20/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il borgo più bello
In porta San Pietro si stanno raccogliendo anche i frutti di un lavoro che viene da lontano. Oggi in corso Cavour si respira perché non è più la via d'ingresso in città del traffico privato. Manutenzione e interventi a basso costo, di questo abbiamo bisogno.


C'è chi lo vede come una specie di quartiere latino o la Trastevere dei Perugini, il borgo più bello e fortunato tra i cinque figli della città più alta, quella di Corso Vannucci e della Fontana Maggiore, ma i figli sono tutti uguali anche se sono così diversi uno dall'altro e così segnati dai tratti del territorio e dalla storia. Ci sono poi due borghi che più degli altri si allontanano dal centro del centro e si avventurano come due lunghi bracci di una bilancia nel cuore della campagna. E' come se cercassero una propria dimensione privata, una propria autonomia. In fondo, più che borghi, che non è poi nemmeno una gran bella parola, tanto che varrebbe tornare a chiamarli Porta San Pietro e Porta Sant'Angelo, si potrebbe trattarli come due paesi, due appendici legati a fatica dentro la cerchia delle mura medioevali. Di sicuro non c'è città storica in Italia che sia così diversa in ogni suo angolo come Perugia con i suoi cinque rioni.
Dunque, Porta San Pietro o Porta Romana o Borgo XX Giugno o via Cavour o la via dei papi. I nomi sono tanti perché è qui che la storia ha corso nei secoli lenti del passato molto più veloce che altrove. Questa cosa si vede non solo leggendo le lapidi che parlano dei tempi andati, ma dal modo di porsi che sembra più vicino ai tempi nostri della sua lunga via e dei suoi vicoli così brevi, più contemporaneo, una specie di linguaggio che pur venendo da lontano tutti sono in grado di intendere. E' come dire che Porta San Pietro non dimostra gli anni che ha pur non facendo nulla per nasconderli. E' questa la ragione del suo successo? Chissà. Non è vero che qui non c'è insicurezza, spaccio, degrado, crisi della residenza o del commercio, speculazione sulle cantine trasformati in bassi. In via Gismonda non si vede quasi altro. Tutto questo c'è perché in nessuna parte della città si può vivere isolati. C'è però anche qualcosa di meglio. Il borgo si adagia lungo un percorso in pianura, l'unica zona che nella città antica possa contare su questo vantaggio di fronte alla salite mozzafiato di via dei Priori o di via Alessi o di Porta sole o di via Ulisse Rocchi, la vicinanza con la campagna, dal fosso di Santa Margherita a quello di Sant'Anna, la posizione a sud e più vicina alle albe bianche del Subasio. E poi la lontananza dalle due università che opprime Porta Sant'Angelo, per dire. Può sembrare una cosa senza alcun senso sostenere che tanti giovani non portano vantaggi. Li portano, ma a prezzi altissimi. La zona universitaria si è con il tempo adattata alle esigenze degli studenti per rispondere alle loro domande di consumo sino a perdersi dietro la speculazione folle degli alloggi e snaturare la sua straordinaria identità. Anche se a Porta San Pietro ci sono pur sempre due facoltà e gli studenti hanno trovato i loro spazi, non c'è stata la colonizzazione di un solo soggetto sociale. Il quartiere è rimasto se stesso salvando gli equilibri che servono a fare di un luogo un quartiere vero.
Sin qui siamo alle ragioni naturali di una qualità della vita migliore che in altre zone della città antica. Come dire che il merito va alla storia e alla natura, o ai due patroni che qui hanno le loro piccole basiliche, se si vuole. Però in porta San Pietro si stanno raccogliendo anche i frutti di un lavoro che viene da lontano. Il traffico e le stesse possibilità di parcheggio per gli stessi residenti, che subì una rivoluzione negli anni ottanta. Oggi in corso Cavour si respira perché non è più la via d'ingresso in città di tutto il traffico privato che ogni mattina aggrediva l'acropoli e la zona dell'ospedale a Porta Pesa. Una parte della via è ormai pedonalizzata. Sono gli interventi strutturali che cambiano e migliorano le città antiche. Le scale mobili di piazzale Bellucci, per dire, e il ritorno delle funzioni direzionali, dei posti di lavoro, negli uffici della Prefettura. Poi ci sono le feste, i mercatini, il lavoro di coesione sociale delle associazioni. Importanti anch'esse. Con le scale mobili della Rocca paolina e la perdita di una parte consistente del traffico pedonale sembrava che corso Cavour dovesse fare una brutta fine. Non è successo, ma non dovrebbe accadere neanche negli altri quartieri. A Palazzo dei Priori dicono che ora non ci sono più soldi e che tutto è più difficile. Può darsi, ma la rivoluzione del traffico a corso Cavour costò quasi nulla mentre le scale mobili vennero finanziate da fondi strutturali. Manutenzione e interventi a basso costo, di questo abbiamo bisogno. Poi di qualche idea nuova che anch'essa, come è noto, non costa molto, molto meno, di sicuro, delle grandi opere che per vent'anni hanno regalato ricchezza a chi aveva le mani in pasta ma neppure un grammo in più di qualità della vita a tutta la città, a quella antica e a quella nuova.
                                                                                                                                                                            renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 24 agosto 2013)    



Renzo Massarelli

Inserito martedì 27 agosto 2013


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