26/05/2019
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No all'intervento in Mali
Tre interventi contro la guerra di potenza in Mali

Continuano le prese di posizione contro l'intervento militare in nord Mali, e contro il coinvolgimento dell'Italia in una operazione di repressione che ignora la presenza dei civili. Ne segnaliamo tre:

 “L’Italia ripudia la guerra”

Obiettivo non dichiarato è il controllo diretto dell’Algeria e delle sue risorse energetiche
Eccoci, ancora noi a difendere un’altra democrazia. Ma c’è ancora qualcuno che crede veramente che l’operazione dei Francesi in Mali sia a sostegno della democrazia? O crediamo alla necessità di salvaguardare la sicurezza della regione? Eppure le conseguenze, e le motivazioni, di tutte le ultime guerre ed interventi “cosiddetti umanitari” a difesa della democrazia e contro il terrorismo sono così vicini nel tempo (qualcosa ancora in corso) che non possiamo essercene dimenticati. Che altro vogliamo vedere per capire che sono solo gli interessi economici e di potere del mondo occidentale a dettare interventi e non interventi, a destare o meno interesse. Il “pericolo islamista” è un’ottima bandiera dietro cui nascondere le solite mire egemoniche dell’occidente.
In questo caso, la Francia in Mali, è necessario invece parlare degli interessi economici e strategici in ballo nella regione saheliana, in particolare le riserve d’uranio e la contesa della supremazia rispetto alla Cina. Obiettivo non dichiarato è il controllo diretto dell’Algeria e delle sue risorse energetiche. Non è certo un caso se Romano Prodi, oggi rappresentante dell’Onu per il Sahel, vola dal Sahel, appunto, a Pechino. Lo stesso Prodi aveva dichiarato in un’intervista rilasciata all’Unità che il continente africano è un “continente strategico in cui nel futuro cercheremo cibo, materie prime ed energie”. Emblematico ma certamente non molto aggiornato. L’Africa depredata ormai di tutto, tra poco non offrirà proprio più nulla. Intanto si assiste alla carneficina in Algeria.
Stefano Vinti

 Basta con la politica delle bombe


Il Ministro Giulio Terzi è un irresponsabile. Perché solo un irresponsabile può decidere di trascinare in questo momento l’Italia in una nuova guerra senza fine. Fermare la guerra in Mali è un dovere della comunità internazionale. Ma appoggiare militarmente l’intervento unilaterale dei francesi è semplicemente da irresponsabili.
Così non si ferma la guerra. La si alimenta creando un nuovo disastro come la Somalia, l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia.
A nulla vale rifarsi alla risoluzione 2085 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Perché quella risoluzione prevede ben altri interventi.
Non c’entra la lotta al terrorismo, c’entra l’oro, il petrolio e soprattutto l’uranio. L’obiettivo non è solo il Mali ma anche il Niger. Le ragioni non sono umanitarie. In gioco c’è l’approvvigionamento energetico della Francia e il controllo delle risorse naturali di quella regione.
Invece di mettere l’elmetto, l’Italia deve agire per la pace nell’interesse primario della salvaguardia delle vite umane, nel solco della legalità e del diritto internazionale dei diritti umani.
Invece di mettersi l’elmetto, l’Italia deve innanzitutto organizzare l’immediato invio di aiuti umanitari alle centinaia di migliaia di profughi e rifugiati travolti dalla follia della guerra e dai grandi predoni internazionali.
L’unica soluzione è e resta quella politica. Per questo l’Italia deve unirsi a tutti coloro che stanno cercando una via politica per fermare i combattimenti.
Le elezioni del 24 e 25 febbraio sono l’occasione giusta per dare all’Italia un governo di pace. Questo è l’obiettivo e l’impegno di Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia.
È vergognoso che la nostra televisione pubblica non abbia dedicato un solo momento di approfondimento a questa ennesima guerra e che ad oggi non sia stato ancora inviato un giornalista della rai in Mali. Che cosa deve accadere ancora perché il nostro servizio pubblico apra finalmente gli occhi sul mondo?
Flavio Lotti

No all'intervento in Mali

No all'intervento in Mali no alla guerra francese in Mali, si all'autodeterminazione della regione dell'Azawad nord Mali
Perché l'esercito francese sta facendo la guerra in Mali? Certamente non per difendere la pace e la democrazia ma per affermare gli interessi economici dell'industria energetica e militare franceseLa regione del Sahel di cui l'Azawad, nord Mali, fa parte è infatti ricca di giacimenti minerari di uranio e di fosfati,materie prime fondamentali per l'industria francese: Le giuste aspirazioni all'autonomia e all'autogoverno del popolo saharawi, i famosi tuareg, confluite nella dichiarazione di indipendenza della regione dell'Azawad,nord Mali, vengono ora descritte come un pericolo per la democrazia europea. Le popolazioni del nord del Mali sono improvviamente diventate salafite e jhadiste e vengono descritte come stupratori di donne, terroristi e narcotrafficanti, per questo non sono degne di vivere sul pianeta e sono "legittimo" obbiettivo per i bombardamenti "pacifisti" dei francesi. Orrende menzogne vengono diramate dalla stampa e dalle televisione per coprire e legittimare l'assasinio e l'omicidio di massa praticato dagli eserciti dell'occidente. Ai confini della fortezza Europa si semina morte disperazione e odio. Ma per quanto tempo dovrà durare
questo orrore? Per quanto tempo dovremo sopportare le menzogne arroganti di una minoranza di egoisti e prepotenti? La maggioranza delle popolazione europea è sicuramente pacifista,le istituzioni che promuovono la guerra rappresentano una minoranza di interessi,certo ben coalizzati e forti, ma pur sempre una minoranza.
Basta con la follia della guerra, siamo una maggioranza di pacifisti che deve far sentire la propia voce. Si organizzino presidii e manifestazioni e si organizzi il boicottaggio dei prodotti francesi, in particolare della multinazionale petrolifera francese Total. Perché il boicottaggi sia efficace l'idea si deve espandere rapidamente: se sei d'accordo comunicala nel tuo giro di conoscenze appena puoi e con tutti i mezzi a tua disposizione. Buon lavoro a tutti

Alessandro per il Popolo del Pianeta (c/o Usb Perugia)




Inserito domenica 27 gennaio 2013


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Commenti

Nome: pier luigi
Commento: guerra di potenza? chi brucia le biblioteche e distrugge monumenti secolari, testimonianza di altre civiltà, di uguale dignità, commette un crimine contro l'umanità. ce ne siamo scordati amici di sinistra che le peggiri dittature cominciano così?

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