22/07/2019
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La bussola sarà la Costituzione
La Costituzione via maestra. Appunti ed osservazioni sull'assemblea romana dell'8 settembre

Pubblichiamo volentieri alcuni appunti ed osservazioni fatte da un partecipante perugino all'assemblea romana dell'8 settembre:

Carissime/i, vorrei iniziare la relazione sull’assemblea di ieri con la valutazione data da Emmanuele Curti, che mi sembra pacata e significativa: 

  “c'ero anch'io ieri, e, nonostante le tante riserve, credo che si possa dare [all’evento nel suo complesso] anche un 7 +: è vero che, sulla carta, Landini, Rodotà & co. sembrano voler costruire 'semplicemente' uno spazio politico (non un 'soggetto'), ma credo che questo derivi anche da una strategia diversa.

ALBA ieri non è stata presente solo attraverso la citazione di Rodotà e gli interventi (molto buoni) di Viale e Torelli, ma anche attraverso un 'vocabolario' di ALBA che, quasi inconsciamente, gli stessi Rodotà e Landini hanno utilizzato (il discorso sullo stesso spazio politico allargato era sul nostro Manifesto, la zattera dei partiti citata da Landini [veramente era citazione di Rodotà], ecc).

Voglio credere che, consciamente o inconsciamente, gli stessi promotori (che non mirano solo alla manifestazione del 12 ottobre, ma pensano ad un dopo... quale?) si stiano interrogando su di un futuro senza anteporre la questione rappresentanza per un semplice motivo: prima pulire il campo (niente più Sinistre Arcobaleno/Rivoluzioni Civili - ieri gli interventi di Ferrero e Ingroia sono stati dentro alle vecchie logiche, e forse si poteva evitare di  farli intervenire), sgomberare la mente da idee di 'ricostruzioni' della sinistra fatte al tavolino, puntando su nuovi parametri e contenuti... e poi vedere.

Noi siamo lì (come dice Montagna:..' che ne avrebbero diritto (alla contentezza) sono i compagni di ALBA, infaticabili tessitori'...), consci di aver forse dato avvio ad un nuovo linguaggio e pratica... vedremo. Il solo fatto di rilanciare la manifestazione sui territori, dovrebbe accelerare questa nostra capacità di tessere, di esserci...

Formichine saremo, ma qualcosa stiamo muovendo...”

 

Molti sono stati gli articoli sui giornali di oggi, e tutti riferiscono principalmente gli interventi di Rodotà, Landini, Carlassare e Flores D’Arcais, come prevedibile. Ad essi vi rimando, allegandone o segnalandone alcuni. Ma le quattro ore e mezza di assemblea sono state riempite da più di trenta interventi, la maggior parte dei quali interessanti e per molti versi (o solo per alcuni versi) in linea con il nostro modo di vedere gli sviluppi possibili del percorso avviato.

Brevemente cito l’intervento di Guido Viale (Alba), che ricorda che per difendere i valori della Costituzione è necessario strappare dalle mani della finanza la definizione delle scelte dei governi e bisogna ridare ai Comuni il ruolo di difesa dei diritti della comunità e di soddisfazione dei suoi bisogni anche attraverso la riappropriazione del controllo dei beni comuni. O l’intervento di Sandro Medici, che pone l’accento sulla necessità di uno spazio pubblico per un popolo in movimento che non ha oggi la stessa unità che invece mostra chi progetta la manipolazione della Carta costituzionale. Molto applaudito ed emozionante l’intervento dell’operaio di Pomigliano d’Arco reintegrato in fabbrica, che ricorda come l’attacco alla Costituzione non sia qualcosa che sta per succedere, ma qualcosa che si è già realizzato nella frantumazione dei diritti dei lavoratori. Lucarelli ha invece tracciato nel suo intervento un profilo storico dell’attacco alla Costituzione, che mira a realizzare oggi ciò che si era avviato negli anni Settanta, con la P2 di Licio Gelli e le teorizzazioni di Giuliano Amato. Interessante anche l’intervento di Massimo Torelli (Alba) che rimandato alle singole realtà locali il compito della discussione e dell’organizzazione della manifestazione del 12 ottobre, schierandosi anche contro i tentativi di criminalizzare le forme di dissenso espresse sia con le proteste in parlamento sia con le azioni e dichiarazioni contro le grandi opere.

