20/04/2019
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Italia e Umbria di nuovo terre di emigrazione
L'Italia sta assitendo a un vero e proprio spopolamento da parte dei giovani. Se ne vanno a studiare (e lavorare) all'estero

Tra la fine dell'800 e la prima metà Novecento e ancora negli anni '50, avvenne, nelle nostre campagne, quello che prese l'aspetto di un vero e proprio esodo: Australia, Brasile, Argentina, Stati Uniti, e, in Continente, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo, Svizzera.

Un flusso migratorio intensissimo che vide le migliori menti e le migliori mani scappare dalla povertà della propria terra in cerca di un avvenire migliore per i propri figli. Poi, verso gli anni '70 l'emigrazione iniziò a ridursi, fino a sparire del tutto.

Fino a questi nostri anni. La parola che avevamo tutti sulle bocche, fino a pochissimi anni fa, e con la quale ci siamo trovati a fare i conti era "Immigrazione", con tutte le paure dello sconosciuto e del diverso che questa comportava. Oggi si torna ai vecchi vocaboli: "Emigrazione" per dire che noi, i ricchi del mondo, non siamo più così ricchi da poter assicurare lavoro e vita decente ai nostri figli:
e loro se ne vanno.

L'Italia sta assitendo a un vero e proprio spopolamento da parte dei giovani, di qualsiasi grado di istruzione e classe sociale. Se ne vanno a studiare (e lavorare) all'estero i rampolli delle famiglie che hanno buone possibilità economiche. Se ne vanno anche gli artigiani, i gelatai, i manovali, gli operai che non trovano più nulla da fare nel nostro Paese.

E l'Umbria non fa eccezione: di pochissimo sotto la media nazionale, sta frettolosamente rimontando, e i cervelli in fuga sono sempre di più. Il progetto realizzato in collaborazione con il Servizio Rapporti Internazionali della Regione Umbria e finanziato dal Fondo sociale europeo "Brain back Umbria", un concorso di idee imprenditoriali istituito per far rientrare in patria i giovani umbri che aspirano ad aprire un'azienda, non basta. Abbiamo bisogno di altri interventi in questo senso, e che tengano in considerazione anche le persone con titoli di studi insufficienti a partecipare al bando.

Certo, ci rendiamo conto dell'importanza di far rientrare i "cervelli" che scappano, ma anche le braccia, le mani e i sentimenti hanno la loro importanza. La nostra Regione si svuota anche di giovani che sanno già un mestiere o che potrebbero impararlo attraverso il passaggio di saperi tradizionali : è così che si perdono le tradizioni, così che la trasmissione dagli anziani ai giovani si interrompe, è così che ci si impoverisce davvero.

Il riciclo dei rifiuti, grazie all'opzione "Rifiuti Zero" può fare molto in questo senso; servono: manodopera per differenziare e recuperare, e intelligenze per riusare e trasformare.

Una politica lungimirante in questo senso a opera della Regione Umbria, con corsi di specializzazione, impiego di giovani nei servizi, potrebbe essere in grado di fornire risposte ai tanti, troppi ragazzi nostri che sono a lavorare fuori e che vorrebbero tornare.. Uno su due si dice disposto a far ritorno a casa: è una percentuale troppo alta per non essere presa in considerazione.

 



Orfeo Goracci

Inserito mercoledì 2 ottobre 2013


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