28/01/2021
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EINSTEIN E FREUD SUL DIRITTO INTERNAZIONALE E LA GUERRA COME CONFLITTO D’INTERESSI
Tratto dal foglio informativo dell'associazione Le Vie della Salute - n.8 - 1/2009

(Il presente articolo corrisponde al Capitolo 1.1. del saggio <Il Brivido della Sicurezza; Psicopolitica del terrorismo, dello squilibrio ambientale e nucleare> Ed Franco Angeli, Milano. 2007 . L’indice intero ed altre informazioni si trovano in fondo )

Nel 1932 la Società delle Nazioni pubblicò una corrispondenza tra Einstein e Freud, sul “Perché la guerra?”.1 Einstein, partendo da considerazioni su diritto e forza afferma che: “la ricerca della sicurezza internazionale implica che ogni stato rinunci incondizionatamente a una parte della sua libertà d’azione, vale a dire alla sua sovranità.....” per “…creare un’organizzazione sovranazionale che possa emettere verdetti di autorità incontestata ed imporre con la forza di sottomettersi all’esecuzione delle sue sentenze”.

Ricercando i fattori che impediscono tale istituzione egli punta il dito contro le responsabilità delle classi dominanti, avverse alla limitazione della sovranità nazionale, e di coloro che “vedono nella guerra, cioè nella fabbricazione e vendita di armi solo vantaggi mercenari ed economici.” Einstein domanda retoricamente e si risponde: “Com’è possibile che la minoranza ora menzionata riesca ad asservire alle proprie cupidigie la massa del popolo, che da una guerra ha solo da soffrire e da perdere?” e ancora: “Com’è possibile che la massa si lasci infiammare con strumenti come la scuola, le comunicazioni ecc. fino al furore e all’olocausto di sé? Una sola risposta si impone: perché l’uomo ha dentro di sé il piacere di odiare e di distruggere. In tempi normali la sua passione rimane latente, emerge solo in circostanze eccezionali; ma è abbastanza facile attizzarla e portarla alle altezze di una psicosi collettiva”. Infine egli domanda a Freud: “Vi è una possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione?”

Freud nella risposta non raccoglie i termini di “psicosi collettiva”e “psicosi dell’odio e della distruzione” ed anzi tende a spiegare questi processi umani come una dolorosa ma naturale manifestazione della contrapposizione degli istinti. Egli afferma che i conflitti d’interesse tra gli uomini sono in linea di massima decisi mediante l’uso della violenza. Ma nell’evoluzione umana “la forza muscolare è accresciuta o sostituita mediante l’uso di strumenti; vince chi ha armi migliori o le adopera più abilmente. Con l’introduzione delle armi, la superiorità intellettuale comincia già a prendere il posto della forza muscolare bruta”.

Al predominio del più forte si oppone l’unione di molti. L’unione fa la forza e “la potenza di coloro che si sono uniti rappresenta ora il diritto in opposizione alla violenza del singolo. Il diritto è la potenza di una comunità. È sempre ancora violenza, pronta a volgersi contro chiunque le si opponga, opera con gli stessi mezzi, persegue gli stessi scopi; la differenza risiede in realtà solo nel fatto che non è più la violenza di un singolo a trionfare ma quella della comunità.”

La comunità fin dall’inizio comprende elementi di forza ineguali. Il diritto della comunità diviene allora espressione dei rapporti di forza ineguali all’interno di essa. Le leggi sono fatte da e per quelli che comandano, che concedono scarsi diritti a quelli che sono stati assoggettati. Si evidenziano allora le due forze contrastanti nella comunità: la tendenza a tornare dal regno del diritto a quello della violenza, espressa da qualche potente, e gli sforzi dei sudditi per procurarsi più potere e per inoltrarsi dal diritto ineguale al diritto uguale per tutti. 

Freud afferma che possono avvenire adeguamenti pacifici del diritto, ma sono rari. Egli lascia un barlume di speranza: “Una prevenzione sicura della guerra è possibile solo se gli uomini si accordano per costituire un’autorità centrale, al cui verdetto vengano deferiti tutti i conflitti di interessi.”



Il presente saggio è stato preparato per il Congresso mondiale dei Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW- International Physicians for the Prevention of Nuclear War), Helsinki 7-10 settembre 2006.

Parti del presente volume sono state pubblicate:

  • in inglese su Medicine, Conflict and Survival (organo della associazione inglese Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, sezione della IPPNW International Physicians for the Prevention of Nuclear War, organizzazione premio Nobel per la Pace) vol 23 nr 4, con il titolo Towards a Policy of Human Security; Psychosocial contributions, Londra, ott-dic 2007.

  • In serbo su: Ljudska Bezbednost (Human Security rivista della facoltà della sicurezza Università di Belgrado) con il titolo: Skriveni psiho-socijalni koreni terorizma i nuklearna pretnija (Human Security: The hidden psychosocial roots of terrorism and nuclear threat), nr V/1, Beograd ott 2007.

  • La introduzione è stata pubblicata su: l’Osservatore Romano il 21 giugno 2008, pag 4, con il titolo Fisiologia e patologia dell’insicurezza moderna; un saggio sulle radici psicopolitiche degli squilibri contemporanei.


Indice

Introduzione

1. Premesse

1.1. La discussione fra Einstein e Freud sul diritto internazionale e la guerra come conflitto d’interessi

1.2. La sicurezza nella tradizione politica

1.3. Crisi ambientale e sicurezza multidimensionale

1.4. Il nesso fra sicurezza umana ed economica

1.5. Postulati per un approccio sistemico alla sicurezza umana

1.6. Aspetti psicologici della crisi e delle scelte

2. Fisiologia della sicurezza

2.1. Vulnerabilità, ambiente e difesa

2.2. Aspetti psicosociali dei conflitti

2.3. Risposte biologiche e psicosociali al pericolo

2.4. Paura e percezione della minaccia

2.5. L’intreccio fra istituzioni, violenza e minaccia nucleare

2.6. Il nesso fra istituzioni della sicurezza e lobbies scientifico- industriali-commerciali

2.7. L’emergere della crisi psichica collettiva ed i dilemmi dello stato nella sicurezza interna

3. Patologia della sicurezza

3.1. La frenesia dello sviluppo

3.2. Il consumismo e lo scarico dei costi sull’ambiente

3.3. Vertice e massa nelle polarizzazioni belliche. L’esempio dell’ex Jugoslavia

3.4. Il nesso fra crisi economica, psichica ed ambientale

3.5. Il concetto di terrorismo, i rischi dell’antiterrorismo e del

terrorismo di stato

3.6. Possibili trappole per uno stato democratico: la mente visce­rale e la patologia collettiva

3.7. La “gestione” dell’angoscia di morte e la violenza speculare

3.8. Terroristi suicidi, masse islamiche e masse occidentali

4. Ipotesi per una terapia palliativa

4.1. Aspetti tattici e strategici

4.2. Il consolidamento democratico delle istituzioni

4.3. Gli aspetti psicosociali nella strategia generale

4.4. Il dimensionamento dello sviluppo e la revisione interna ed esterna delle risorse

4.5. Indirizzi politici e strumenti concreti dell’Unione Europea e dell’Italia



1 Carteggio fra Einstein e Freud, 1932. Pubblicato in Italia in: Sigmund Freud, Perché la guerra? Carteggio con Einstein. Boringhieri, Torino, 1975.



Francesco Tullio

Inserito mercoledì 7 gennaio 2009


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