15/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Una città europea
L'idea centrale è un po' quella dell'economia della conoscenza, la forza propulsiva che ci accompagni sempre di più oltre i valori del novecento e del modello produttivo che abbiamo conosciuto

UNA CITTA' EUROPEA

Pensavamo si trattasse di una competizione tra quattro cinque città, dieci al massimo, quelle note da tempo, e cioè Siena, Ravenna, Venezia, Mantova, Matera. Invece saranno almeno diciotto, in maggioranza del sud, alcune uscite all'ultimo momento. Sarà una competizione durissima perché in campo c'è mezza Italia, o tutta, comunque la migliore. Dal sud spuntano i campanili di Amalfi, Bari, e persino di Brindisi, Carbonia e Catanzaro, città, con tutto il rispetto, non proprio da cartolina illustrata, e poi, ancora, L'Aquila, la bella e disastrata città del terremoto i cui progetti per la rinascita sono già un grande tema europeo, sino a Lecce, Matera, Palermo e Siracusa. Nel cuore del centro ci sono soltanto Perugia, Siena e Urbino, il triangolo che tocca le Marche, L'Umbria e la Toscana sulla lunga linea d'orizzonte degli Appennini e poi, sul litorale opposto, Pisa con la sua torre che pende.
La scadenza della prima selezione tra i progetti presentati per aggiudicarsi il titolo di città capitale della cultura nel 2019 è la prossima settimana, il 20 settembre, e così in città questo argomento viene quasi rimosso, nessuno ne parla se non altro per scaramanzia. Inutile parlare di ottimismo o pessimismo, semmai di un disincanto molto perugino, uno stare a guardare alla finestra, contenti, certo, se le cose dovessero mettersi per il meglio.
Per ora, questo si può dire, Perugia una sua prima gara l'ha già vinta. Basta guardare i loghi delle altre candidate, le elaborazioni grafiche che devono sintetizzare in pochi tratti l'identità delle città italiane in corsa. Beh, qui Perugia vince alla grande con le sue ali incrociate che ricordano il tratto gotico dei suoi monumenti, il dinamismo urbano di una città dove non ci sono linee rette ma un movimento sghembo e senza razionalità com'è stata la fantasia di chi ha immaginato nei secoli una città tutta in verticale, il volo di uno strano uccello che corre veloce in alto, oltre i campanili. Tutto il resto, con rispetto, ci mancherebbe, per il lavoro dei tanti grafici che hanno provato a rendere in sintesi, con pochi elementi, il linguaggio urbano di tante città così straordinarie, delude chi lo guarda perché non parla all'immaginario, e perde per strada la fantasia che accende un luogo di grande importanza storica.
Detto questo, si deve aggiungere che le città che propongono la loro candidatura rappresentano la varietà del volto italiano, lo straordinario campionario dell'opera dell'uomo in tanti secoli, il meglio, ma non solo, del linguaggio delle regioni italiane, da Bergamo a Torino a Ravenna sino a Palermo e a Carbonia. In questa prima selezione e poi nelle altre, sino alla proclamazione delle vincitrice, non si deve eleggere una specie di miss Italia, scovare la più bella del reame, ma trovare tra i progetti presentati l'idea di cambiamento e di innovazione più convincente, l'esempio migliore di una città che pensi alla sua trasformazione potendo contare sulla propria dimensione europea, sulla qualità urbana, sul senso civico dei cittadini. Quindi, non vincono le città come sono oggi ma i progetti e la forza che sia capace di trascinarci verso il futuro alla ricerca di nuove identità e nuovi valori. L'idea centrale è un po' quella dell'economia della conoscenza, la forza propulsiva che ci accompagni sempre di più oltre i valori del novecento e del modello produttivo che abbiamo conosciuto. La voglia di immaginare una nuova modernità.
In questo quadro di grande complessità cosa potrà dire Perugia con le sue terre francescane? Beh, se il messaggio del santo di Assisi non verrà usato come una medaglia che pensiamo di poterci portar dietro in virtù di una storia antica ma come un sentiero oltre il quale scoprire nuovi orizzonti, allora la candidatura di Perugia potrà parlare con grande dignità e una qualche speranza al tavolo di questa grande convenzione europea. La cultura è il nostro modo di essere e il desiderio di cambiare il senso stesso della nostra capacità creativa oggi, nel tempo del potere delle banche e del sistema finanziario, nella fredda landa dove non si riesce a scoprire il senso del percorso che dobbiamo fare singolarmente e come comunità.
Qualunque sia il risultato finale, Perugia potrà contare su una esperienza straordinaria che sarà molto utile per il futuro. Meglio vincere, ma l'importante, davvero, è partecipare con il senso della vittoria dentro di noi. Dovremo diventare comunque una città che sappia parlare all'Europa. Questo è solo il tempo dell'inizio.
                                                                                                                                                                       renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 14 settembre 2013)   
 



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 18 settembre 2013


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