19/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il peccato originale
Il ricorso allo strumento della querela, non ha molto senso, non solo perché sarebbe una battaglia sbagliata, ma perché sarebbe una battaglia inutile

                                            

Non eravamo ancora nel nuovo secolo quando al Viminale c'era Giorgio Napolitano. Fu lui a spedire a Perugia, su sollecitazione di alcuni parlamentari umbri, un poliziotto molto brillante, il questore Nicola Cavaliere. In città scorreva la droga non meno di oggi mentre a Pian di Massiano il fenomeno della prostituzione aveva assunto dimensioni mai viste. Nicola Cavaliere lavorò benissimo e per un po' di tempo si cominciò a pensare, sul fronte della sicurezza, di aver voltato pagina. Non è andata così, siamo sempre a sfogliare lo stesso libro, pagina più, pagina meno. Se poi vogliamo guardare indietro e cercare una data che ci possa far capire da quanti anni ci troviamo in questa situazione allora dobbiamo ammettere che la morsa stringe la città da quasi due decenni, lo spazio di una generazione. E' questo il dato più grave sul quale riflettere. Proviamo a uscire dalla palude ma non ce la facciamo. Il fatto è che un questore, pur bravo, non basta a fermare l'esercito della droga e il forte disagio che questa piaga sociale ha  creato tra i giovani e nella società perugina. Forse serve una risposta politica più forte, un'altra idea di città, e non l'eterna e inconcludente battaglia tra guardie e ladri con il sindaco che qualche volta gioca a fare lo sceriffo.
L'assassinio di Meredith non rappresenta quindi l'inizio dei nostri problemi, il peccato originale dal quale non riusciamo a liberarci ma un episodio sconvolgente capace di sbattere la città nelle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Via della Pergola è stato il più grande disastro mediatico della storia di Perugia e di questo ci si è molto preoccupati. Molto meno del perché era successo e di tutto quanto emergeva da quella brutta storia. Da qui la teoria del poteva-succedere-ovunque. Una banalità che non ci è servita a capire. Se avessimo cercato di farlo avremmo dovuto mettere in discussione troppe cose di questa città. Dunque, poteva succedere ovunque? Può darsi, ma allora val la pena di porsi altre domande e riflettere sulle tante distorsioni che ha prodotto a Perugia l'industria degli studenti e di alzare un po' lo sguardo oltre i nostri piccoli orizzonti.
Da quel peccato originale non siamo più stati capaci di liberarci. Colpa dei mass media o colpa nostra? E' vero che tutte le altre tragedie che hanno accompagnato la nostra vita nel corso di questi anni sono nate in contesti molto diversi. E' come se ci fosse passata davanti tutta intera la peggiore Italia dei nostri tempi. I delinquenti che rapinano e ammazzano nelle ville isolate, l'imprenditore disperato che scarica su donne innocenti i suoi problemi esistenziali, la violenza primitiva che ripete i suoi riti attorno al possesso di una ragazza. E chi si ricorda più ormai di quell'uomo che fece a pezzi il suo padre padrone?
La stampa ci guarda, impietosa e spesso superficiale, vittima anch'essa, è possibile, di troppi luoghi comuni e di qualche pregiudizio, ma è la stampa che racconta e si interroga su questa strana città così bella e fortunata precipitata al centro di una tempesta senza fine. E forse non capisce come non riusciamo a capire noi che ci stiamo dentro da quasi venti anni.
Ora, aprire una specie di competizione con i mass media, come pensa di fare il sindaco di Perugia con il ricorso allo strumento della querela, non ha molto senso, non solo perché sarebbe una battaglia sbagliata, ma perché sarebbe una battaglia inutile. Può darsi che un giornalista possa dire una frase infelice, può darsi che ne possa dire anche di più, ma poi come si vince questo confronto quando le telecamere della polizia ci mostrano il volto dei vicoli nelle notti perugine? Come rispondiamo? E' possibile che i recenti fatti di cronaca nera non abbiano nulla a che fare con la città nella quale sono avvenuti. Colpa del caso. Ma può anche essere che una città che ha visto sconvolti in pochi decenni antichi equilibri non ne abbia trovato ancora un altro e che da qui nascano problemi, sia nel centro storico che si spopola che nella città nuova che cresce senza misura e senza qualità. Problemi enormi che non abbiamo capito e tantomeno affrontato. Bisognerà ragionarci sopra, anche se al nostro sindaco non piacciono le analisi sociologiche. Abbiamo pur sempre le nostre eccellenze, ci ricordano a Palazzo dei Priori, da mostrare al mondo, è vero, ma anche tanti problemi. Il fatto è che le prime sono le stesse di sempre e qualcuna, forse, l'abbiamo già persa, mentre i secondi crescono e si moltiplicano. Questa cosa non la risolveremo in un'aula di tribunale.
                                                                                                                                                                                                       renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 13 aprile 2013)



Renzo Massarelli

Inserito domenica 14 aprile 2013


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