia industriale a Terni, come al canale Velino, per rivenderli come ferri vecchi, ci dice che c'è un mondo di disperati, oltre che di poco di buono, che corrode come una talpa cieca e feroce la terra dove camminiamo. La terra, semplicemente. Così i confini della sicurezza si dilatano verso forme nuove e inaspettate. Da cosa dovremo difenderci in futuro e come rispondiamo di fronte a questa voragine sociale? L'avevamo un po' dimenticato questo problema della sicurezza così persi come siamo stati tra tutti questi termini inglesi che leggiamo sui giornali, dietro ai mercati e alle loro incomprensibili ragioni. Continuiamo a spendere milioni per quella fabbrica di San Pietro che è il ponte di Messina ma non siamo capaci di difenderci dalle piene del Tevere, compriamo aerei da guerra ma non rinnoviamo il parco macchine della polizia. Di tutte queste cose, si occupa il patto di Stabilità?
                                                                                                                                                                                                      renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 24 novembre 2012)



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 26 novembre 2012


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