22/01/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Gli occhi di Santa Lucia
Santa Lucia: i suoi occhi, la festa, i doni per i bambini

 

Se gli attributi quali gli Occhi su un piatto ed il Giglio sono evidenti, perplesso resto sugli altri due citati, ossia la Palma e il Libro del Vangelo (me lo conferma il Bambini?).

Lucia è la santa che protegge la vista e gli occhi. Popolarissima anche in Umbria, scrive Graziano Vinti, veniva invocata per la cura con rituali tiritere e filastrocche; per esempio:

Santa Lucia se c’è ‘na spina buttela via!
Santa Lucia, passa per casa mia co ‘na rama de finocchio e spazzame l’occhio!

Poi si soffiava o si sputava nell’occhio malato. Perché il finocchio? Beh, sembra, e lo scrisse pure Plinio nella sua Historia naturalis, che il finocchio facesse bene alla vista; veniva infatti mangiato dai serpenti per schiarirsi la vista!
Santa Lucia, che secondo la leggenda, fu martirizzata tramite torture e mutilazioni – da cui e per cui divenne cieca? -, nell’iconografia tradizionale viene rappresentata con un vassoio dove sono appoggiati i suoi bulbi oculari a suggerire la connessione fra le parole lucia – lux – luce. Luce evocata, leggo sempre in “I racconti del focolare” di G. Vinti, per la ali&no EDITRICE, anche per il giorno dedicato alla santa, il 13 dicembre, che, secondo un famoso detto sarebbe «il giorno più corto che ci sia»! [altri preferiscono «Santa Lucia, la notte più lunga che ci sia»]. Ed è proprio così, ma non oggi, bensì secoli addietro (prima del 1582, sembra), quando il giorno dedicato a questa santa cadeva il 22 dicembre, la notte più lunga, appunto; dal giorno dopo sarà un progressivo allungarsi della luce…! Questo allorquando al Calendario giuliano subentrò quello gregoriano.

L’occhio di Santa Lucia è uno degli amuleti forse più popolari contro il malocchio (mal’occhio). Gli si associa il potere di “occhio buono” e protettivo ossia capace di bloccare ogni altro “occhio malevolo”. Ma oltre a combattere il malocchio, questo opercolo di un mollusco marino avrebbe anche il benefico potere contro le malattie degli occhi, in particolare la cataratta.

Un’altra leggenda – e se fosse la vera storia? - racconta che grazie alle numerose preghiere rivolte a Maria, una giovane, Lucia, riuscì a ottenere la miracolosa guarigione della madre, affetta da una malattia incurabile (sempre agli occhi?; questo non si sa). La giovane figlia strappò così i propri occhi e li gettò in mare per allontanare i suoi pretendenti e non essere distolta dalla fede. Maria le donò allora un paio d’occhi più belli per premiare la sua devozione.
Una diversificata versione sempre leggendaria dice che la giovane Lucia fece innamorare un ragazzo che, abbagliato dalla bellezza dei suoi occhi, alla stessa li chiese in regalo. Lucia acconsente al regalo, ma gli occhi miracolosamente le ricrescono e ancora assai più belli di prima. Il ragazzo chiede in regalo anche questi, ma la giovane rifiuta; il ragazzo allora la uccide con un coltello nel cuore. Si salveranno soltanto gli occhi che andranno a proteggere in eterno la bella conchiglia Atraea? Se così fosse ecco perché l’opercolo del mollusco Astraea, il “turbo”, simboleggi l’occhio di Santa Lucia.

Molti, soprattutto le donne – io non lo conoscevo sino alla vacanza cretese sulle spiagge di Elafonissi, quando Giovanna ne trovò uno e me lo fece vedere e capire -, sanno di questo “gioiello del mare” che viene spesso utilizzato per fare ciondoli per collane, orecchini o altre cose di gioielleria semplici e naturali. Cos’è quest’occhio miracoloso? Ci sono, o v’erano, molte credenze. Chi diceva che fosse l’osso di un pesce raro, chi che si trattasse di sabbia compressa dal moto ondoso, chi… Di fatto l’occhio di Santa Lucia altro non è che l’opercolo di un mollusco, la conchiglia Astraea rugosa, un Turbinide a forma di trottola (dal latino, appunto, turbo).
L’Astraea rugosa è chiamata così anche “trottola rugosa” per la sua conchiglia grande a forma di trottola: è larga oltre 5 cm; vive a profondità di 20 – 40 m, in fondali rocciosi ove si nutre di alghe, ed è assai comune nei nostri mari. Negli esemplari giovani la conchiglia presenta delle spine pronunciate. Ha un colorazione beige, e il margine dell’asse è rosso-arancione. L’opercolo calcareo, a forma di occhio, è appunto detto occhio di Santa Lucia. Il nostro mollusco secerne, oltre alla conchiglia che rappresenta la sua abitazione e la sua protezione, un opercolo calcareo, ricoperto di uno strato corneo, che utilizza come “porta di casa” quando si ritira completamente all’interno del guscio. L’occhio ha una colorazione solitamente intensa e assai bella: può variare dall’arancio al rossiccio, al bruno – di fatto è rosso vivo se viene prelevato dal mollusco ancora vitale, mentre ha un colore rosa spento se è stato raccolto sulla spiaggia dopo aver subito l’usura della sabbia e del mare. La forma è tondeggiante – ellittica, spiralata piatta e bianca nel lato unito all’animale, convessa e colorata quella esterna. Le dimensioni variano da 4 mm a oltre 1 cm.
Se andate a Elafonissi, a Creta, sulle sue spiagge sul Mar Libico, ed in particolare nella bella e tranquilla spiaggia dei cedri, tra dune cespugli e vegetazione marina, nei pressi della battigia i vostri occhi guardando a terra non potranno non essere attratti dalla lucentezza di altri occhi, gli occhi di Santa Lucia, qui numerosi e stimolanti. Cercateli, trovateli, accarezzateli, apprezzateli, conservateli.

