24/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

Home >> Canoni acqua e cave: persa un'occasione

Canoni acqua e cave: persa un'occasione
Assurdo che mentre i cittadini sopportano l'aumento di accise e Imu non si possano innalzare i canoni irrisori pagati dalle multinazionali dell'acqua e dai cavatori

“E' necessario destinare i proventi a un fondo di solidarietà per le famiglie colpite da inquinamento dei pozzi e per moltiplicare le fontanelle di acqua pubblica”.

“E' assurdo che, in un periodo in cui i cittadini vengono vessati con aumenti delle accise e con aliquote Imu insopportabili, sembri impossibile anche solo sfiorare le multinazionali dell'imbottigliamento delle acque minerali o i cavatori che già tanti affari hanno fatto grazie ai beni comuni messi a disposizione gratuitamente o a costi irrisori dalla nostra Regione. Chiedere di aumentare da 1 a 2 millesimi di euro per litro i canoni di imbottigliamento delle acque minerali e a pochi centesimi di euro i canoni derivanti da cave non arrecherebbe certamente danno alle aziende e consentirebbe alla nostra Regione di poter far conto su un gruzzoletto di risorse fresche da destinare a un fondo di solidarietà per chi è colpito da disastri ambientali o per moltiplicare le fontanelle di acqua pubblica”. Con queste parole Oliviero Dottorini commenta la decisione di non ammettere alla votazione l'emendamento relativo al raddoppio dei canoni di concessione per il prelievo di acque minerali e per le attività di cava e miniera.
"Con la scusa di tecnicismi che a noi risultano incomprensibili – aggiunge Dottorini - si è persa ancora una volta l'occasione di adottare un provvedimento ispirato all'equità redistributiva. Diciamo fin da ora che il nostro gruppo ripresenterà pari pari in occasione della discussione della manovra di Bilancio 2013 l'emendamento non ammesso oggiAggiungi un appuntamento per oggi al voto. Vedremo se anche in quella occasione si tenterà di evitare il confronto politico accampando l'ennesima scusa. La nostra - spiega Dottorini - è una proposta seria e di buon senso. Si tratta semplicemente di portare i canoni pagati dalle multinazionali che operano in Umbria da 1 a 2 millesimi di euro al litro e raddoppiare gli irrisori canoni di concessione per le attività estrattive. Con questo provvedimento, che inciderebbe in misura minima sui bilanci di tali aziende, la Regione avrebbe a disposizione circa 1,5 milioni di euro con i quali si potrebbero sostenere diversi interventi, a iniziare dalla costituzione di un fondo di solidarietà per quelle famiglie che, come nel caso di Riosecco, Trestina e Case Bruciate, hanno subito un inquinamento da trielina dei propri pozzi e si vedono costrette a consumare acqua minerale o a fare un allaccio oneroso all'acquedotto pubblico. Queste famiglie non possono utilizzare la propria acqua e si vedono costrette ad acquistarla proprio dalle stesse multinazionali che la prelevano dai nostri territori pagando cifre irrisorie. Basti considerare che regioni come il Veneto, il Lazio e la Toscana hanno canoni di imbottigliamento di tre volte superiori al nostro e che in media il costo dei canoni rappresenta circa lo 0,5 per cento del prezzo di vendita finale della stessa acqua".
"Ci è stato detto che la sede opportuna per discutere questa proposta coincide con l'analisi in aula della manovra di Bilancio. Per questo ci impegniamo sin da ora a ripresentare lo stesso emendamento in quella sede, con la speranza che la Giunta e le forze politiche presenti in Consiglio regionale dimostrino la necessaria serietà e lungimiranza per approvarlo".



Oliviero Dottorini

Inserito sabato 22 dicembre 2012


Redazione "La Tramontana"- e-mail info@latramontanaperugia.it
Sei la visitatrice / il visitatore n: 4550735