22/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Tutta nostra la città
Si tratta di risolvere il problema del rapporto difficile con la residenza, la rete del commercio, i vari ceti sociali che tengono aperto il portone del centro storico


                                                 

Tra un anno, di questi tempi, a Palazzo dei Priori saranno alle prese con la nuova giunta comunale e tutti gli altri adempimenti che servono all'indomani delle elezioni. Avremo un nuovo sindaco o forse lo stesso che abbiamo oggi, chissà.
Da qui alla prossima primavera si giocherà il futuro e il destino politico di Perugia sino al 2019. Un tempo lontano, ma anche il tempo che dobbiamo cominciare a immaginare già oggi per capire dove vogliamo andare e in che modo, con quali programmi o, più modestamente, con quali speranze.
A Palazzo dei Priori queste cose le sanno benissimo e non è necessario che qualcuno gli rammenti alcunché. Il programma, per dire, che hanno presentato per questo mese è già il primo passo di una lunga corsa che durerà un anno intero. Cominceranno da lì dove sono più versati, e cioè dalle feste e dagli eventi. Nulla di particolarmente impegnativo, si capisce, perché poi ci aspetta Umbria Jazz a luglio e la Sagra musicale a settembre. Giugno è il mese perugino per eccellenza, non solo per l'amato giorno 20, anniversario di due avvenimenti che hanno segnato la storia della città, la Liberazione nel 1944 e la rivolta patriottica, eroica e disperata, contro il potere clericale del 1859. A giugno arrivano i turisti ancora liberi dagli impegni balneari, le avanguardie delle ragazze che cominceranno i loro corsi all'Università per stranieri e qualche perugino che con il sole invitante della primavera che declina si deciderà finalmente a far quattro passi per il corso.
Dunque, avremo la città tutta per noi grazie a un corposo programma di iniziative culturali, feste di quartiere, rievocazioni storiche senza pretese eccessive ma che, comunque, serviranno a rimettere insieme le persone, impegnare le associazioni che si sono assunte il peso gravoso di lavorare per la coesione sociale dentro i vicoli del centro antico, sfibrati dalla fuga dei residenti, dei negozi di vicinato e delle botteghe degli artigiani e da qualcosa di più importante ancora, e cioè dallo smarrimento del senso di sé e della sua primaria funzione urbana di fronte alla città che cresce e si perde nelle campagne e lungo le strade del contado. "Tutta mia la città" riprende il titolo di un brano dell'Equipe 84 che si cantava in un anno lontano e memorabile, il 1969, quando i nostri giovani amministratori non erano ancora nati e non potevano ascoltare il popolare complesso che ci parlava di una città vuota, di "un deserto che conosco, tutta mia la città, questa notte un uomo piangerà". D'amore, si capisce, perché "lei non verrà".
Il catalogo di giugno non è solo feste e spettacoli, ma anche la polpa di un progetto politico che l'amministrazione persegue da quando ha preso a operare nelle stanze di Palazzo dei Priori. Si tratta, in pratica, di risolvere il problema del rapporto  difficile, sino al limite della rottura, con la residenza, la rete del commercio, i vari ceti sociali che tengono aperto, diciamo, il portone del centro storico e influenzano per tanti aspetti l'opinione pubblica di tutto il territorio e, si dovrà pur ricordarlo, la stessa percezione che di Perugia e dei suoi problemi hanno i grandi mass media. Così, piano piano, il sindaco Wladimiro Boccali e l'assessore alla cultura Andrea Cernicchi hanno costruito una vicinanza sempre più solida con molte associazioni di quartiere, strumento fondamentale, di fronte alla voce flebile dei partiti, per poter tornare a parlare alla città e ai suoi abitanti che qualcuno continua a chiamare con espressione un po' fuori dal tempo, "borgaroli". E' così che nel tempo della crisi del protagonismo sociale l'amministrazione di Palazzo dei Priori può schierare, nelle porte della città antica, le sue divisioni. Questo rapporto ha però almeno un limite molto serio perché affida alle associazioni un compito esecutivo, seguire, cioè, i programmi dell'amministrazione, dare una mano, senza perdersi dietro le solite lamentele che hanno interessato le amministrazioni passate. Il disegno appare così un po' angusto perché rinchiude un fenomeno complesso come l'associazionismo dentro i limiti dei singoli borghi della parte antica e senza che si possa riflettere sui problemi di una città come Perugia, anche soltanto quelli del centro storico. Ognuno nel proprio orticello, ognuno nel proprio piccolo paese. Può darsi che tutto questo, tra un anno, porti qualche risultato positivo ai registi di questo film, di sicuro non è così che la città potrà tornare ad essere tutta nostra, sino a quando, insomma, non si attiverà un processo di partecipazione virtuoso dove il senso critico sia posto, come condizione irrinunciabile e necessaria, al centro di un confronto popolare, libero e aperto.
                                                                                                                                                                                             renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 1 giugno 2013)
                                                                                                               



Renzo Massarelli


Inserito martedì 4 giugno 2013


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