22/08/2019
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I ciclisti della domenica
Perugia, sul tema della mobilità alternativa è ferma, come ferme sono le bici posteggiate al capolinea del minimetrò. Un'altra cosa è immaginare la bici come mezzo di trasporto reale, come una delle scelte per cercare di cambiare il nostro modo di vivere la città


La capitale della bicicletta è senza dubbio Foligno. Non perché si trovi al centro del mondo, ma perché è la città umbra più in pianura e più compatta, anche se Città di Castello non è molto diversa, tra quelle medio grandi dell'Umbria. Foligno merita questo primato perché la bicicletta sta proprio nel suo stile di vita, nelle sue abitudini quotidiane, nel suo saper usare le quattro ruote senza complessi, così, in piena libertà. Questo modo di vivere si è ovviamente un po' perso nel tempo come succede ovunque, però resta almeno nella sua memoria che è una cosa che costringe a guardare indietro per guardare poi al futuro con le idee più chiare. Anche a Terni la bicicletta ha avuto un grande spazio nella storia del Novecento, soprattutto tra gli operai. Oggi la lunga fila di tute blu lungo viale Brin, nel corso dei tre turni di lavoro, si è un po' persa, ma anche in questa città la bicicletta resiste almeno come mezzo di trasporto sulle piccole distanze urbane. La difficoltà di pedalare seduti su un sellino non sta solo nello sforzo che si deve produrre ma anche nel doversi muovere lungo strade dove il dominio delle auto è assoluto. Per questo le bici sono tornate a respirare nei centri e negli spazi pedonalizzati, come in una riserva indiana, e quindi lontano dalle strade dove si dispiega la mobilità reale e necessaria di ogni giorno. La bici è diventata un giocattolo del tempo libero e non scelta strategica di una forma più moderna e pulita di trasporto.
Ora di bicicletta si parla persino a Perugia che è una città dove, solo a evocarla, si suscita, al massimo, ilarità. Andare in bicicletta a Perugia è come pretendere di muoversi con un dromedario al polo nord. Le ragioni sono evidenti nel centro storico dove scale e salite ci parlano di un altro tempo. Qui la mobilità alternativa è affidata, o dovrebbe, ai pedoni e alle scale mobili. Così questo rilancio in pompa magna delle due ruote, magari a pedalata assistita, cioè con l'aiutino della batteria elettrica, ha trovato il suo luogo ideale dalle parti di Pian di Massiano dove si può, volendo, integrare il viaggio in bici con l'uso del minimetrò.
Domani si cercherà invece di fare un'altra cosa, e cioè di abbattere uno dei tanti luoghi comuni che affliggono il centro storico con una iniziativa dal sapore antico. Girare in bicicletta dai viali all'acropoli, da Monteluce a Corso Vannucci per poi finire giù, in basso, nella città nuova e a Pian di Massiano. Sarà come provare il brivido dell'otto volante anche se un modo per scalare l'acropoli in modo leggero scegliendo le strade giuste esiste, basta cercarlo. Ci sarà bisogno, comunque, di un po' di allenamento e anche un po' di coraggio perché a Perugia non ci sono soltanto le salite ma anche le discese. A Palazzo dei Priori alla bicicletta a pedalata assistita tengono molto. Ragione commerciale, come dice qualcuno, o amore sincero? il marketing magari sarà soprattutto di natura politica perché alla fine un po' di sensibilità ecologica dopo anni di rotonde, condomini e centri commerciali a un anno dalle elezioni non guasta. Certo è che tentativi di innovazione non se ne sono visti. Perugia, sul tema della mobilità alternativa è ferma, come ferme sono le bici posteggiate al capolinea del minimetrò. A parte il costo del noleggio che si può affrontare una volta, così, tanto per vedere l'effetto che fa a pedalare con l'aiutino, ma poi dove si può andare, qual è la strada, dove sono le piste protette? Beh, ora ce n'è una lungo il torrente della Genna. Era negli impegni del privato che ha costruito la multisala a Centova che poi il comune di Perugia ha contribuito a completare. Andare da Centova a Pian di Massiano e ritorno come le oche nello stagno? Come divertimento del giorno di festa ci può stare sino a quando, alla terza domenica del mese, uno si stufa. Il fatto è che per girare a vuoto così, tanto per fare un po' di moto, c'è già da almeno venti anni la pista di cemento dietro lo stadio. Si entra e si pigia sui pedali, come in palestra. Un'altra cosa è immaginare la bici come mezzo di trasporto reale, come una delle scelte per cercare di cambiare il nostro modo di vivere la città. Ora tutto questo a Perugia, più ancora che negli altri centri dell'Umbria, è impossibile. Troppo esteso e frammentato il territorio comunale e troppo traffico. Si potrebbe provare nei singoli quartieri, da San Sisto a Ponte San Giovanni. In questo caso si dovranno però rovesciare le gerarchie delle strade e degli spazi di mobilità, marciapiedi compresi, sapendo che prima vengono i pedoni, poi i ciclisti e dopo tutti gli altri. Questa è la rivoluzione necessaria che non parla solo ai ciclisti della domenica e che non vale solo nelle riserve indiane.
                                                                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 18 maggio 2013)   
     



Renzo Massarelli

Inserito martedì 21 maggio 2013


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