Vorrei citarvi altri due interventi, ma non sono in grado di riportare i nomi di chi li ha fatti; il primo si chiedeva quale libertà di stampa esiste in Italia se un pregiudicato può registrare una cassetta dal contenuto eversivo ed imporre che essa venga mandata in onda quando lui lo ritiene opportuno (caso Berlusconi-Rai a proposito della sua ineleggibilità). Il secondo, molto applaudito, dopo una tagliente analisi della situazione attuale, invitava a non lasciare spazio alla rassegnazione, come secondo lui era avvenuto dopo la vittoria referendaria sull’acqua, e a opporre una partecipazione attiva e diffusa alla “solitudine competitiva” in cui ci si chiude dopo le vittorie riassorbite dal muro di gomma della politica odierna.

Mi scuso se non sono in grado di dire di più, ma confido in uno sviluppo positivo di questa iniziativa e quindi nella possibilità di approfondire i contenuti che ha espresso.

 

Allegato 1

“Non siamo più disponibili a firmare accordi che chiudano le fabbriche. Metteremo in campo gesti di difesa totale delle fabbriche e dei posti di lavoro. Se necessario, anche con l’occupazione delle fabbriche”.

Maurizio Landini non li chiama gesti estremi, perché sa che l’espressione potrebbe dar adito a un mare di polemiche. Ma ci tiene a far capire che la crisi morde e qui bisogna far sul serio. Occupare le fabbriche, dunque, è un’idea da prendere in considerazione. L’affollata assemblea al Centro Congresso Frentani, convocata dal segretario Fiom insieme a Stefano Rodotà, si carica e applaude. Forse ripensa all’occupazione e autogestione delle fabbriche in Argentina nei primi anni duemila. Oppure al ‘biennio rosso’, proprio qui in Italia, dopo la prima guerra mondiale, quando occupare fabbriche e terre era pratica comune di lotta, armi in pugno, all’occorrenza. Ora non è questione di armi: no violenza, sa va sans dire, ci mancherebbe. Anzi l’assemblea si scioglie con l’impegno a preparare la manifestazione del 12 ottobre a Roma anche contro la guerra in Siria, se sarà il caso. Ma, bastonato dalla frustrazione di non sentirsi rappresentato, deluso dai grillini o dagli altri partiti del centrosinistra, tutto questo mondo – un po’ di sinistra, un po’ noglobal post-Genova 2001, un po’ anti-berlusconiano, tanto Fiom e operaista, un po’ intellettuale – ora si rimette in marcia per “preparare il terreno ad un soggetto politico: perché la domanda c’è, le modalità le vedremo man mano”, ci spiega Rodotà.

