21/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il lavoro in città
La priorità per la rinascita del centro storico è il ritorno di funzioni produttive, dalle attività culturali alle piccole manifatture, alle banche e agli uffici, ai negozi di qualità                                                    
Sono ormai venti anni che usiamo sul centro storico perugino le stesse parole ed elaboriamo per la cura dei suoi mali le stesse ricette. Si tratta di una narrazione infinita che consente a ognuno di mettersi la coscienza in pace e di cancellare il senso di colpa per i lunghi silenzi del passato. Così, ogni tanto, arrivano nuovi naviganti che credono di aver scoperto l'America. Abbiamo la memoria corta così che riusciamo a vedere solo il presente ripetendo all'infinito la stessa litania come si fa in chiesa la sera, alla fine della giornata, quando non c'è altro da fare che andare a dormire.
Allora, tutte queste assemblee, questi nuovi progetti, l'attivismo delle associazioni di quartiere, questa disponibilità all'ascolto delle istituzioni sono solo soffi di vento alimentati dal cambio della stagione? Ma no. La città che discute e partecipa è la condizione primaria per migliorare le cose e per alimentare la forza della democrazia. Questa nuova condizione rischia però di essere sterile perché produce le stesse lamentele generiche, una visione provinciale dei problemi e pochissime iniziative capaci di regalarci un forte cambiamento nella qualità della vita. Anche da Palazzo dei Priori escono le stesse parole, ripetute in ogni occasione sino a perdere del tutto un qualunque significato. A cosa serve dire che "la città non deve essere un museo"? Nulla, assolutamente nulla, se non che la città è già da tempo molto simile a un museo con i suoi vicoli che somigliano a corridoi deserti, i monumenti più celebri unico punto di interesse, i bar come sosta per un breve ristoro. Un museo, appunto.
La città è una città quando, crescendo, assume un insieme di funzioni e si nutre di un intreccio di interessi che la politica, in genere, dovrebbe cercare di governare. Non è una città un posto dove ci sono solo residenti perché così sarebbe un dormitorio dove la gente esce la mattina e torna la sera, non è una città un posto dove ci sono solo negozi perché così sarebbe un centro commerciale, non è una città dove ci sono solo uffici perché così sarebbe un quartiere freddo dove ci si muove al contrario, si arriva la mattina e si esce la sera, non è una città un luogo dove ci sono solo botteghe artigianali e piccole aziende, perché sarebbe una zona industriale.
In genere, la città è un insieme di tutte queste funzioni che nel passato occupavano nei centri antichi spazi condivisi seguendo un po' lo schema del casa e bottega, del posto di lavoro, cioè, intrecciato con la residenza e il vivere quotidiano. Le cento corporazioni si incontravano la mattina in piazza, parlavano, assumevano decisioni. Oggi viviamo nella città frammentata. In un posto si dorme, in un altro si lavora. La città moderna, per espandersi e funzionare deve programmare e definire gli spazi e le funzioni con costi molto alti in termini di mobilità e di servizi.
La crisi del centro storico di Perugia è cominciata da qui, dalla sua perdita di funzioni primarie sino a ridursi a luogo dove si consuma soltanto e non si produce più nulla. Sparite le botteghe artigianali, rarefatti i negozi di vicinato, persa in gran parte la stessa funzione direzionale del terziario, anche soltanto quello tradizionale. Difficile dire da dove si è iniziato il circolo vizioso e per quale responsabilità, se la fuga dei residenti ha innescato la crisi o ne è stata la conseguenza. In fondo Perugia perde residenti dai tempi della guerra del sale e della costruzione della rocca Paolina, quando fu umiliata la sua podestà di città europea per avviarsi lungo tre secoli verso una triste decadenza. Di sicuro oggi la priorità per la rinascita di un luogo così straordinario è il ritorno di funzioni produttive, dalle attività culturali alle piccole manifatture, alle banche e agli uffici, ai negozi di qualità. Dovremmo insomma promuovere il lavoro in centro che è il volano di un circolo virtuoso capace di far tornare i residenti impegnati finalmente in una attività che si troverebbe vicino alle loro case e di far salire di nuovo in centro tutte le altre famiglie con curiosità e motivazioni legate non soltanto allo shopping. Il sistema istituzionale dovrebbe dare l'esempio e riportare, per quanto può essere possibile, i suoi uffici e le sue funzioni nei luoghi della storia della città. Il recupero delle vecchie carceri e del mercato coperto resta ancora l'occasione migliore per avviare una rinascita possibile e necessaria. Poi c'è l'enorme patrimonio edilizio inutilizzato. Un buco nero nel cuore della città antica che ci rimanda a un antico vizio perugino. Quello della rendita.  
                                                                                                                                                                                      renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 5 ottobre 2013) 


Renzo Massarelli

Inserito lunedì 21 ottobre 2013


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