19/07/2019
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Il sistema sanitario è a rischio?
Risposta al Governo

Perugia, 28 novembre 2012

 

LettereRiformiste rivendica l’eccellenza – internazionalmente riconosciuta - del sistema sanitario pubblico italiano come pilastro di un Welfare che una drammatica congiuntura economica destinata a durare chiede di rafforzare non solo per il benessere delle popolazioni ma anche per la sostenibilità della spesa.

 

Il rafforzamento del Welfare nel sistema sanitario pubblico richiede interventi prioritari sul Servizio Sanitario Nazionale e regionale a cominciare da una distinzione netta tra il servizio pubblico delineato dalla legge di riforma del 1978, a carattere universale e finanziariamente sostenuto attraverso la fiscalità generale, e l’iniziativa privata costituzionalmente garantita e da ammettere ma senza i privilegi di cui attualmente gode in una linea di tendenza decisamente incrementale.

 

Il discorso riguarda in particolare la spesa corrente, che va ricondotta alla finalità di un servizio pubblico equilibrato ed efficiente, al riparo da sprechi che ne limitano o appesantiscono la gestione per due scelte che vanno corrette: in via primaria il sottofinanziamento dell’assistenza sanitaria di base, territoriale ed extraospedaliera, da sostenere anche con una ricerca scientifica orientata alla salute e alla prevenzione; e in via derivata l’espansione di un’organizzazione ospedaliera che – non coordinata con l’assistenza di base – lasciano intatte le sacche di inefficienza e gli sprechi delle risorse che rendono difficile l’assistenza sanitaria e sono causa di ulteriore sofferenza per chi ne ha bisogno.

 

Entrambe le linee presuppongono l’innalzamento del ruolo del medico di medicina generale inserito in un distretto di base organizzato come fulcro di razionalizzazione della spesa sanitaria, e come nucleo di partecipazione della popolazione per il controllo sulla sostenibilità di una spesa che pur attestandosi nel confronto europeo e mondiale su valori percentualmente bassi del Pil, con risultati eccellenti sul piano della salute, si rivela nei fatti incapace di contrastare le nuove tendenze della transizione epidemiologica, obiettivo primario della politica sanitaria degli anni 2000 in un paese caratterizzato in termini positivi dall’invecchiamento della popolazione e in termini critici dall’allargamento dell’area del bisogno dei settori deboli della popolazione, residente ed immigrati.

 

Per quanto riguarda gli investimenti, settore dove maggiormente si fanno sentire gli squilibri territoriali e scientifici del sistema sanitario, occorre fissare centralmente e regionalmente le priorità degli interventi dell’iniziativa privata, che non sono conflittuali in linea di principio con la natura pubblica della sanità nazionale a condizione che venga evitato il prevalere degli interessi privati nell’impiego delle risorse con conseguente subordinazione della politica sanitaria a scelte “viziose” nel campo dell’edilizia ospedaliera e delle connesse tecnologie “pesanti” la cui espansione incontrollata, questa sì, può mettere a rischio la sostenibilità del sistema

 

LettereRiformiste

In collaborazione con Guido Guarnieri e Marco Petrella

 

 



dalla rivista LettereRiformiste

Inserito mercoledì 5 dicembre 2012


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