15/07/2019
direttore Renzo Zuccherini

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L'araba fenice
Certe opere pubbliche spariscono e poi riappaiono come usa fare l'araba fenice. Può essere che capiti anche al nodo di Perugia. Con la finanza creativa si costruiscono cattedrali e pazienza se saranno di cemento

                                        

Eccoli qua i presidenti delle regioni dell'Italia di mezzo, finalmente insieme, finalmente con il carniere pieno di progetti finanziari per un'opera da condividere, una delle tante opere italiane lunghe decenni ed eternamente incompiute.  Le regioni Umbria, Toscana e Marche ci parlano della E78 e delle prospettive di completare la cosiddetta strada dei due mari, la Fano-Grosseto, dopo la rivisitazione del tracciato nel cuore d'Italia, prima e dopo gli Appennini, da Fermignano a Bettolle, attraverso innumerevoli lotti. Ci sono delle novità. Si cambia qualcosa nel disegno del lungo serpentone che taglia come un cocomero la figura dello stivale e si aggiornano le complesse costruzioni finanziarie che dovranno portare in cassaforte tre miliardi, con il risparmio di quasi un miliardo rispetto al precedente disegno. Nel progetto si prevedono finanziamenti pubblici, diritti commerciali e immobiliari derivanti dalla valorizzazione dei territori e, inevitabilmente, il pedaggio.
C'è da tirare un bel sospiro di sollievo, finalmente ce l'abbiamo fatta. Tra un paio d'anni si possono aprire i cantieri. Un'opera incompiuta in meno. Anche l'Italia di mezzo, questa speranza di costruire un'alleanza tra le regioni dell'Italia centrale e portarsi a casa un'identità forte da far pesare sugli orizzonti nazionali, batte un colpo e pazienza se batte sulle tradizionali grandi opere, sulle strade, che non sono esattamente il segno della modernità che dovremmo inseguire nel nostro nuovo secolo.
 Non tutti però sorridono davanti alle poche carte fornite dalle tre regioni. C'è la questione, per dire, del pedaggio, che è un argomento piuttosto sensibile, soprattutto per i residenti. Si pagherà su tutto il tracciato, anche su quello già realizzato dall'Anas, quindi anche su quello realizzato senza il contributo dei privati? La cosa appare scontata. La "Due mari", insomma, sarà la prima infrastruttura non autostradale, o quasi, a pagamento. Il sistema di controllo si chiama "free flou", flusso libero, senza caselli e senza soste. Basta una telecamera, ma non è chiaro se si dovrà avere a bordo un telepass e non sono chiare tante altre cose. Si pagherà un abbonamento annuale o arriverà la bolletta a casa ogni volta che si entra in strada? Le popolazioni locali che si devono spostare più volte al giorno dovranno pagare migliaia di pedaggi all'anno?
Poi c'è il problema ancor più intrigante del chi-ci-guadagna. Nel vecchio progetto finanziario si prevedevano entrate per trecento milioni all'anno, quindi la copertura delle spese dovrebbe arrivare dopo una decina d'anni. La concessione dura però 45 anni. Magari ci saranno altre spese o chissà che cosa, ma far conti precisi su quattro paginette non è semplice. Sarà il caso di aspettare che il progetto esca dagli studi dei tecnici che ci dovranno lavorare ma intanto impegni di questa natura dovrebbero essere discussi almeno nelle assemblee elettive se non proprio tra i cittadini e nei territori.
L'altro problema riguarda la cosiddetta "cattura di valore", cioè il pagamento, una cosa come la vecchia Ici, di un contributo a carico delle aziende che insistono sui territori premiati dal tracciato. Vedremo, con il tempo, la lunga trafila di capannoni allineati lungo il percorso, un ulteriore consumo di territorio, come succede lungo le autostrade? Corriamo il rischio di una pesante cementificazione lungo la valle del Tevere, la Val di Chiana, le colline senesi? Chissà. Troppe domande di fronte ad un'opera che s'ha da finire, comunque, visto che i primi tratti nella provincia di Siena sono stati costruiti mezzo secolo fa. Questa, in fondo, è la superstrada di Raffaello, di Piero della Francesca, del Signorelli e dei grandi maestri senesi. Avvicina il Rinascimento di Urbino e di Città di Castello al dolce gotico italiano di Arezzo e di Siena, chiude lungo una linea tortuosa il quadrilatero di quattro città magiche dell'Italia di mezzo. Con la Perugia di Pietro Vannucci che guarda dall'alto, in attesa del suo nodo. Stradale, si capisce. Dovranno inventarsi qualche progetto di finanza anche i perugini da quando lo Stato non scuce più un euro. Certe opere pubbliche spariscono e poi riappaiono come usa fare l'araba fenice. Può essere che capiti anche al nodo di Perugia. Con la finanza creativa si costruiscono cattedrali e pazienza se saranno di cemento.
                                                                                                                                                                                                       renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 16 febbraio 2013)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 19 febbraio 2013


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