23/05/2019
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Castel Giorgio: come procurarsi un sisma
La geotermia profonda può generare terremoti e danni ambientali

CASTEL GIORGIO: COME PROCURARSI UN SISMA
di associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano
Che la nostra ancora bella e ancora amata Italia stia passando un brutto periodo ce ne siamo accorti tutti. L’aver colpevolmente sopportato per decenni una classe politica corrotta e soprattutto incapace ci ha portati nella difficilissima situazione attuale nella quale siamo costretti a dibatterci tutti i giorni. Bisogna pertanto, se non vogliamo che la soldataglia politica allo sbando ci dia il colpo di grazia, che tutti ci rimbocchiamo le maniche e cominciamo a vigilare su tutto quello che ci accade intorno per salvare le nostre disastrate economie, gli stili di vita, le cose a cui teniamo di più.
In questa direzione comitati di cittadini, associazioni di vario tipo e liberi pensatori si stanno organizzando per non consentire che  interventi “esterni”, calati cioè nelle nostre realtà territoriali da qualche politicante o legge ad hoc, siano distruttivi degli interessi locali della cittadinanza. In condizioni normali dovrebbero essere i sindaci i primi paladini che, forti del loro potere politico e di rappresentanza, dovrebbero valutare ed opporsi nell’interesse collettivo. L’esperienza è purtroppo diversa, la nostra esperienza recente e passata ci dimostra infatti che troppo spesso i sindaci sono solo dei meri “soldati di partito”, obbedienti e disposti anche al sacrificio della propria immagine pur di ottenere altre opportunità politiche. Gente che non ama il territorio, I luoghi che sono chiamati a governare, anzi spesso ne fanno merce di scambio in un malinteso, se non opaco, senso del progresso. Tutto infatti nasce nel nome dello “sviluppo”: una parola magica che, se spesa bene, può intenerire i più riottosi e drogare le coscienze.
Se anche solo una parte di quanto su riportato è degna di considerazione non si può che guardare con sospetto alla nuova proposta di intervento geotermico che ci giunge da parte di una società italiana () che utilizza capitali stranieri (). Tanto per cominciare ci troviamo in un altro caso di colonizzazione straniera di imprese attirate in Italia, come mosche sul miele, a seguito dei generosi contributi (i più alti di tutta l’Unione Europea) previsti per le “energie alternative”. Una cosa infatti che ancora pochi sanno è che il nostro amato Paese paga ogni anno come “conto energia” ben 12 miliardi di euro (avete capito bene dodici miliardi !) a chi ha installato fotovoltaico e pale eoliche. Basterebbe risparmiarne la metà per risolvere gli urgenti problemi di esodati e cassa integrazione, e forse ne avanzerebbe anche uno da destinare (e finalmente!) alla ricerca su nuove e non impattanti forme di energia alternativa.
Ma questo è uno strano Paese che da una parte tollera gli arricchimenti illeciti e dall’altra celebra commosso la morte di chi si suicida per le gravi ristrettezze economiche e nel mentre buttiamo miliardi nel “conto energia”, soldi che noi tutti paghiamo con la bolletta elettrica che per questo è “più cara” del 15-20%, ma. come se non bastasse, questi soldi per circa il 70% vanno all’estero perché noi in Italia non facciamo pannelli solari o gli eolo-generatori  e molte delle ditte intestatarie degli impianti sono straniere, mentre il danno al paesaggio ed al turismo che sterminati impianti fotovoltaici e soprattutto gigantesche pale eoliche provocano ce li subiamo noi per intero: una vera Tempesta Perfetta di incapacità nel pianificare.
In questo contesto, dai caratteri veramente tragicomici, si inserisce quindi un’altra iniziativa, anch’essa con capitale straniero, ma con risvolti particolari che potremmo definire, senza ombra di dubbio, inquietanti. In questo caso infatti non sono a rischio solo il Paesaggio e le attività produttive ad esso collegate (turismo, case di riposo, tempo libero, ecc), ma addirittura la vita stessa e le strutture, come case ed immobili di vario genere, della comunità che ha la sventura di risiedere nel comprensorio in cui opera tale intervento. Stiamo parlando in buona sostanza di terremoti e danni ambientali che può generare la geotermia profonda. Questa nuova “idea” nasce infatti dalla constatazione che a grandi profondità nel sottosuolo, oltre cioè i mille metri di profondità, in alcune zone particolarmente “vocate” come Latera e Castel Giorgio, è possibile ritrovare temperature piuttosto elevate (intorno ai 150°C) e “fluidi” che, se portati in superficie, possono essere profittevolmente impiegati, con gli opportuni scambiatori, per far girare una turbina, produrre energia elettrica e guadagnare tanti soldi. Dopo aver raffreddato il refluo in un opportuno capannone iperventilato il medesimo viene reimmesso a circa duemila ed oltre metri di profondità.
