21/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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I quartieri satellite
Il sogno di ricreare in qualche altra parte la vivibilità perduta della città antica si è spento dietro troppi fallimenti

                                              

Fontivegge e Monteluce non hanno proprio nulla in comune. Fontivegge si trova ai piedi del colle perugino in quella terra di nessuno che non è più città e non è ancora campagna, né su un'altura né sul piano, ma a mezza costa e quasi senz'aria e senza luce dopo l'arrivo dei tanti palazzi che avrebbero dovuto dar colore alla città bassa e a una nuova idea urbanistica.
Monteluce ha fatto parte della storia della città anche quando era solo un colle a due passi da Porta Sole e dall'ultima propaggine delle mura che sono ancora lì, a proteggerla dai venti del nord. Ora che l'ospedale ha abbandonato i viali alberati che scendono in basso, verso Santa Margherita, Monteluce cerca una nuova identità sperando che funzioni il progetto di urbanizzazione della vecchia area spogliata ormai dai reparti nei quali hanno vissuto per oltre un secolo le strutture e le professionalità della sanità perugina. 
Sul rilancio di un quartiere che non è mai diventato tale, come Fontivegge, e sulla  creazione di un quartiere tutto nuovo, a Monteluce, si gioca una parte rilevante del futuro di una città come Perugia. Per questo il comune si è mosso per ottenere finanziamenti pubblici e chiudere al meglio queste due pagine aperte. Per ora, però, dal governo, nell'ambito dei finanziamenti per il Piano città, non arriverà una lira. Progetto poco innovativo e tutto incentrato sulla tradizionale edilizia.
 Fontivegge, con il suo centro direzionale, sta li da quasi un trentennio, il tempo di una generazione, ma sta lì in perenne attesa, come se non fosse mai diventato adulto e poi, all'improvviso, invecchiato senza rimedio. Il progetto di Aldo Rossi è restato incompiuto mentre, attorno, le attività commerciali languono e il cemento gettato in ogni angolo possibile resta infecondo con migliaia di metri cubi vuoti.
Completare il progetto di Aldo Rossi o salvare almeno quel che ne resta significa sistemare ancora molte cose ma, certo, l'interesse è piuttosto concentrato sull'ala incompiuta del complesso edilizio che corre lungo via Angeloni, il famoso "steccone", che servirebbe a chiudere il disegno della piazza del Bacio. Qui dovrebbero trovar posto uffici comunali ora dispersi nella città, compresi quelli dei vigili urbani.
Questi propositi, se ci fosse stata la possibilità di mettere insieme fondi statali e fondi privati, sembrano ragionevoli. Se quello è il disegno, perché non realizzarlo compiutamente? Aldo Rossi quando disegnò i suoi palazzi post moderni non aveva però ancora davanti agli occhi quello che sarebbe poi cresciuto attorno al suo progetto. Oggi è tutto diverso. Caricare di altre funzioni direzionali un'area già soffocata dal traffico e da una cementificazione pesantissima può rappresentare una scommessa dagli esiti molto pericolosi. Se si vuol risanare e, ancor meglio, rilanciare un quartiere come questo, di sicuro non si dovrebbe cominciare con lo steccone. I problemi più rilevanti di Fontivegge sono rimasti nascosti dentro un impasto melmoso dove scelte urbanistiche discutibili hanno prodotto disagio sociale, criminalità, declino. Il fatto è che i centri direzionali ricchi di uffici e poveri di residenza la sera restano vuoti. Con il tempo la perfezione geometrica figlia degli archetipi del disegno classico del centro direzionale di Fontivegge guarda sgomenta la propria solitudine e il proprio fallimento che non è solo urbanistico, ma culturale e sociale. Attorno ai palazzi di Aldo Rossi e della grassa imprenditoria dell'edilizia di una lunga stagione corre, come attorno a una gigantesca rotonda autostradale, il traffico più implacabile di tutta la città isolando ancor di più un centro che doveva parlare alla città e che è finito soffocato e privo di linguaggio nel luogo più caotico di Perugia. Da allora, cioè dagli anni ottanta, la città ha visto crescere tanti altri quartieri satellite. Il sogno di ricreare in qualche altra parte la vivibilità perduta della città antica si è spento dietro troppi fallimenti. Ora c'è questa occasione di Monteluce, un quartiere che nasce in una posizione splendida, in alto, davanti alla pianura umbra e accanto ai campanili, le porte e le mura della storia perugina. Non costruiamo un altro quartiere satellite e non facciamolo invecchiare prima che diventi adulto.
                                                                                                                                                                                               renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 19 gennaio 2013)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 22 gennaio 2013


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