Platea stracolma, al Frentani aprono la galleria e poi ancora un’altra sala. Roba da eventi speciali per questo centro congressi abituato ai ‘comitati politici nazionali’ (proprio così) di Rifondazione, frequentati dai soli diretti interessati. Tutto ruota intorno al documento ‘La via maestra’, cioè la Costituzione, firmato oltre che da Landini e Rodotà, da don Luigi Ciotti di Libera e dai costituzionalisti Gustavo Zagrebelsky e Lorenza Carlassarre, lei che già a luglio si è dimessa polemicamente dal comitato dei saggi scelti dal governo per studiare le modifiche alla Costituzione. E’ la stessa rete che il 2 giugno ha manifestato a Bologna in difesa della Costituzione, “perché - ci spiega Rodotà criticando il governo – derogare all’articolo 138, anche solo per una volta, vuol dire sospendere la Carta e questo è tipico solo di certi regimi…”. Da giugno la rete si è allargata e ora si punta alla manifestazione di ottobre. Chi ci sta? Al Frentani girano volti noti del movimento anti-G8 di Genova 2001, da Vittorio Agnoletto a Luca Casarini, che ora si occupa di ‘co-working’ a Palermo, “nuova frontiera di rivendicazione dei diritti”, ci dice. Si affacciano Nichi Vendola e dirigenti di Sel, del Pd ci sono solo Vincenzo Vita con Art.21 e Corradino Mineo (“Sono solo eletto, non sono iscritto…”, si difende quest’ultimo), ci sono Antonio Ingroia e Paolo Ferrero, per stare ai politici. Ma c’è tanta altra gente: attivisti della rete referendaria per l’acqua pubblica, gente normale attratta da Rodotà, fans di Landini, gente che semplicemente cerca una speranza di voto o di militanza a sinistra, decisa però a muoversi per piccoli passi per non ripetere gli errori del passato. Sono tanti e pesano.

Ora: il problema più complicato da risolvere ce lo spiega Rodotà: “Non vogliamo ripetere gli errori di esperienze negative come la Sinistra Arcobaleno o Rivoluzione Civile”. Lo dice chiaro e tondo Rodotà: i rispettivi leader sono avvisati. “Servire su un piatto la struttura organizzativa sarebbe letale, intempestivo e autoreferenziale – continua – ora si tratta di creare una massa critica: questa non è un’operazione di minoranza e non è la zattera che offre rifugio ai fuoriusciti da altri movimenti o partiti. Va costruita una democrazia davvero partecipata: la democrazia non è solo Facebook”. Landini la chiama “operazione culturale, non politica”. E con chi insiste su eventuali sbocchi elettorali, sottolinea: “Vanno ricostruiti i canali della partecipazione perché, se da 20 anni abbiamo Berlusconi, non è colpa sua, ma degli altri. Però la soluzione non sta nella creazione dell’ennesimo partito: noi non vogliamo ricreare la sinistra e noi non siamo contro qualcuno. Piuttosto vogliamo essere uno strumento di pressione sui partiti. Chi vuole può agire con noi, ma questo è il momento della responsabilità, non dell’appartenenza”.

Insomma, nulla è escluso in partenza, ma intanto si parte. “Non ipotechiamo ora le modalità, siamo qui perché girare la testa dall’altra parte logora la politica…”, afferma Rodotà. Si vedrà man mano. Primo test: il successo della manifestazione del 12 ottobre. Da qui alla mobilitazione, iniziative nelle città: veicolare pensieri critici e idee anche forti, come può essere quella di Landini sulle fabbriche, per dire. “Non è più tempo per parole inzuccherate”, urla dal palco Paolo Flores D’Arcais. Ma l’applauso più grosso se lo conquista quando cita Matteo Renzi, perché al Frentani – manco a dirlo – la maggioranza non si sente rappresentata nemmeno dal sindaco di Firenze: “La più grande vittoria del Thatcherismo in Inghilterra è stato Blair, sarà così in Italia se vince Renzi”. Delicata la Carlassare, che tra gli applausi spiega bene il senso della giornata: “La Costituzione dice che le pubbliche funzioni dovrebbero essere esercitate con disciplina e onore. Oggi siamo tutti disonorati, dobbiamo alzare la testa. Il potere non vuole limiti e regole ma noi dobbiamo farglieli rispettare. E’ molto più comodo guidare un gregge ignorante. Invece bisogna animare le coscienze e non sostenere piccole ambizioni: qui non c’è gente che nutra ambizioni”.

