19/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il centro e la sinistra
Si potrebbe pensare che questo ritorno sia una specie di risarcimento per quando la sede della Cgil fu portata lontana dal centro

La Cgil ha aperto un ufficio piccolo ma molto suggestivo nel cuore della città, tra Maestà delle volte, una delle meraviglie perugine, e via Ritorta bella e perduta per via di un abbandono non più sopportabile. Da questo ufficio si riesce a vedere il duomo e, con un po' di sforzo, persino un pezzettino della Fontana maggiore, gli studenti della vicina facoltà di lettere che passano durante il giorno e, nello stesso tempo, la vita notturna sulle scalette di San Lorenzo, i vari personaggi che si aggirano attorno ai loro traffici, tutto il meglio e il peggio di questa città fatta di luci e di ombre.
Ci saranno utili quegli uffici? Vedremo, ma intanto è importante che ci siano e che, anzi, si sia tornati ad aprire le porte sulla città antica, sul centro. La Cgil è un sindacato importante, non certo una piccola associazione, perché la sua è una storia molto lunga che ha cambiato nel profondo la qualità sociale di questa regione. Basti pensare al movimento dei mezzadri, alle lotte nelle fabbriche tessili, meccaniche, alimentari di questa parte dell'Umbria.
Si potrebbe pensare che questo ritorno sia motivato da una specie di senso di colpa, alla necessità di offrire una specie di risarcimento per una scelta di diversi anni fa, quando la sua sede fu portata lontana dal centro, al Belocchio, tra via Sicilia e via Pievaiola, in quella che appariva come la nuova zona di espansione di Perugia, al seguito di tanti altri uffici direzionali, di partiti, associazioni di categoria, istituzioni ed enti locali. Era, quella, la Perugia che scopriva l'agio offerto dagli spazi nella parte più moderna della città e che si allontanava senza rimpianti dal centro vecchio e scomodo. La prima sede della Cgil, pochi giorni dopo il 20 giugno del '44, si trovava in viale Indipendenza, poco sotto il Brufani.
Questa storia del rapporto tra il centro della città e la sinistra è sempre stata piuttosto complessa. C'è stato un tempo, negli anni settanta, nel corso del quale quasi tutti i dirigenti del Pci, tra cui molti amministratori del comune, costruivano le loro residenze sulle pendici del colle di Lacugnana, tanto che gli avversari politici finirono per chiamare quel colle di fronte a Perugia il Cremlino, la fortezza rossa.
Quella scelta finì con l'assumere un innegabile valore simbolico. Poi, un po' più a nord, verso Corciano, arrivò la piscina, il parco, le prime villette a schiera. Sembrava quasi che la sinistra non si trovasse a proprio agio nella borghese Perugia del centro, anche se l'espansione della città era un'esigenza obiettiva dovuta prima alla fuga dalla campagne dei mezzadri e poi dall'arrivo della nuova burocrazia al seguito della Regione. I risultati di questa espansione frettolosa non saranno entusiasmanti così come non lo saranno quelli degli anni più recenti. Difficile dire chi ha fatto peggio e in quale periodo. Tuttavia in quegli stessi anni settanta e poi ancora oltre, la sinistra non rinunciò a misurarsi con i problemi del centro storico e con i primi allarmanti segnali dello spopolamento. Anzi, di fronte all'immobilismo delle vecchie classi possidenti, la sinistra rappresentò una forza di innovazione quando, nel '71, si creò l'isola pedonale in corso Vannucci e si affrontò per la prima volta il nodo del traffico e della sosta nel colle e fin giù, verso Fontivegge. Poi arriveranno le scale mobili e i parcheggi a corona accolti peraltro con freddezza e persino con ostilità da una parte non secondaria della città. Quella spinta verso il nuovo non ha avuto però la capacità di impedire il declino che comincerà a manifestarsi tra gli anni ottanta egli anni novanta. Il progetto, se mai c'è stato, si è arenato quando si trattò di misurarsi più in profondità con i problemi di un centro storico come quello di Perugia, di capire i mutamenti culturali, le questioni sociali, e di governare, soprattutto, il rapporto sconvolgente tra il centro e la periferia, tra l'antico e il nuovo, tra il centro che perdeva residenza e funzioni direzionali e la periferia che si espandeva lungo le vie regali e nei mille anfratti del territorio perugino. Così sono cresciute nuove occasioni di rendita e golose opportunità per la speculazione immobiliare. Ed è qui che si perde anche la spinta innovatrice della sinistra e si finisce in quel magma indistinto e trasversale fatto di molti vizi privati e poche virtù pubbliche dal quale l'Augusta Perusia non riesce ancora a uscire.
                                                                                                                                                                                        renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 22 dicembre 2012) 



Renzo Massarelli

Inserito venerdì 28 dicembre 2012


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