26/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Di Piazza in Piazza
Le piazze di Perugia: è ora di ripensare gli spazi magici che sono uno dei tesori nostri e che così tanto stupiscono gli americani

                                               
Tra un po' i giardinetti di viale Indipendenza e la fascinosa alberata dell'Ottocento torneranno ciò che erano qualche decennio fa cercando di ripercorrere, per quanto sarà possibile, le linee e i percorsi definiti dopo  la demolizione della rocca Paolina. In realtà, i giardinetti hanno conosciuto diverse versioni, subìto cambiamenti all'ombra degli alberi che intanto continuavano a crescere decennio dopo decennio. Tra quelle fronde passerà il tram e poi il filobus a dimostrazione che non solo i giardini erano ma la strada di ingresso nella città di allora, il prolungamento della via Romana e dei Papi. Perugia ha dovuto subire sempre la schiavitù degli spazi per quella sua pretesa di volersi muovere lungo pendii impossibili. Così un giardino non è solo un giardino e una piazza non è solo una piazza ma un insieme di funzioni, un compromesso permanente. Questo da quando il traffico ha imposto un po' ovunque il suo primato. Oggi Perugia è ancora una delle poche città storiche italiane dove non sia stato possibile liberare totalmente dalle auto una sola piazza, neanche quella monumentale dove c'è il duomo, la fontana e il comune. 
I giardinetti di viale Indipendenza, anche se la loro dimensione non somiglia a quella di una piazza, saranno allora la prima eccezione perugina, insieme a un tratto di corso Cavour, il primo tentativo di risolvere il rebus della difficile convivenza tra diverse funzioni facendo finalmente una scelte netta. Ci saranno i giardini all'italiana, l'isola pedonale e spazi per la sosta delle auto dei residenti, ma non il traffico automobilistico di attraversamento. La realizzazione di questo primo tentativo di cambiare la città antica riscoprendo le sue antiche virtù, per quanto oggi è possibile, non è stata semplice, tante sono state le polemiche nel corso di quasi venti anni. Non a tutti piaceranno questi giardinetti un po' vintage così come ancora c'è chi si lamenta per una pedonalità che la vince sulla dittatura delle auto pur in uno degli angoli più suggestivi della città, tra la chiesa di Sant'Ercolano, le scalette, la via dell'Indipendenza. Però ora non è il caso di fermarsi ai dettagli, alla scelta non sempre felice dei materiali, alla riproposizione di un disegno che privilegia lo spazio verde a quello libero che non tutti condividono, o al disegno un po' freddo delle panchine in travertino. Qualche mugugno non mancherà. Quello che è davvero importante però è che a Sant'Ercolano si è realizzata un'opera che può rappresentare un modello pilota per altre zone, la dimostrazione che è possibile lavorare nel centro storico rinnovando e salvaguardando nello stesso tempo.
In questi anni nessuno si è più occupato delle piazze. Il progetto per piazza Matteotti è rimasto nei cassetti di qualche assessore o forse è finito direttamente nel cestino, piazza IV Novembre è quella che è, bella e impossibile da migliorare perché il percorso obbligato delle auto tracciato dalle fioriere resta una brutta ferita ai margini di uno spazio perfetto. Poi si può ragionare su piazza Cavallotti, pista di manovra per i grandi autobus, sull'indefinita piazza Morlacchi (ma è davvero una piazza?), oppure rimpiangere la bellezza di piazza Ansidei trasformata in un parcheggio, o salire in porta Sole, in piazza Cavallotti per ridiscendere in piazza Piccinino cercando di non inciampare sulle scalette tre le pietre sconnesse e l'asfalto frantumato.
Ora c'è un grande fermento attorno a piazza Grimana. Complice il restauro dell'Arco etrusco e la solita inquietante presenza degli spacciatori. Ci sono molti medici al capezzale di un luogo senza autore nato sul letto di un fosso in epoche lontane e oggi terribilmente inadeguato come snodo strategico della parte nord della città. Piazza Grimana è una specie di rotonda soffocata da un traffico a 360 gradi, ma è anche l'unico spazio utile per le persone che vogliono incontrarsi sotto i suoi alberi ed è poi una specie di porta d'ingresso alla zona universitaria. Troppe funzioni, troppe esigenze da soddisfare per uno spazio ristretto e un po' sghembo. Vedremo come riusciranno a risolvere il problema. Di sicuro è ora di ripensare gli spazi magici che sono uno dei tesori nostri e che così tanto stupiscono gli americani. Le piazze italiane. Spesso le usiamo malamente, ma tra un po' ci potremo sedere sulle panchine in travertino di viale Indipendenza e guardarci intorno soddisfatti ed anche un po' stupiti. A Perugia è sorta un'altra isola pedonale dopo quella di Corso Vannucci. Quarantadue anni dopo.
                                                                                                                                                                                                    renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 28 settembre 2013)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 1 ottobre 2013


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