 

Allegato 2

 

MAURO FAVALE

ROMA

— «Né una zattera per naufraghi né un onorato rifugio per reduci di battaglie perse». Stefano Rodotà lo mette in chiaro da subito: davanti a 300 persone stipate in una sala congressi romana a metà strada tra la stazione Termini e l’università La Sapienza, il giurista battezza così l’assemblea “aperta” convocata insieme al presidente di Libertà e Giustizia, Gustavo Zagrebelsky, al leader della Fiom, Maurizio Landini, alla costituzionalista Lorenza Carlassare e al fondatore di Libera, don Luigi Ciotti.

E se il Professore sa bene come non dovrà concludersi il percorso tracciato ieri, più difficile è immaginare l’approdo finale. Quel che è certo, per ora, è che la bussola sarà la Costituzione e la prima tappa è già fissata: appuntamento il 12 ottobre a Roma per una manifestazione. Per adesso c’è un documento, “La via maestra”, che nel frattempo verrà dibattuto in varie città mentre si apre la discussione in Parlamento sulle riforme costituzionali. Un disegno di legge che preoccupa i 5 firmatari del manifesto, convinti che la Carta vada «applicata e non modificata». E pazienza se si passa per «conservatori», come ieri Enrico Letta ha definito quelli che non vogliono mettere mano al bicameralismo o al numero di deputati e senatori.

«L’argomento del premier è capzioso — contrattacca Rodotà — perché si poteva iniziare da lì, senza puntare alla tortuosa modifica del 138 (l’articolo che determina le possibili revisioni della Carta, ndr). Ma se si tratta di difendere i principi della Costituzione allora sì, siamo assolutamente conservatori». Ad ascoltarlo, in platea, c’è soprattutto la sinistra rimasta fuori dal Parlamento. C’è il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero e il leader di Azione Civile Antonio Ingroia. In due punti distanti della sala ci sono anche gli ex portavoce del Genoa Social Forum per il G8 del 2001, Vittorio Agnoletto e Luca Casarini. Passa Nichi Vendola che, però, resta defilato e non interviene.

Per il Pd si vedono Corradino Mineo e Vincenzo Vita. Quando tocca a quest’ultimo spiega di essere ancora «iscritto al Pd» e in tanti rumoreggiano. «Un errore — dirà poi Rodotà — non dobbiamo chiuderci nella nostra autoreferenzialità ». Al contrario, si applaude quando Landini avverte: «Non siamo più disponibili a firmare accordi che chiudano le fabbriche. Metteremo in campo gesti di difesa totale dei posti di lavoro.

Se necessario, anche con l’occupazione delle fabbriche».

L’altro applauso fragoroso lo incassa Paolo Flores D’Arcais, fondatore di Micromega: «Se fra qualche mese l’unica alternativa elettorale si chiamerà Matteo Renzi, allora vorrà dire che Berlusconi avrà vinto». Nella sala si vedono molti capelli bianchi, diversi trentenni, qualche maglietta di Che Guevara e tanti che 2 anni fa hanno partecipato alla vittoria dei referendum sull’acqua. «È da lì che bisogna ripartire — ricorda Rodotà — per fare “massa critica”. Parlare adesso di struttura organizzativa sarebbe letale e intempestivo. Sinistra Arcobaleno e Rivoluzione civile sono stati due fallimenti. Noi ci proponiamo di incidere sulla politica in modo diverso ». In platea sono avvisati.

 

Il commento di Alfonso Gianni ( in uscita su Huff. post)

 

Mentre da Cernobbio il premier Letta mandava a dire che tutti coloro che difendono il testo costituzionale sono dei conservatori, si teneva a Roma un’affollatissima assemblea per denunciare il carattere anticostituzionale delle modalità con le quali la maggioranza di governo si appresta a modificare la Costituzione in punti delicatissimi.

