16/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Cani e gatti
Forse questo ritorno impossibile nei luoghi della gioventù riflette l'insicurezza che ci trasmette il mondo di oggi e il bisogno di rinchiuderci in casa, come i gatti che hanno abbandonato gli spazi infiniti dei tetti...

Basta fare quattro passi per accorgersi che ci sono in giro sempre meno passeggini con i bambini dentro e davanti, a spingere, un genitore o qualche nonno. In compenso la città è piena di persone che portano a spasso il proprio cane. Facciamo meno figli e cerchiamo compagnia in un altro modo. I cani servono  per andare a caccia o far la guardia alla casa ma ancor di più per allargare la cerchia famigliare. Sono diventati, prima di tutto, come si dice, animali da compagnia. Non è la loro utilità, il loro ruolo servile che ci interessa ma altre cose. Il cane ci costringe a camminare almeno una volta al giorno, di buon passo, come ci consiglia il dottore, e persino a parlare senza peraltro essere contraddetti. Comunque, non sempre gli animali sostituiscono i bambini. Spesso gli animali arrivano in casa perché i bambini si divertano e trovino nelle loro forme curiose la riproposizione di un mondo fantastico e i personaggi delle loro favole. Giocare con un animale significa misurare su di un altro livello le proprie capacità motorie e accorgersi più in fretta dei propri limiti, significa comunicare con un altro linguaggio e scoprire la propria diversità.
I cani che passeggiano sui marciapiedi con i loro padroni, sono sempre più numerosi e spesso ce ne accorgiamo dallo stato di questi marciapiedi perché dobbiamo guardare con attenzione dove mettiamo i piedi. Con le loro quattro zampe e i segni spiacevoli del loro passaggio sono diventati una delle presenze costanti della nostra città.
E i gatti? beh, i gatti ci sono sempre stati, solo che non si vedono. Le loro abitudini hanno seguito il mutare della città. Nel vecchio centro di una volta con poche auto e molto silenzio i gatti vivevano la loro vita tranquilla. Il traffico e il rumore li ha costretti a restare in casa. A Perugia c'è persino una Via dei Gatti, che è una traversa stretta e quasi dimenticata di via dei Priori. Pare fosse una via che restava chiusa per gran parte della giornata e ogni tanto riaperta perché nessuno potesse disturbare. Una via tutta per loro. I gatti a Perugia sono stati i colonizzatori degli angoli, delle scale, delle cantine nelle vie antiche e, soprattutto, dei tetti. Sui coppi coperti di muschio si possono fare delle lunghe passeggiate perché le case stanno strette, come a sostenersi, le une alle altre. Capitava, talvolta, che una gattina uscisse illibata e tornasse incinta perché i tetti della vecchia Perugia erano vivi così come le strade, in basso. I gatti erano gli unici animali, a parte i piccioni, si capisce, capaci di scendere e salire dai marciapiedi alle grondaie seguendo percorsi misteriosi e impossibili. La scomparsa dei gatti dai tetti è uno dei segnali della crisi della città antica e della scomparsa da interi isolati delle famiglie.
Oggi la città vive oltre le vecchie mura ed è diventata molto grande. Per i cani cambia poco perché loro restano indifferenti al logorio della vita moderna e dei suoi innumerevoli pericoli, ma i gatti sono legati alle dimensioni di un borgo o di un piccolo paese, ai ritmi di un mondo che non c'è più. Per questo i padroni dei nostri marciapiedi sono diventati i loro storici nemici, i cani.
Queste consuete rivalità tra cane e gatto così come le mille diversità che si muovono e si incontrano nelle nostre strade e che rappresentano la grande rivoluzione sociale del nostro tempo parlano alla nostra insoddisfatta ricerca di un modello di vita ideale, di un luogo che abbia un senso e che possiamo riconoscere come un orizzonte famigliare. E' questa ricerca insoddisfatta che ci ha fatto scegliere la città contemporanea e le sue comodità. Poi, ogni tanto, torniamo in quella vecchia a cercare ciò che abbiamo perso. Senza più ritrovarlo. Talvolta si cerca di organizzare feste dal sapore paesano nei borghi della città antica. Per rianimarla, dicono, come si trattasse di un piccolo paese sperduto. Chissà se questo sogno della piccola patria servirà a risolvere le contraddizioni del nostro modo di vivere nella grande città che abbiamo costruito. Forse questo ritorno impossibile nei luoghi della  gioventù riflette l'insicurezza che ci trasmette il mondo di oggi e il bisogno di rinchiuderci in casa, come i gatti che hanno abbandonato gli spazi infiniti dei tetti e perso così anche la padronanza delle vie fatte a loro misura.
                                                                                                                                                                       renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 15 dicembre 2012)  



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 19 dicembre 2012


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