11/12/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Sui rifiuti in Umbria siamo in una situazione di colpevole e rischioso stallo.
Occorre puntare immediatamente su riduzione e raccolta differenziata spinta a cominciare dall’organico.

 

“In Umbria sui rifiuti siamo in una situazione di colpevole e rischioso stallo – si legge in una nota di Legambiente Umbria  - occorre agire immediatamente per la  piena attuazione del  piano regionale dei rifiuti a cominciare dalla testa del problema, pianificando la prevenzione a monte e cioè evitando che i prodotti diventino rifiuti.  Per quello che riguarda il ciclo di gestione vero e proprio cominciamo col pianificare una raccolta differenziata spinta su tutto il territorio regionale, a cominciare dall’organico, coinvolgendo attivamente  i cittadini. In questo modo facilitiamo anche  le attività di quelle imprese che come GreenAsm S.r.l  (frutto di una alleanza tra TerniEnergia S.p.A. e ASM Terni S.p.A.) realizzando il biodigestore a Nera Montoro di Narni, dimostrano coi fatti,  che il riciclaggio dei rifiuti non solo fa bene all’ambiente, ma può diventare un pezzo importante della nostra economia, capace anche di creare profitti e nuovi posti di lavoro. A Nera Montoro il trattamento industriale della frazione organica del rifiuto post  raccolta differenziata servirà a produrre energia e compost.“

"Ma in Umbria purtroppo - continua l'associazione ambientalista - sono ancora in tanti a continuare a dibattere di rifiuti parlando esclusivamente della chiusura del ciclo, di discariche ed inceneritori, trascurando la valorizzazione delle filiere delle raccolte differenziate, del recupero di materia ed energetico che consentono di trasformare i rifiuti da problema ambientale in opportunità economica e industriale.”

Sarà per questo che, a parte qualche rara e meritevole eccezione, l’Umbria complessivamente è ben lontana da quel 65% previsto per legge alla fine del 2012, con il grave ritardo del territorio ternano, così come quello della Valle Umbra Sud (Spoleto e a Foligno) e con l’aggravante di una raccolta differenziata dell’organico che in tutta l’Umbria è gestita in modo approssimativo e inefficiente. Le misure di incentivazione e facilitazione per la prevenzione dei rifiuti devono essere assolutamente ampliate, aumentando da subito il numero delle  fontanelle per la distribuzione dell’acqua frizzante e i distributori di detersivi alla spina, che hanno incontrato il favore dei cittadini evidentemente molto  convinti della  necessità di ridurre rifiuti.  E sarà anche necessario intensificare i controlli, le verifiche e i monitoraggi del piano e del sistema di gestione del ciclo di rifiuti, che anche se fatti o programmati non sono serviti ad incrementare qualità e quantità di rifiuti differenziati.  Tutto questo con il risultato che la maggior parte di rifiuti prodotti continuano ad essere smaltiti in discarica, tutte per altro in via d’esaurimento. 

Non sarà forse che anche in Umbria si aggirano quei “poteri forti” e quei “comitati d’affari” interessati alla gestione di nuovi inceneritori dedicati (magari a patto che, come per le centrali nucleari, gli investimenti siano pubblici ed i profitti privati) ed alla gestione di discariche favoriti nella loro ricerca di “buoni affari” da quelle “emergenze” - che l’esperienza campana ha dimostrato spesso essere create ad arte - ed è sotto gli occhi di tutti che anche in Umbria c’è chi è sempre lì pronto ad agitare, alla prima occasione lo spettro delle strade invase dai rifiuti.

Non è forse vero che sono in tanti ad accarezzare l’idea di un ampliamento della discarica di Orvieto, il famigerato terzo calanco? La soluzione, quella della discarica, più facile e redditizia per costruttori e gestori ma la più disastrosa per l’ambiente, per le persone, per il paesaggio.

“Questa situazione di colpevole e rischioso stallo – conclude Legambiente Umbria -  impone un radicale ripensamento del governo dei rifiuti nella nostra regione secondo i criteri  già previsti nelle norme nazionali e nelle direttive dell’unione Europea e non ancora contemplati nell'attuale Piano dei Rifiuti. Occorre che tutti, amministrazione regionale e amministrazioni locali, forze politiche, associazioni, comitati, cittadini, siano disponibili a riaprire il confronto su una nuova proposta di gestione dei rifiuti che stabilisca prioritariamente misure di riduzione attraverso prevenzione, raccolta differenziata e riciclaggio con recupero di materia ed energia e poi individui ipotesi alternative all'incenerimento, senza escluderne in maniera pregiudiziale ed ideologica nessuna tra quelle che possono servire a non far costruire nuovi inceneritori dedicati ed a togliere l’alibi per qualsiasi emergenza vera o presunta. "

 

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Inserito lunedì 26 novembre 2012


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Commenti

Nome: Rolando Boco
Commento: Perché non si dice nome e cognome invece di continuare a fare le solite prose come la seguente? Non sarà forse che anche in Umbria si aggirano quei “poteri forti” e quei “comitati d’affari” interessati alla gestione di nuovi inceneritori dedicati (magari a patto che, come per le centrali nucleari, gli investimenti siano pubblici ed i profitti privati) ed alla gestione di discariche favoriti nella loro ricerca di “buoni affari” da quelle “emergenze” - che l’esperienza campana ha dimostrato spesso essere creata ad arte - ed è sotto gli occhi di tutti che anche in Umbria c’è chi è sempre lì pronto ad agitare, alla prima occasione, lo spettro delle strade invase dai rifiuti. Non è forse vero che sono in tanti ad accarezzare l’idea di un ampliamento della discarica di Orvieto, il famigerato terzo calanco? La soluzione, quella della discarica, più facile e redditizia per costruttori e gestori ma la più disastrosa per l’ambiente, per le persone, per il paesaggio.

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