21/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Lo sviluppo non sia figlio della speculazione energetica
Alla Regione chiediamo l’immediata modifica della normativa regionale in contrasto con il diritto comunitario e la revisione della strategia regionale per la produzione di energia da fonti rinnovabili

COORDINAMENTO UMBRO TERRE NOSTRE:

I tanti Comitati sorti spontaneamente nel territorio umbro, oltre 20 organizzazioni, in risposta alla proliferazione degli impianti a biomasse e biogas, rappresentano la risposta della società civile a scelte produttive e di gestione del territorio non condivise, dannose per l’ambiente e la salute dei cittadini, realizzate in violazione a disposizioni normative effettuate da una classe politica e di amministratori oramai distante dal perseguimento di interessi collettivi e di pubblica utilità ed invece sempre più legata ad interessi privatistici e speculativi.
Lungi dall’essere affetti da una sorta di sindrome di egoismo territoriale, la tanto citata ed abusata sindrome Nimby, i cittadini afferenti ai tanti Comitati dell’Umbria, riuniti ed organizzati nel Coordinamento Regionale Umbro Terre Nostre, stanno reagendo di fronte all’emanazione delle facili autorizzazioni rilasciate per la costruzione di impianti a biomasse e biogas da parte delle Pubbliche Amministrazioni in assenza delle dovute verifiche di idoneità dei siti interessati, in violazione del diritto comunitario e di diritti costituzionalmente garantiti quali il diritto alla salute, alla qualità della vita, al paesaggio.
Invece di informare e coinvolgere le Comunità locali su scelta produttive che impattano irreversibilmente il territorio e la qualità della vita dei cittadini, in virtù del generale principio di partecipazione del pubblico ai processi decisionali sancito dalla Convenzione di Aarhus, la prassi adottata dalle PP.AA. è quella di evitare la diffusione delle informazioni di interesse per i cittadini in forma preventiva nel tentativo di evitare il loro coinvolgimento, ed in modo da porre condizioni di difficoltà, per i tempi a volte strettissimi, per la presentazione di osservazioni nell’iter di un procedimento, ovvero quella di negare una loro partecipazione alle conferenze di servizi o istituzionali dei soggetti pubblici.
Nonostante le difficoltà, i cittadini sono riusciti a mobilitarsi nei confronti delle Amministrazioni locali per intraprendere un dialogo che in alcuni casi ha portato alla revisione delle decisioni prese su diversi impianti a biomasse e biogas come a Costano, Le Coste di Villastrada, Umbertide Massa Martana, evidenziando le incongruenze e le problematiche per il territorio di tali progetti, problematiche ignorate dai soggetti proponenti e dai decisori pubblici.
La recente sentenza della Corte Costituzionale n.93/2013 del 20 maggio scorso ha dichiarato l’incostituzionalità della legge regionale delle Marche nella parte in cui escludeva dalla valutazione di impatto ambientale i progetti di impianti per le energie rinnovabili in base al solo criterio dimensionale senza considerare tutti gli altri criteri dettati dalla direttiva 2009/92/UE (cumulo con altri progetti, utilizzazione di risorse naturali, produzione di rifiuti, inquinamento e disturbi ambientali, localizzazione e impatto sull’area geografica e densità della popolazione interessata).
Nelle Marche, ma anche in Umbria dove vige il Regolamento n.7 del 29 luglio 2011 “Disciplina regionale per l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili”,  il limite dimensionale sopra il quale scatta l’obbligo di sottoporre il progetto alla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale è fissato in 1 Mwh. In forza di tale previsione normativa, la gran parte dei proponenti la costruzione di impianti a biomasse e biogas ha presentato progetti di potenza pari a 999 Kwh al solo ed evidente scopo di evitare la valutazione di impatto ambientale.
Ne deriva che tutte le autorizzazioni rilasciate con la procedura abilitativa semplificata (Pas) per gli impianti al di sotto di 1 Mwh risultano rilasciate in violazione del diritto comunitario e dovrebbero essere sospese.
In recenti articoli di stampa si legge che “I Comitati non possono condizionare lo sviluppo”. Il Coordinamento Regionale Umbro Terre Nostre dichiara invece che la società civile “deve condizionare lo sviluppo” poiché il tipo di sviluppo che viene proposto dall’attuale classe politica non è uno sviluppo sostenibile per nessuno, contrariamente a quello che si vuole far credere alle comunità locali invocando, in forma demagogica, la necessità di una “green economy” funzionale alla riconversione ecologica dell’economia. Gli impianti a biomasse e biogas che si stanno promuovendo non hanno infatti nulla di sostenibile, né da un punto di vista economico, in quanto figli della speculazione innescata dagli incentivi statali, né dal punto di vista sociale, in quanto scaricano sulla collettività solo esternalità negative in termini di danni e rischi per ambiente e la salute dei cittadini, ma ancor meno dal punto di vista ambientale posto che gli effetti sull’ambiente sono negativi per gli impatti ambientali legati al ciclo di vita degli impianti.
Così nel tentativo di etichettare tali impianti come imprescindibili per il perseguimento degli obiettivi ambientali di lotta ai cambiamenti climatici ed alla perdita di biodiversità, si sta procedendo esattamente in senso inverso perseguendo la distruzione della biodiversità, autorizzando impianti alimentati da colture dedicate, ettari di terreno dedicati alla produzione di biomasse utilizzate per la produzione di energia, un autentico boomerang ambientale; si persegue la distruzione del paesaggio e si minano quelle attività produttive esistenti legate alle caratteristiche storico culturali della regione quali il turismo, favorendo così un autentico boomerang economico e sociale. Bene fanno in realtà quei Comuni che preservano gli interessi ambientali, storico e culturali del loro territorio opponendosi alla svendita dello stesso di fronte alla nuova speculazione energetica che grazie agli incentivi statali si sta realizzando in questi ultimi anni.
Il Coordinamento Regionale Umbro Terre Nostre chiede pertanto ai Comuni la sospensione delle autorizzazioni agli impianti rilasciate in virtù di procedure semplificate (Pas). Alla Regione chiede  l’immediata modifica della normativa regionale in contrasto con il diritto comunitario e la revisione della strategia regionale per la produzione di energia da fonti rinnovabili nel senso della previsione e attuazione di misure finalizzate a promuovere il risparmio energetico e l’efficienza energetica, in particolare nell’edilizia esistente, nei trasporti pubblici e la contestuale disincentivazione di produzione di energia elettrica da biomasse e biogas.



Coordinamento Regionale Umbro Terre Nostre

Inserito lunedì 29 luglio 2013


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