21/08/2019
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Piazza Grimana blindata
La società civile deve alimentare il vento della democrazia che a Perugia, si sa, viene sempre dal nord, come la tramontana, se è libera, e ha il coraggio di dire le cose come stanno

Ogni piazza ha le sue pene. C'era una volta Piazza grande, le scalette del duomo. Lì era il centro della grande emergenza notturna e dei traffici di droga. Poi l'emergenza si è spostata dall'altra parte della cattedrale, e cioè in Piazza Danti dove ci sono sempre le scalette ma anche tanti locali per gli aperitivi, gli stuzzichini, il vino, la birra e tutti gli altri commerci che non hanno un titolare fisso e che si accendono nelle ore più piccole. Poi l'emergenza si è spostata un po' più in basso, verso via Ulisse Rocchi, attorno a un paio di locali dove per un po' sono volati coltelli e bottiglie. Che tutto finisse per rotolare,come verso una discarica, a Piazza Grimana, era del tutto inevitabile. Adesso la piazza dell'Arco etrusco sembra blindata, mai vista tanta sorveglianza. Questo nomadismo delle notti brave perugine e della sue infinite emergenze non cancella nulla di ciò che si lascia alle spalle. Tutto resta com'è, c'è solo qualcosa che si aggiunge e che accende le frustrazioni di una città sempre più depressa e sconcertata, una volta qua e una volta là, come in un gioco infantile.
Adesso il centro dell'attenzione è Piazza Grimana. Questo posto è importante non solo per l'Arco etrusco, ma perché c'è l'Università per stranieri e poi tutta la zona universitaria poco lontano. Questa zona, frequentata da giovani di tutto il mondo e da migliaia di studenti italiani è sciatta e rumorosa, quasi impresentabile, come un vecchio salotto disordinato. Piazza Grimana è così da sempre ed è finita con il diventare uno dei simboli della decadenza del centro storico ed anche, bisogna dirlo, dell'incapacità di inventarsi una decente politica dell'accoglienza per così tanti studenti.
E' vero che proprio in questa zona molti speculatori hanno dato il peggio di sé in tanti anni di vacche grasse. E' anche vero però che una politica dei servizi di livello europeo non è stata mai immaginata, né dalle stesse università né dalle istituzioni, né tanto meno qualche regola che obbligasse i proprietari delle case a operare in un regime di trasparenza e di decenza. Sin negli anni sessanta sono sopravvissuti gli affittacamere, le famiglie restavano a vivere nel centro e lasciavano una stanza libera per uno studente e per far questo mestiere c'era bisogno di una licenza. Oggi gli stessi giovani non accetterebbero una soluzione che limiti la loro libertà e forse non accetterebbero neanche le famiglie che, infatti, hanno lasciato libero il campo.
Il risultato è ciò che vediamo. Non c'è nessuno che garantisca diritti e pretenda doveri. E'  quello che chiamano libero mercato. Questo problema dell'accoglienza e della speculazione sugli alloggi è come un'ombra grigia che nasconde un sacco di interessi, dentro e fuori le stesse università. Così succede che anche figli della classe dirigente di tanti paesi stranieri arrivano a Perugia senza che ci sia una decente politica degli alloggi. Il problema della sicurezza comincia da qui.
Poi c'è la questione della droga. A Piazza Grimana ne sanno qualcosa. Le autorità ci spiegano che è un problema comune a tutte le città, soprattutto quelle universitarie. E' probabile. Dicono anche che è difficile operare contro un mercato dove c'è una  domanda così forte. In realtà molti giovani arrivano a Perugia e trovano un grande e variegato emporio, un superbo supermercato degli stupefacenti, un'offerta gestita con una determinazione fredda e feroce e che per anni non ha incontrato ostacoli. Si comincia con una cortese offerta di un funghetto sulle scalette del duomo, poi si cambia genere, un po' alla volta. I consumatori vengono guidati e allevati, come polli in batteria dove non c'è altro che quel mangime lì. E' questo che distingue Perugia da altre città.
Un paio di associazioni, non certo quelle più conosciute, hanno organizzato per lunedì prossimo una manifestazione di protesta proprio in Piazza Grimana. Le manifestazioni di protesta sono tutte un po' così, confuse e improvvisate e senza idee particolarmente originali. Però, data la situazione, è il minimo che ci si potesse aspettare. Questa iniziativa che trova spazi larghi come praterie, rischia di far apparire un po' disarmate tutte le altre associazioni che hanno seguito Palazzo dei Priori con una certa subalternità in questi ultimi anni. Pensavano bastasse assecondare la cultura dell'effimero, festicciole paesane e qualche cena sociale per rompere le incrostazioni che tengono prigioniera la città. Questo era il catalogo. La società civile deve invece alimentare il vento della democrazia che a Perugia, si sa, viene sempre dal nord, come la tramontana, se è libera, e ha il coraggio di dire le cose come stanno. Abbiamo bisogno di verità e di gettare lontano il conformismo che abbiamo coltivato come la nostra più grande virtù. Chissà che questa rivoluzione non possa compiersi, prima o poi, proprio in Piazza Grimana, il luogo un po' fuori mano e che sembra esser diventato il centro virtuale di tutti i problemi della città. 
                                                                                                                                                                               renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 31 agosto 2013)     



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 2 settembre 2013


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Commenti

Nome: Rolando Boco
Commento: Sì, alimentare il vento della democrazia, chiamando i cittadini ad una maggiore responsabilità, "I Care" diceva don Lorenzo Milani! Dovremmo essere capaci di prendere atto del malessere di Piazza Grimana, sfrondarlo delle venature qualunquiste e farlo diventare progetto culturale e politico (si diceva così no?).Ma dove sono i soggetti capaci di tale iniziativa?

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