22/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Via Tornetta, Italia
Ma quanto valgono le mura senza vita di via Tornetta e quanto vale uno spazio collettivo al centro di un pezzo di città che rischia di spegnersi?

                                                      

Via Tornetta non è propriamente una via e neanche una semplice traversa, l'ultima, di via della Sposa. E' una piccola appendice del quartiere storico di Porta Santa Susanna, l'ultimo diaframma tra la parte antica della città, sopra le mura ormai scomparse, e la città cresciuta dopo l'unità d'Italia, più in basso e lungo la prima circonvallazione che oggi si chiama viale Pellini. Sta lì, come a sorreggere quel versante così delicato del colle perugino che ruota attorno a San Francesco al Prato. Per arrivarci, scendendo da corso Vannucci e poi lungo via dei Priori, si deve passare sotto quello splendido arco di trionfo che è la porta Trasimena e poi prendere a sinistra. Via della Sposa ormai è solo un augurio, anche se qui si parla di una giovane abbandonata dopo le nozze, perché le famiglie di questa zona della città sono assai scarse così come i negozi e i ristoranti, come succede in tutte quelle vie  che restano marginali rispetto al naturale fluire della mobilità cittadina, compresa quella pedonale. Ci si arriva, insomma, solo per caso. Via Tornetta sta in fondo a questa strada tutta in discesa e la si deve cercare perché si deve tenere la sinistra, rasentare i muri delle case, e non lasciare il marciapiede che poi volta in piano, quasi in modo inaspettato. Qui, dall'altra parte della strada, anche la chiesa ha chiuso i battenti, come un negozio qualsiasi.
In via Tornetta si va ormai da diverso tempo solo per via del circolo che è lì dal 1978 e che è gestito dall'associazione "Porta Santa Susanna". A Perugia, per parlare dell'attività culturale di questa associazione non si devono spendere molte parole perché la conoscono tutti. Forse è l'unica associazione che appartiene così profondamente al suo borgo e che parla a tutta la città. Uno dei  suoi sostenitori più illustri è stato il professor Roberto Abbondanza ed anche Raffaele Rossi andava volentieri per partecipare a qualche conferenza storica, così come Claudio Spinelli con le sue poesie perugine. Queste persone che sono parte della storia contemporanea di Perugia non ci sono più ma, per dire, ieri si è parlato di Todi e dei Monti Martani. La vita continua, e non solo con le conferenze, ma con le assemblee popolari, con l'attività e la frequentazione delle persone che si ritrovano in quelle sale nel tempo libero. Un posto così, se non ci fosse, si dovrebbe inventarlo perché appare come un'isola di vitalità e di freschezza in una città che rischia di veder rinsecchire, dietro mille problemi, la sua vitalità sociale.
Ora via Tornetta, un pezzo invisibile della nostra Italia di oggi, rischia di chiudere così come succede persino alla sua chiesa vicina. La ragione non è nuova, anche se risponde a logiche figlie dei giorni  nostri e molto legate alla vita agra delle istituzioni pubbliche. La proprietà dei locali restaurati quando queste stesse istituzioni vivevano in un'altra epoca geologica, e cioè trenta anni fa, il tempo o poco più di una generazione, è della Provincia e concessa in affitto al Comune di Perugia. Al giorno d'oggi non si restaurano più i palazzi storici che sono di tutti, cioè degli enti locali ma, al contrario, si vendono per ragioni, dicono, di bilancio e di compatibilità finanziarie imposte dal governo. Il fatto è che la Provincia vende un complesso dove ha operato a lungo l'ex Crued, la società di informatica della Regione, e l'Università dei sapori che si è trasferita da non molto nella campagna di Montebello. Lavoro qualificato, vitalità sociale, creatività culturali lasciano il centro storico a dispetto dei suoi dottori immaginari, dei suoi innumerevoli difensori fasulli. La verità è che ci sono da riempire gli spazi vuoti che non trovano acquirenti nella città nuova e sino a quando non si sarà saziata la bulimia da cemento delle mille periferie urbane non ci sarà futuro per il centro storico. Anche per questo l'associazione di Porta Santa Susanna dovrà lasciare il posto a futuri compratori, se qualcuno si farà vivo dopo il deserto della prima asta. La seconda è per lunedì prossimo.
Via Tornetta muore perché certe logiche finanziarie che la gente, dicono, non capisce, non si possono ignorare. Ma quanto valgono le mura senza vita di via Tornetta e quanto vale uno spazio collettivo al centro di un pezzo di città che rischia di spegnersi? Mettano sulla bilancia queste due voci e poi guardino da quale parte pende il piatto. La Provincia di Perugia che da un sacco di tempo ha abbandonato la città antica per pagare l'affitto per i suoi uffici in periferia, così come tutti gli altri enti locali, provi a tornare nelle stanze di sua proprietà in via Tornetta e lasci vivere l'associazione che consente alla città di parlare e di incontrarsi. Se lo farà, potrà vedere che il suo bilancio tornerà, come per incanto, in pareggio. 
                                                                                                                                                                                                  renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 1 dicembre 2012)        
 



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 5 dicembre 2012


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Commenti

Nome: angela cataliotti
Commento: Nel 97, quando lavoravo al CRUED, la Provincia ci mandò via perché quei locali di via Tornetta le servivano. Oggi Webred (ex CRUED), società della Regione Umbria, paga l'affitto per la sede di via XX settembre e la Provincia si vuole disfare di via Tornetta. Forse tra gli sprechi da tagliare andrebbero considerati anche i costi evitabili delle società a partecipazione/controllo pubblico.

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