21/09/2020
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Il XX Giugno è patrimonio storico condiviso della città
Non c'è niente da riconciliare, e nessuno con cui riappacificarsi. Il Comune non si lasci impigliare in questa trovata estemporanea e un po' folcloristica

Alcuni articoli di stampa hanno riportato, con evidenza, una proposta lanciata a Ponte San Giovanni in occasione della proiezione di un filmato sugli avvenimenti del XX Giugno.
La proposta è quella di una riconciliazione "tra i discendenti delle vittime delle stragi del XX Giugno 1859 con quelli dei soldati al seguito del colonnello Schmidt".
E' una proposta estemporanea, che evidentemente non tiene conto di tutto il dibattito che su quegli avvenimenti c'è stato in città negli ultimi centicinquanta anni, e che oggi vede il XX Giugno come un fatto storico fondativo della Perugia moderna: un elemento ormai condiviso da tutta la città, visto che nessuno ormai si richiama a una qualsiasi, impensabile eredità del governo pontificio.
Quello che non si capisce, infatti, è tra chi dovrebbe avvenire questa riconciliazione. I mercenari (assassini di inermi, stupratori, devastatori di conventi...) non ci sono più, il loro mandante (il governo pontificio) non esiste più da oltre 150 anni; i cattolici reazionari (che nel secondo Ottocento tentarono di negare o ridurre la realtà delle stragi) oggi hanno rinunciato a difendere la indefendibile decisione pontificia di reprimere la rivolta perugina; i cattolici democratici da sempre hanno rigettato e condannato tale decisione, schierandosi al fianco della popolazione inerme violentata dai mercenari (basti ricordare, oltre ai cattolici liberali dell'Ottocento, il noto don Luigi Piastrelli).  Oggi i cattolici tutti si riconoscono nella memoria cittadina del XX Giugno come giornata di lutto e - come sempre accade per ogni martirio - di rinascita, e quindi anche di festa. L'anticlericalismo, per chi oggi lo pratica, non è contrapposto al cattolicesimo (io conosco molti cattolici tra i più duri anticlericali!).
Oggi il dibattito riguarda evidentemente tutti gli aspetti della vicenda storica, ma non certo la responsabilità del governo pontificio e dei suoi esecutori mercenari.
Come scrive Franco Bozzi, "Le polemiche sul XX Giugno cittadino sono ormai superate... E' indiscutibile il valore identitario della data del 20 giugno per tutti i perugini".
E allora con chi riappacificarsi, visto che per riappacificarsi bisogna essere in due: da una parte c'è la città di Perugia con la sua storia, di cui il XX Giugno è parte integrante e accettata da tutti, ma dall'altra chi c'è?
Oltretutto, la proposta è un'offesa per gli Svizzeri che vivono in Umbria. Infatti nessuno prima d'ora li aveva mai associati (neanche solo mentalmente) ai mercenari pontifici che il 20 Giugno 1859 uccisero persone inermi, saccheggiarono, stuprarono, devastarono monasteri e povere case del borgo.
Gli Svizzeri che oggi vivono in Umbria non hanno nulla da dover conciliare, e meno ancora da farsi perdonare; anzi gli Umbri devono esser loro grati per l'apporto che hanno dato in operosità, intelligenza, apprezzamento delle bellezze del luogo, con le caratteristiche tipiche di quella popolazione come la meticolosità, l'affidabilità, l'ingegnosità.
I responsabili delle stragi e del saccheggio del XX Giugno furono i governanti pontifici del XIX secolo, che non solo vollero la "punizione esemplare" di Perugia, ma autorizzarono il saccheggio e scatenarono gli istinti bestiali dei mercenari.
Questa è la storia. Non c'è più nessuno con cui riconciliarsi: lasciamo riposare i morti (anche quelli colpevoli davanti alla storia). Anche la presenza, nel cimitero monumentale di Perugia, di una tomba di un ufficiale delle truppe pontificie accanto al ricordo di una vittima delle sue stesse truppe, dimostra la civiltà dei Perugini, che in tutti questi centocinquant'anni hanno ricordato i delitti dei vivi, ma hanno rispettato il riposo dei morti. I morti non sono tutti uguali: le vittime vanno ricordate e rivendicate, i colpevoli possono esser messi nell'oblio, lasciando alla storia il compito di darne un giudizio.
A meno che col termine riconciliazione non si faccia riferimento a una specie di telenovela personale e un po' folcloristica, come ne vediamo in televisione, in cui "i discendenti delle vittime" si abbracciano con "i discendenti degli assassini", con lacrime e applausi: come se i fatti storici appartenessero a qualcuno o si lasciassero in eredità. Ma questo non ha nulla a che vedere con la città e la sua storia: e il XX Giugno appartiene a tutta la città, non a qualche singolo.
La riconciliazione è una cosa seria: posso citare il caso del grande presidente sudafricano Mandela, che seppe condurre il suo paese nella transizione istituendo una Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Tale Commissione non puntava a cancellare la realtà dei delitti commessi dal vecchio regime, ma ne attenuò le pene nel caso in cui, davanti alle vittime, i carnefici avessero ammesso le loro colpe e fossero stati pronti a pagarne le conseguenze.
Ma qui, invece, stiamo parlando di una trovata che, pur essendo inconsistente, può trovar spazio nel desiderio di visibilità di qualcuno. Per questo ci preoccupa il fatto che una assessora del Comune si sia affrettata a riprendere la cosa, senza starci tanto a pensare su.
Sarebbe davvero grave che il Comune si lasciasse impegolare in questa trovata.

 




Inserito martedì 25 giugno 2013


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Commenti

Nome: giorgio
Commento: E' la seconda volta che i consiglieri comunali si occupano, bipartisan, del passato di Perugia. E' la seconda volta che dicono una castroneria... è meglio che ognuno per quello che gli compete e separatamente pensino al presente di Perugia

Nome: lamberto salvatori
Commento: Se voi sapeste da chi è venuta la proposta...

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