19/01/2019
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11 agosto 1943
Terni: alle 10,20 cominceranno a cadere sulla città le bombe del tenente Franklin e quelle di tutti gli altri. Dopo un'ora e un quarto la seconda ondata.


                                                          

Settanta anni sono, più o meno, tre generazioni o, se si vuol semplificare il conto, tutta una vita. Quella mattina di agosto, dopo la notte di San Lorenzo, nel cielo non c'era una nuvola e l'aria era trasparente persino nella conca delle grandi ciminiere. La città di Terni era stata un grande cantiere per almeno mezzo secolo e la sua era stata una grande corsa per star dietro allo sviluppo industriale, all'esigenza di case e di servizi, alla rivoluzione che si doveva fare per lasciarsi alla spalle le piccole cose dell'ottocento e diventare una delle grandi città industriali di questo paese. Vista dalla piazza, la sua piccola stazione ferroviaria sembrava quasi un condominio, un palazzetto d'altri tempi, una cosa da niente. Invece, per quel piccolo incrocio che portava a Orte e a Roma, ma anche a Sulmona o a Perugia, partirono da Oudna, una località della Tunisia, 72 aerei B 17 con a bordo 213 tonnellate di bombe. Il 2° tenente James Franklin Boston scrive sul suo diario alle ore 6 di mattina: " Missione su Terni. Imbarcate 6 mila libbre di bombe da demolizione. Nessun segno di antiaerea". Dopo un breve allarme, che pochi sentiranno, alle 10,20 cominceranno a cadere sulla città le bombe del tenente Franklin e quelle di tutti gli altri. Dopo un'ora e un quarto la seconda ondata.
Ora, anche se, come avevano notato gli ufficiali americani, l'antiaerea era "inaccurata", gli aerei viaggiavano, per sicurezza, ad alta quota, così le bombe si dispersero un po' ovunque, su un'area molto vasta. Oltre alla stazione fu colpito tutto il centro cittadino. Le officine Bosco, lo Jutificio, la Fabbrica d'armi, la Banca commerciale, il Palazzo di giustizia, la caserma dei vigili del fuoco, il consorzio agrario. La città restò senza luce, acqua e gas. Nel mezzo delle strade e sotto le macerie restarono i corpi senza vita di 1.065 persone. Terni aveva subìto la potenza distruttiva della guerra senza aver potuto organizzare nessuna difesa e poté così vedere per la prima volta nella sua storia come si possa perdere tutto nel corso di una mattinata infernale. Gli aerei alleati torneranno il 28 di agosto,  l'11 settembre, esattamente un mese dopo, e poi il 14 e il 21 ottobre, il 19 dicembre e tante volte ancora, sino all'ultima, il 9 giugno, per più di cento volte.
Non c'è mai stata, nella memoria della città, una data più infausta di quel'11 di agosto, il giorno in cui non c'era spazio neanche al cimitero e una grande fossa comune si richiuse così, in poco tempo, sulle membra straziate di chi non aveva nessun altro posto dove riposare per sempre e, spesso, neanche un nome.
Dopo l'11 agosto i ternani fuggirono dalla città. Questo esodo al contrario riprendeva le strade che le famiglie avevano percorso in discesa per cercare, agli inizi del secolo e per diversi decenni, una casa più vicina alla fabbrica. Si tornava a Cecalocco, Battiferro, Giuncano, Miranda, i piccoli centri del narnese e della Valnerina, ad Acquasparta e Massa Martana, di nuovo dentro le antiche mura medievali. Bastò un giorno infernale per fare un salto indietro di molti secoli e ritrovare la fame, la sporcizia, i pidocchi, i lumi a olio, la promiscuità dentro cantine e stalle, la paura ancestrale della guerra e del nemico che veniva alimentata dai boati, il fumo, le fiamme che salivano dalla città martoriata, il rumore infernale dei bombardieri.
Questa paura verrà elaborata collettivamente dopo la liberazione, nel corso di lunghe sere invernali, quando le famiglie si ritrovano davanti al camino. Era un racconto sempre uguale e sempre nuovo. Quando c'era la guerra, quando cadevano le bombe e quando i testimoni potevano dire "quel giorno io c'ero".
Per i bambini lo stato miserevole della città era la rappresentazione del volto tragico della guerra. Ma cos'era la guerra? Erano le mura diroccate un po' ovunque, i resti della fontana di piazza Tacito nascosti dietro una pietosa palizzata, la torre del comune cancellata, ma anche il sapore del latte in polvere e del primo pane bianco, le buche grandi come laghetti create dalla bombe un po' ovunque dove si potevano far navigare le barchette di carta. Per la seconda volta nel corso di un secolo Terni cambiava volto. Una lunga ricostruzione, un lavoro lento e testardo come quello delle formiche. Ma nella primavera del '46, nella notte che precede il mese di maggio, le strade dissestate e buie si illuminano improvvisamente. Ci sono i carri, le canzoni, le musiche di un tempo già nuovo. La miseria viene dimenticata in una notte di profumi di ginestre mentre la città torna a muoversi e a respirare l'aria del futuro, quella che racconta a tutti, dopo venti anni, che dopo aprile viene il 1° maggio. La sera della prima festa del dopoguerra tutti usciranno di casa e ognuno ci tornerà, più tardi, un po' diverso. Per sempre.
                                                                                                                                                          renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere delì'Umbria, sabato 10 agosto)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 13 agosto 2013


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