21/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Cioccolato verde
Sarebbe stato più saggio dire quel che da sempre si lascia intendere. Eurochocolate è un affare. Al diavolo la sostenibilità ambientale e le foglie di menta

                                              

Nessun compleanno è verde come quello dei venti anni. Bell'età, davvero. Invidiabile, soprattutto se di decenni sulle spalle se ne devono portare molti di più. Eurochocolate quest'anno cambia orizzonte, ragione sociale, linea culturale, ammesso che ne abbia avuta mai una, e si butta sull'ambiente e l'ecologia. Nel suo compleanno più bello Eurochocolate sposa la sostenibilità che è quella filosofia leggermente sovversiva che stabilisce come modo di comportarsi quello di non superare nella gestione del territorio il limite oltre il quale si fanno solo danni.
La parola sostenibilità, ultimamente, la usano un po' tutti, salvo non rispettarla quando sarebbe necessario. Così, anche la rivoluzione verde della festa del cioccolato si ferma prima ancora di partire. Va beh, c'è l'architetto Eugenio Guarducci, il patron e l'inventore oltre che l'amministratore unico della manifestazione perugina, che si fa vedere in giro per il corso con la bicicletta a pedalata assistita, la raccolta differenziata che, in realtà, non dovrebbe essere l'eccezione ma la regola, foglioline di menta ed altre erbe aromatiche fatte circolare sui banconi in mancanza di altro. Si vede che Guarducci si porta dietro una specie di complesso di colpa che tenta ogni anno di rimuovere incartando la sua solita cioccolata con qualche appetìbile fiocchetto che possa avere il profumo della cultura. La sua è una bella idea commerciale, ma scrollarsi di dosso il dubbio che solo di questo si tratti e che sotto non ci sia altro non è facile. Lui, che sa quel che vuole, ci prova ogni volta, con qualche risultato. Solo che la pretesa di mettere insieme, da una parte una manifestazione così apertamente consumistica dove alla fine della serata ciò che conta davvero è l'incasso e le presenze da vantare come unica misura del successo e dall'altra i valori ambientali non sembra buona nemmeno come provocazione, come semplice trovata mediatica. Solo che Guarducci non deve farsi carico, se non per gioco, di valori particolarmente sofisticati. Lui è l'imprenditore e questo è.
Più complicato è il caso dei politici che, ormai, un motivo per trasformare in valore ambientale anche il più indigeribile dei progetti lo trovano sempre. Tutto oggi si fa per proteggere la natura e rispondere alle sante regole della sostenibilità. E' così che si sono accodati al patron di Eurochocolate e alle sue improbabili virtù ecologiche. Forse il più pesante complesso di colpa da rimuovere è proprio il loro, quello dei nostri amministratori, che su una manifestazione dalle dimensioni colossali per un centro come quello di Perugia non hanno mai avuto nulla da dire. Provare magari a imporre qualche regola, proporre un progetto un po' più "sostenibile" per una fiera che per dieci giorni umilia e un po' offende la straordinaria immagine di una città d'arte, provare a non lasciare la chiave del centro storico nelle mani di un illustre imprenditore privato.
Per qualche anno, per esempio, si è parlato di spalmare la manifestazione in uno spazio più ampio di quello dell'acropoli per cercare di impedire che corso Vannucci e dintorni potesse diventare un imbuto dove la folla si perde in un mostruoso ingorgo pedonale, dove i palazzi e i monumenti vengono cancellati da cento casupole di plastica, dove tutto il centro della città antica scompare come fosse inghiottito da un blog vischioso e ingestibile composto di tendoni, scatole, schegge di cioccolato al vento, profumi e musichette da fiera paesana. Niente, nulla si è mosso. Per un paio d'anni Guarducci ha sperimentato una specie di decentramento fasullo nei borghi per dimostrare che la cosa non poteva funzionare e poi si è tornati all'antico. Si era detto:"salviamo almeno la piazza monumentale della città". Sarebbe stato, se si fosse fatto, un bell'esempio di sostenibilità. Beh, quest'anno il teorema l'hanno risolto alla grande sistemando vicino alla Fontana Maggiore un solo modulo di plastica. Uno solo, ma grande come la piazza, esclusa la fontana, e alto tanto da nascondere il duomo. Dunque, visto che tutta questa anarchia programmata, anche se costa tantissimo alle casse pubbliche, rappresenta pur sempre un'occasione di guadagno, soprattutto per chi la gestisce ma un pochino anche per tante piccole attività commerciali che si trovano nei paraggi, sarebbe stato più saggio dire quel che da sempre si lascia intendere. Eurochocolate è un affare. Al diavolo la sostenibilità ambientale e le foglie di menta. Prossimamente potremmo perdere l festival del giornalismo, pare che manchino i fondi. Del resto con la cultura si può anche mangiare ma con Eurochocolate di più.
                                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 19 ottobre 2013)    

 



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 21 ottobre 2013


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