In un recente articolo apparso su “ La Nazione” del 18 aprile 2013 questo sistema “binario”, perché si estrae e si reimmette il fluido in profondità,  è stato definito dal professor Franco Barberi, responsabile del progetto, come “pulito”, e sono state fatte altre affermazioni troppo tranquillizzanti che forse è il caso di valutare. Entrando infatti sugli aspetti tecnici dell’intervento veniamo a scoprire, da tecnici geologi indipendenti, che già a partire dalle perforazioni si corre il grave rischio di inquinare drammaticamente le falde “sospese” e profonde dell’Altopiano dell’Alfina. Le trivelle infatti per procedere negli strati geologici e raggiungere le giuste temperature ed i relativi reflui a pressione, devono utilizzare complesse “paste” di fluidificazione che si compongono di composti del bario e di altre sostanze chimiche altamente inquinanti e persistenti nell’ambiente di falda. Insomma già solo a fare il “buco” si corre il rischio compromettere le nostre abbondanti quanto indispensabili falde acquifere, senza contare poi che l’opera di perforazione può frammentare e fessurare gli strati geologici rischiando di mettere in comunicazione i pessimi e pressurizzati fluidi profondi con le pulite e (ancora) indisturbate falde idropotabili superiori.
Ma ci sono altri aspetti ancora più inquietanti oltre il rischio di avere l’acqua irrimediabilmente inquinata, infatti prendendo il refluo gassoso da una parte per reimmetterlo, dopo l’uso in superficie per generare vapore e far  girare le turbine e produrre energia, da un’altra si alterano gli strati pressurizzati  delle grandi profondità. Gli squilibri che determina possono generare, così come sostenuto da molti geologi ricercatori, ma anche da un importante documento di una grande società italiana del settore, dei sismi fino al 3° grado della scala Richter, a condizione però che la quantità di refluo utilizzato sia entro limiti prestabiliti. Eccedendo tali limiti gli squilibri nelle pressioni possono generare fenomeni sismici  imprevedibili.
Impianti di questa tecnologia sarebbero impattanti anche in territori poco popolati, è semplicemente assurdo che vi sia una legge dello stato che consenta di fare simili impianti, seppur di tipo sperimentale, su qualsiasi areale del territorio italiano. Come purtroppo è regola nel nostro Paese si tratta probabilmente di un altro caso in cui la politica prende ordini dalle imprese. Nel caso poi specifico di Castel Giorgio, dopo anni di incessanti e rumorosissimi lavori di trivellazione ed allestimenti degli impianti, resterebbe “in regalo”ai paesani una megastruttura il cui rumore di funzionamento, posizionato così com’è alla periferia del paese, verrebbe udito giorno e notte da tutto il paese. Questo nel caso andasse “tutto bene”, nel caso cioè in cui il progetto giungesse a buon fine (nessuno può con certezza sapere se a mille o duemila metri si troverà quello che si cerca e se il famoso “conto energia” l’Italia sarà sempre in grado di pagarlo), in caso contrario si corre il rischio di trovarsi lavori a metà e le falde inquinate.
Quello che poi meno si comprende di questa iniziativa è la ricaduta economica per il territorio, a parte infatti una modesta aliquota sui lavori e sull’energia prodotta destinata al Comune, in considerazione dell’alto livello tecnologico del progetto,  appare veramente difficile che si possa sperare in una ricaduta occupazionale locale. Appare infatti assolutamente improbabile, come invece suggerito nell’articolo, che si possa fare del “teleriscaldamento” per il comune, sia per la cronica carenza di fondi per un’opera di tali proporzioni, sia per la bassa temperatura (60°-70°C) di cessione del calore dopo lo scambiatore. Non commentiamo la proposta di fare delle terme Castel Giorgio perché saremmo veramente alla scoperta dell’acqua calda.  




Inserito sabato 27 aprile 2013


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