Letta dice che chi non vuole modificare nulla è contro la riduzione dei parlamentari e la revisione del bicameralismo perfetto. Bugia grossolana. Le forze che hanno organizzato l’assemblea romana da tempo si sono pronunciate a favore di quello che un famoso costituzionalista definì “una manutenzione intelligente della Costituzione”. Fanno testo dichiarazioni e atti parlamentari da almeno trenta anni a questa parte. Personalmente feci parte della commissione diretta da Aldo Bozzi agli inizi degli anni Ottanta (gli atti sono a disposizione di tutti): si possono trovare miei interventi e di altri ben più autorevoli parlamentari  a favore del monocameralismo e quindi della riduzione del numero dei parlamentari.

In realtà oggi la posta in gioco è tutt’altra, come Letta ben sa. L’attuale maggioranza vuole una svolta in senso presidenzialista della forma di stato e quindi intende procedere in fretta e furia, calpestando i tempi previsti dall’attuale articolo 138. Si tratta del più grave e ambizioso attacco ai fondamenti della nostra Costituzione. Non è vero che non verrebbero toccati i principi fondamentali contenuti nella prima parte. Non solo il Partito democratico si è dimostrato già disponibile in questa direzione, ma in ogni caso è inevitabile che i diritti contenuti nella prima parte vengano compressi o del tutto pregiudicati da modifiche degli istituti previsti nella seconda parte, che li dovrebbero attuare.

Per questo l’appuntamento che l’assemblea si è data – una grande manifestazione popolare a Roma il 12 ottobre – diventa un punto di riferimento per tutte le forze democratiche. Nelle sue conclusioni Landini ha fatto una dichiarazione impegnativa: la manifestazione si terrà in ogni caso. In altri termini non saranno eventuali crisi di governo o altre vicende connesse all’attuale quadro politico a fermare l’iniziativa.

Comincia a prendere corpo nel nostro paese un vero e proprio sommovimento democratico che fa della difesa della Costituzione il proprio perno. Non è la prima volta. Già nel 2006 i cittadini italiani, superando persino un quorum che in quel caso non è richiesto, bocciarono il premierato voluto dalle destre sul finire della legislatura. Ma la cosa rimase lì, anche perché ci si illuse che la risicata vittoria elettorale di Prodi potesse seppellire ogni tentativo di quel tipo.

Non è stato così, anche per l’attiva partecipazione del Partito democratico a modifiche regressive del testo costituzionale, come si è già visto nel caso della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio ottenuta durante il governo Monti con la modifica dell’articolo 81 della Costituzione.

Né si può pensare che la attuale Presidenza della Repubblica, come hanno detto diversi interventi nell’assemblea, possa essere considerata un valido baluardo contro modifiche negative del testo costituzionale. La parola torna ai cittadini quindi.

Tra il 2 giugno, giorno della riuscita manifestazione bolognese e la grande assemblea odierna, sono apparsi diversi articoli e prese di posizione. Ne voglio ricordare in particolare uno di Stefano Rodotà comparso su Repubblica. In quell’articolo agostano il giurista inseriva un elemento nuovo e importante nella discussione. Pur respingendo l’interpretazione che l’insieme delle forze che hanno dato vita a quegli appuntamenti vogliano creare un nuovo partito – semplificazione giornalistica molto in voga – affermava che bisogna dare vita a un nuovo spazio politico.

Il che implica, in primo luogo, che gli spazi politici finora esistenti sono o chiusi o insufficienti ad accogliere istanze di cambiamento nelle politiche istituzionali e  sociali che si inseriscano nel solco costituzionale. Conseguentemente, e in secondo luogo,  non si può ridurre la discussione a una cassa di risonanza del congresso del Partito democratico. In terzo luogo che non basta pensare di unire i movimenti che si sviluppano nel sociale, anche perché questi sono spesso giustamente gelosi della loro parzialità, ma che la dimensione politica è indispensabile.