La storia di questa santa predice le leggende che sorsero successivamente nel corso dei secoli; si è nel III - IV secolo d. C., in Sicilia orientale, ai tempi dell’imperatore Diocleziano, e le persecuzioni dei cristiani sono continue. La medesima sorte toccherà a Lucia che grazie ad una guarigione quasi miracolosa della propria madre (Eutichia), pubblicamente professa la sua fede. Verrà condannata a morte; perderà prima la vista? Non sappiamo. Resta la bellezza dei suoi occhi, degli occhi di Santa Lucia (pensate che l’Alighieri, nel Purgatorio IX, 61-63 riporta: « Qui ti posò ma pria mi dimostraro / li occhi suoi belli quella intrata aperta: / poi ella e ‘l sonno ad una se n’andaro »). E lo sapevate che il Caravaggio dipinse il Seppellimento di Santa Lucia?!

Dal regalo degli occhi, allora, al regalo, ai regali ai bambini nel giorno più corto dell’anno (ma non il 13, come detto, bensì il 22 dicembre; ma poco importa ora): i doni di Santa Lucia di Siracusa. Dal momento che quella data coincideva con il solstizio d’inverno, la gente, allora, usava scambiarsi doni augurali in vista della nuova stagione. Ma vi è chi dice che la Santa, per vivere più coerentemente lo spirito del vangelo, avesse distribuito tutti i suoi beni ai poveri di Siracusa; ecco quindi…
Una tradizione, corroborata da un evento storico, ci porta al XIII secolo, allorché si diffuse a Verona una pericolosa malattia agli occhi che colpiva soprattutto i bambini. Genitori e familiari invocarono l’intervento di Santa Lucia, protettrice, già, della vista, per far cessare l’epidemia, promettendo con un voto di portare ogni 13 dicembre (ma prima sarebbe dovuto essere il 22; chissà) i loro figli in pellegrinaggio a piedi scalzi alla sua chiesa (oggi la chiesa di S. Lucia a Verona non esiste più). Così avvenne. Ma! Ma la stagione fredda non invogliava certo ad una passeggiata a piedi nudi e non era facile convincere i bambini a lasciare scarpe e calze a casa. Ma l’arguzia dei genitori superava la ritrosia dei figli con la  promessa che S. Lucia avrebbe riempito scarpe e calze di doni e di dolciumi! Infatti una filastrocca recita:

“Santa Lussia, mama mia
porta conse in scarpa mia,
se la mama no gh’in mete
reste ude le scarpete
s’el bupà no’ ghe ne porta
resta ‘uda anca la sporta”

A partire poi dal XIV secolo l’usanza si estese alle città dominate dagli Scaligeri ed ebbe ulteriore impulso dal XV secolo quando i Veneziani, inclusa Verona nella Repubblica Veneta, estesero via via il loro dominio ad altre città, diffondendo le tradizioni oltre i confini della Repubblica stessa. Ancora oggi sono diverse le zone del nord Italia in cui è viva questa usanza, così come alcune aree dell’Austria e della allora Cecoslovacchia (e così, chissà mai come vi arrivò, in Svezia e Danimarca, ove la Santa viene festeggiata con la scelta di una ragazza che la raffiguri e in corteo con altre ragazze porta doni ai bambini). I “doni di S. Lucia” sono tuttora offerti in Trentino, in provincia di Udine, a Cremona, Mantova, Bergamo, Lodi, a Piacenza, Parma e Reggio nell’Emilia, e forse anche altrove; anzi: sono tante dal nord al sud, all’isola siciliana, le città e i paesi in cui si festeggia santa Lucia.


2012



Daniele Crotti

Inserito martedì 11 dicembre 2012


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