22/05/2019
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Primo Maggio 2013: vogliamo cambiare?
In Umbria la crisi sta investendo tutti i settori e il ricorso alla cassa integrazione è ben al di sopra della media nazionale


E’ un 1° maggio amaro, segnato dalla mancanza del lavoro, dalla cassa integrazione, dalla precarietà più umiliante, da una disperazione sociale che la miopia politica non percepisce fino in fondo.
La ricetta dell’austerità dettata dalla Bce sta affondando Grecia, Spagna e Italia nella recessione. Si vorrebbe far credere che i tagli alla scuola e alla sanità, la mancata istituzione di un reddito minimo garantito siano obbligati perché non ci sono risorse.
In Italia, dopo Berlusconi, il governo Monti, ha fatto affluire i risparmi, ottenuti dalla compressione dei salari e dei diritti, nelle casseforti delle banche italiane ed europee. Il debito pubblico è aumentato e la disoccupazione in cinque anni è quasi raddoppiata.
E’ in atto un impoverimento di tanti e un arricchimento di pochi. Una disuguaglianza non più sopportabile, mentre c’è un’intera generazione di giovani in balia degli interessi del mercato e che vede allontanarsi sempre più la speranza nel futuro.
Che non si esca dalla crisi a colpi di tagli allo Stato Sociale, alle retribuzioni e alle pensioni che riducono il potere d’acquisto e i consumi è ormai un dato di fatto ineluttabile. Come certificato (ma sembra non interessare più di tanto) è il “tesoro” di 180 miliardi/anno di evasione fiscale, la più alta d’Europa. Per non parlare di stipendi e pensioni d’oro che rappresentano un vero e proprio pugno nello stomaco a chi attende da mesi la cassa integrazione o a chi non ha reddito.
Con l’imposizione di tali ingiustizie è in ballo la stessa democrazia.
Mancanza di democrazia nel Paese e anche nei luoghi di lavoro. La discriminazione nei confronti dei Sindacati di Base è storia di tutti i giorni. L’aspetto più inquietante è l’atteggiamento della Fiom che quando viene esclusa dalla Fiat di Marchionne lotta giustamente a suon di ricorsi in Tribunale e manifestazioni, poi, nella pratica quotidiana, contrasta la richiesta di partecipazione dei lavoratori e non esita a firmare accordi antidemocratici (che mettono in seria discussione il diritto di sciopero).
Un caso emblematico è successo recentemente proprio in Umbria, alla Semitec di Massa Martana. In tale azienda alle elezioni per il rinnovo della Rsu la lista Usb è stata esclusa da Fim e Fiom con motivazioni procedurali, impedendo di fatto la libertà di scelta dei lavoratori e la possibilità di esprimere il proprio malessere per la firma di accordi scandalosi.
In Umbria la crisi sta investendo tutti i settori e il ricorso alla cassa integrazione è ben al di sopra della media nazionale.
La vertenza della Umbria Mobilità è di per sé significativa. Se è necessario da una parte dire che non è possibile legittimare l’utilizzo di denaro pubblico per pagare la mala gestione di caste “politico-sindacali”, dall’altra non può certo essere una soluzione quella di portare fino in fondo la privatizzazione che provocherà un peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio ai cittadini. Va rilanciato senza tentennamenti il trasporto pubblico senza affidamenti a privati e investimenti che sperperano denaro pubblico con il solo evidente risultato di riempire le tasche dei soliti noti.
L’azienda Novelli a Spoleto non ha rinnovato il contratto a lavoratori (anche dopo 15 anni di lavoro continuativo) che sono stati considerati artificiosamente “stagionali”, perché venivano applicati loro contratti dell’agricoltura che permettono facilmente contratti a termine legati al ciclo della natura. E’ del tutto evidente che lavori di confezionamento e impacchettamento di uova su impianti automatizzati sono lavori prettamente industriali, non certo attività agricole.
Per quanto riguarda la crisi IMS-IF, la più grande fabbrica spoletina, si vivono giorni di tensione in attesa della situazione aziendale e delle decisioni del giudice sulla pratica di concordato preventivo. In sostanza i lavoratori sono costretti a trascorrere questo 1° maggio in una assurda incertezza, percepiscono, nonostante le rassicurazioni di padroni, politici e sindacalisti concertativi, un presente e un futuro assolutamente privo di dignità: lo stipendio arretrato da ben 4 mesi, ancora senza CIGS, mancata individuazione di valide e trasparenti soluzioni. I dipendenti “ex Pozzi” sono altresì preoccupati per il mancato smaltimento dei rifiuti industriali e dei danni ambientali che ne potrebbero derivare per le future generazioni. E’ doverosa una risposta concreta dalle Istituzioni interessate.

E’ FONDAMENTALE COSTRUIRE UNA ALTERNATIVA ALLA UE DEL RIGORE MONETARIO, DEI TAGLI ALLO STATO SOCIALE, DELLE BANCHE! SCENDERE IN PIAZZA PER RIVENDICARE DIRITTI, LOTTARE PER SALVAGUARDARE IL LAVORO E L’AMBIENTE, CONTESTARE IL POTERE DEI PRIVILEGI E’ BELLO, NECESSARIO E UTILE. LA USB INVITA I CITTADINI AD ESPRIMERE SOLIDARIETA’ A CHI NON HA LAVORO, A CHI CE L’HA A RISCHIO E A PARTECIPARE IL 1° MAGGIO AL PRESIDIO IN PIAZZA DELLA LIBERTA’ A SPOLETO DALLE ORE 10 ALLE 13.




Usb Umbria

Inserito martedì 30 aprile 2013


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