21/03/2019
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Supermercati con vista
L' idea di riempire il territorio di centri commerciali sino alla nausea sembra a un cittadino normale vagamente demenziale ma gli amministratori di una città non decidono mai a caso. Se lo fanno una ragione c'è sempre

Come tutti sanno, le finanze degli italiani non sono proprio floride di questi tempi. Lo si vede dal calo dei consumi che, conti alla mano, sono tornati quelli di venti anni fa. A fare, è il caso di dire, le spese di questa situazione sono i commercianti che vedono calare vistosamente i loro affari. In un periodo come questo a nessuno verrebbe in mente di stare a programmare nuovi centri commerciali, maxi store, outlet, semmai di salvare il salvabile, cercare di riqualificare l'esistente, evitare nuove chiusure degli esercizi che ci sono già. Invece non succede affatto così. Al comune di Perugia stanno cercando in modo frenetico altre aree, come se non ce ne fossero già in abbondanza, da destinare a nuovi centri commerciali. Persino per il centro storico hanno fatto una corsa tremenda per stralciare dal piano strategico per la valorizzazione della zona più antica della città, una specie di regolamento per facilitare l'apertura di grandi superfici. Ora, grandi spazi in questa parte della città già falcidiata dalla chiusura di quasi tutti i negozi storici non sembrano essercene ma, chissà, la fantasia della politica talvolta è molto feconda. Forse pensano all'ex cinema Turreno o a chissà che cosa, di sicuro non più al mercato coperto che resta lì silente in attesa di un'idea vincente che nessuno pare in grado di produrre.
In centro, in realtà, la sfida non si gioca sulla dimensione ma sulla qualità e la originalità dell'offerta. Invece da un po' di tempo vediamo che i negozi più innovativi, dalla gastronomia come macellerie o frutta e verdura, ai caffè di tendenza, si affermano con successo altrove, dalla città compatta alle frazioni. Al contrario, è in centro che si pensa di far nascere il commercio di massa legato forse al passaggio dei turisti della domenica. Intendiamoci, che piccole oasi commerciali nascano un po' a caso nel territorio è un segno positivo. Il loro successo è assicurato da un rapporto che si ricostruisce con i residenti di un quartiere, un nuovo caseggiato, un posto particolarmente felice e fortunato. Ce ne sono in città, anche nei quartieri nuovi, qua e là quando si crea una alchimia sociale ricca di fermenti nuovi. La rivoluzione commerciale al contrario rischia di essere invece particolarmente nefasta per la città vecchia dove sempre più spesso si parla di inseguire i modelli dei centri commerciali. Queste scelte sono state la causa non secondaria del declino dei centri storici, sacrificati alla cultura del turismo di massa e dei suoi effetti collaterali che sono la scomparsa dei piccoli esercizi di vicinato e la fuga dei residenti che si trovano a vivere in una città che non risponde più alle loro aspettative sociali e culturali.
Questa corsa senza fine verso la nascita di nuovi centri commerciali guarda, come sempre, le vie di comunicazione più importanti e i terreni agricoli sui quali far fermentare nuove occasioni speculative. E' vero che c'è la crisi, ma in comune hanno lo sguardo lungo, pensano al futuro. Così, con i problemi che abbiamo impegnano molto del loro tempo a progettare la nascita di grandi capannoni da disporre tra la E45 e il raccordo per Bettolle. Questa grande idea si chiama "Atto di programmazione commerciale" e indica le aree dove si concretizzeranno i nostri sogni di futuri e sempre più accaniti consumatori. Queste aree, come un semaforo, saranno di tre diversi colori e cioè rosso, verde e giallo e la loro diversità sta nella dimensione dei metri quadrati da occupare. L' idea di riempire il territorio di centri commerciali sino alla nausea sembra a un cittadino normale vagamente demenziale ma gli amministratori di una città non decidono mai a caso. Se lo fanno una ragione c'è sempre. Questa vecchia consuetudine di segnare i confini delle superstrade lungo carovane di capannoni, è molto amata dagli italiani. Una cosa così sarebbe impensabile in Francia o in Germania dove le strade scorrono libere al centro delle valli e in mezzo alla natura. Anche per questo ci sembrano più leggere e persino più belle. A pensarci bene, questa scelta del comune di Perugia ha comunque una sua ragione. Completa e chiude finalmente la lunga fila di capannoni che da Bastia a Corciano e Magione ci accompagna durante i nostri viaggi. Non avremo più spazi vuoti e non riusciremo più a riconoscere il territorio che stiamo attraversando. Siamo in una unica grande dimensione senza confini e senza diversità dove gira ricchezza senza patria e senza padroni come il profumo dei soldi che è una cosa che non esiste anche se governa il mondo. A nostra insaputa, si capisce.
                                                                                                                                                                                       renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 20 aprile 2013)    



Renzo Massarelli


Inserito lunedì 22 aprile 2013


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