Su queste tematiche c’è molto da lavorare a sinistra. Non basta qualche autocritica sul passato da parte di gruppi dirigenti della sinistra antagonista. Né la corsa a salire sul carro del vincitore Renzi da parte di altri (il trasformismo in un partito o in una coalizione sola, si potrebbe dire rubando l’efficace definizione a Marco Revelli). Bisogna invece dare voce e forza a quella sinistra diffusa che, oltre a essere protagonista quotidiana di tante lotte sul piano sociale e democratico, è anche produttrice di un pensiero alternativo a quello dominante su come affrontare da ogni versante la grave crisi che l’Italia e l’Europa stanno vivendo.

Il 12 ottobre significherà anche questo.

 

Il commento di Valentino Parlato

 La Costituzione via maestra
di Valentino Parlato

Questa caldissima e difficile estate si è conclusa con una buona ventata di ottimismo. Questo buon vento ci è venuto dall'assemblea promossa dall'associazione di Lorenza Carlassarre, don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky. Un'assemblea aperta a tutti (è bene sottolinearlo) e non chiusa ai soli associati. Aperta e affollatissima, al centro congressi di via Frentani, iniziata alle 10,30 con l'introduzione di Stefano Rodotà e conclusa alle 15 da Maurizio Landini. Molti, interessanti e appassionati gli interventi. Un primo incontro che prevede numerose altre assemblee nelle diverse citta' italiane e una grande manifestazione conclusiva il 12 ottobre a Roma.

Questo, ha ribadito Landini, è un impegno assoluto.

Ripeto, molti e  impegnati e tutti concentrati sul tema centrale: di fronte alla crisi e ai violenti attacchi della destra neocapitalista, non si tratta di difendere la Costituzione, oggi in via di demolizione, ma di  realizzarla, cominciando dall'articolo primo: "L'Italia e una Repubblica democratica fondata sul lavoro". E poi ancora l'articolo 38 (Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale). L'articolo 11 sul ripudio della guerra che torna a minacciarci e tutti gli altri ancora.

La novità straordinaria e importantissima di questa prima, incoraggiante, assemblea è l'assunzione da parte dei lavoratori, del popolo e soprattutto da chi ancora si ritiene di sinistra, della Costituzione del 1947 come fondamento della lotta per la rinascita della democrazia  in questa nostra Italia, mai come oggi in crisi economica, sociale, politica.

Quello che non si è riusciti a realizzare nel 1947, ai tempi dell'approvazione della Costituzione (e della guerra fredda) dobbiamo realizzarlo oggi in un mondo globalizzato e in una crisi che minaccia non solo la democrazia, ma la vita stessa e la dignita di quella gran parte di popolo che viene progressivamente marginalizzato, ridotto in miseria e nella nuova schiavitù del precariato e della disoccupazione .

Certo, oggi ci sono forze niente affatto deboli che rinnegano la Costituzione come un'anticaglia premoderna e che affermano che la modernità richiede un mondo diviso tra pochi ricchi e potenti e tantissimi poveri ai quali va tolta anche la voce perché non disturbino la vita di lorsignori. Bene dunque questa assemblea di domenica scorsa ai Frentani. Adesso si tratta di crescere e di realizzare un grande successo per la manifestazione del 12 di  ottobre che non deve essere la conclusione ma una nuova e più avanzata partenza per continuare sulla Via Maestra, che non sarà affatto breve, per la realizzazione dei diritti sanciti, ma non realizzati della nostra Costituzione.

Valentino Parlato - 9 settembre 2013

P.S.:  Se ogni sera, prima di addormentarci, ci leggessimo qualche articolo della Costituzione....

 

A presto.

Può essere utile anche vedere su youtube gli interventi di Stefano Rodotà e Guido Viale:

Stefano Rodotà
http://www.youtube.com/watch?v=k1B7soGmE1w&feature=share&list=PLnZfFw4qyshM2o7NJkDdDCWhtbHYY1E7K

Guido Viale
https://www.youtube.com/watch?v=0Oa4g7tMrWU&list=PLnZfFw4qyshM2o7NJkDdDCWhtbHYY1E7K




Maurizio Giacobbe

Inserito martedì 10 settembre 2013


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