22/03/2019
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Perugia e Assisi
Forse, il capolavoro francescano più alto dei nostri tempi l'ha realizzato Aldo Capitini, nel 1961, con la sua Marcia della pace

 

Il rapporto difficile tra Perugia e Assisi è figlio del tempo di San Francesco quando la città etrusca alta sui colli mal sopportava concorrenze politiche e le stesse divisioni religiose. Perugia era guelfa, Assisi ghibellina. Perugia si era già liberata dal peso del feudalesimo e sarebbe nel corso del suo secolo d'oro, che è il Duecento, diventata la città dominante e l'esempio più luminoso della civiltà dei comuni. Assisi faticò molto a liberarsi dal peso del suo feudalesimo e Perugia non l'aiuterà di certo, anzi. Questa fu una delle cause dello scontro a Collestrada agli inizi del nuovo secolo.
Perugia ha quindi, certo per un incidente della storia, la responsabilità di aver tenuto prigioniero un piccolo e niente affatto aggressivo cavaliere. Francesco fu incarcerato a Collestrada e poi a Perugia, in un luogo che oggi si tenta di valorizzare con una operazione molto moderna e forse un poco confusa. Questo luogo viene comunemente chiamato carcere del Sopramuro e qui il giovane cavaliere di Assisi trascorse un anno pesantissimo ma decisivo per il suo futuro. Ma dov'è veramente? Pare che dentro quelle mura fredde abbia cominciato a manifestare le linee del suo cammino futuro di fronte ai compagni di sventura. Dunque, Perugia ha una colpa ma anche un merito. E' qui, in modo del tutto casuale, che si manifesta quel grande personaggio della storia che tutto il mondo ammira.
Francesco tornerà ancora a Perugia vestendo indumenti del tutto diversi e con un linguaggio che colpirà il clero locale, in Piazza Grande. Il Santo arrivò per chiedere la famosa "Indulgenza della Porziuncola" mentre in città stava morendo Innocenzo III al quale succederà Onorio III. Fu Francesco a rivestire con il suo saio il corpo di Innocenzo dopo la profanazione del suo corpo nel corso della notte. Il frate di Assisi poté tornare nella sua città con l'indulgenza firmata dal nuovo papa.
Già, ma dove visse il suo anno in prigione il giovane Francesco e che ora è al centro di una iniziativa un po' storica, un po' religiosa e forse anche un po' commerciale. Le iniziative guardano tutte alla loggia dei Lanari, un ambiente con grande archi aperti sulla pianura umbra. E' questa la prigione del sopramuro? ma no, in questo luogo c'è solo una lapide posta nel 1932 dove è scritto che quello è il luogo di culto dove Francesco "giacque imprigionato". La lapide serve a ricordare il restauro della sala che si operò in quel periodo.
La fede ha bisogno di luoghi sacri da venerare e poi c'è l'interesse degli uomini di poterli sfruttare per fini turistici. In realtà, come tutti sanno, il sopramuro e quindi anche la sala dei Lanari fu costruito nel corso di varie fasi tutte posteriori alla stessa morte di San Francesco. Quindi, parlare della prigione del sopramuro è un modo di semplificare una vicenda un po' più complessa.
 Fu nel 1273 che si decise di costruire un grande muro di sostegno più lontano da quello etrusco e poi potenziato da grandi contrafforti. Nasceva così, sopra questa intercapedine, la piazza del sopramuro e poi, più tardi i palazzi che la delimiteranno verso est, la pianura umbra, lo stesso monte Subasio. Saranno le mura di questa grande opera a inglobare un edificio sorto molto tempo prima in Campo Battaglia, giù in basso. E' qui, in questo luogo, che fu rinchiuso il giovane prigioniero di Assisi. Più tardi si costruirà sulla sua perpendicolare il Palazzo del Capitano del Popolo, ma siamo già nel Quattrocento. La prigione, dopo Francesco, avrà una sua storia, sarà una specie di granaio e poi un emporio per la filatura della lana. Per questo motivo la loggia posta nel piano più alto del sopramuro sarà dedicata all'arte della lana, e chiamata, appunto, dei Lanari, ma niente a che fare con le sofferenze di San Francesco nella prigione vera, laggiù in basso, nel vasto piazzale che sarà poi di Campo Battaglia. Un po' poco, forse, per definirla luogo di culto francescano.
Ora Perugia e Assisi cercano di mettere insieme le comuni opportunità di sviluppo. Dall'aeroporto di Sant'Egidio ai luoghi di San Francesco, un tema centrale per la candidatura di Perugia a capitale europea della cultura. Ma, forse, il capolavoro francescano più alto dei nostri tempi l'ha realizzato Aldo Capitini, nel 1961, con la sua Marcia della pace. E' da allora che la laicità perugina e la religiosità di Assisi potranno incontrarsi e riconoscersi come i valori moderni delle due capitali della nuova amicizia tra i popoli, lontane, lontanissime, dalle guerre medievali e da quelle dei giorni nostri.
                                                                                                                                                                                 renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 5 ottobre)    
  



Renzo Massarelli

Inserito martedì 8 ottobre 2013


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