14/11/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il valzer del giornalismo
Gli avvenimenti culturali, che non sono delle fiere, si sposano misteriosamente con il volto di una città, con quella e non con un'altra

                                    

Forse va, forse resta, forse si ferma o forse gira soltanto attorno a se stesso alla ricerca di nuovi orizzonti. Questa storia del Festival del giornalismo rischia di diventare scialba e incomprensibile come un valzer suonato nel posto e nel tempo sbagliato ed è un peccato perché in una città come Perugia ci sta benissimo, con gli studenti, la scuola di giornalismo, le università, i suoi spazi, le sale e i teatri e poi un albergo come il Brufani che nei giorni del festival non sembra più un albergo ma una città a forma di albergo dove tutti parlano, si incontrano, lavorano, discutono.
Pare che quest'anno non ci siano le condizioni per farlo di nuovo. Cos'è, un anno sabbatico, una pausa di riflessione, stanchezza. Qual è il motivo di questa crisi improvvisa? Gli organizzatori, che grazie a questo festival sono diventati se non ricchi per lo meno famosi, non lo spiegano. Sembrerebbe una questione di finanziamenti, oppure di scarsa empatia con gli amministratori locali, magari del desiderio di mettersi in gioco altrove, dove il piatto è più ricco. Una decisione così grave dovrebbe esser chiarita senza alcuna ombra, per rispetto della città e di tutti coloro che ogni anno si fanno file interminabili senza fiatare per assicurarsi un posto nelle  sale sempre molto affollate.
Alcune motivazioni esposte nel corso di un incontro con la stampa con poco garbo e molta adrenalina incombusta sembrano, francamente, sfoghi infantili, lamentele di ragazzi viziati. Calma ragazzi, vi vogliamo tutti bene e se anche in questa regione si deve affrontare un po' di burocrazia, soffrire per i finanziamenti pubblici che, comunque sempre arrivano, pazienza. Viviamo in tempi non facili, e non c'è solo da pensare a un festival. L'apparato pubblico di questa regione non sarà sempre e ovunque perfetto, ma il successo del Festival del giornalismo non nasce solo da un'idea brillante di due persone. Ci vuole molto di più. Ci vuole il clima giusto, la disponibilità di tante persone, nel pubblico e nel privato. Qualche volta, oltre che chiedere, anche due giovani persone di successo dovrebbero saper ringraziare, magari soltanto gli addetti ai teatri e alle sale.
Ora c'è chi dice che una manifestazione come questa potrebbe anche andare altrove, trasferirsi, mettersi nelle mani di amministrazioni pubbliche più ricche. I proprietari del marchio sono liberi, possono fare questo e altro, ma non si parli per favore di legge del mercato, almeno non al Festival del giornalismo di Perugia dove non si vendono gianduiotti. Intanto perché non sempre funziona questa idea secondo la quale vale il prodotto e la sua confezione e niente il contesto, il fascino e lo stile di un posto dove questo prodotto è stato concepito. Gli avvenimenti culturali, che non sono delle fiere, si sposano misteriosamente con il volto di una città, con quella e non con un'altra. E questo è un fatto. Anche in un paese come l'Italia dove ci sono città non meno straordinarie di Perugia.
Se poi i proprietari del marchio dovessero continuare a pensarla diversamente sono liberi di andarsene, com'è ovvio. Di fronte a ognuno di noi c'è sempre una nuova frontiera da raggiungere. Spieghino alla città i loro buoni motivi e facciano le valige. Non c'è bisogno di rendere merito a tutti coloro che li hanno aiutati in questi anni. I giovani non debbono mai riconoscenza ai loro padri, il loro diritto è quello di guardare avanti e basta. Semmai, i sensi di colpa arrivano più tardi e sempre a tempo scaduto.
Perugia ci perderà qualcosa, comunque i suoi cittadini potranno farsene una ragione. La città può sopravvivere al filo di Arianna Ciccone e al suo festival che ci ha fatto vivere serate memorabili ma anche tanti pomeriggi stanchi come ci capita talvolta a casa quando la Tv ci propina i soliti talk show. Quelli possiamo vederceli senza fare un'ora di fila, al freddo, lungo le scalette della sala dei Priori. Anche un festival di successo come quello del giornalismo avrebbe bisogno di una riconsiderazione critica. Qualche volta è stato più il festival dei giornalisti che non del giornalismo, una specie di auto rappresentazione non priva di elementi di narcisismo e di divismo. Il giornalismo è invece un'altra cosa e l'abbiamo visto rappresentato al meglio tante volte anche sul palcoscenico di Perugia, si capisce. Questa professione è oggi in profonda crisi. Cresce la disoccupazione e la precarietà. Ci sarà da dire qualcosa anche ai tanti giovani che sperano di entrare in qualche redazione e che hanno inseguito in questi anni il sogno della loro nuova frontiera seduti sulle sedie dei Notari, di fronte ai divi della nostra televisione.
                                                                                                                                                                    renzo.massarelli@alice.it
(per Il Corriere dell'Umbria, sabato 26 ottobre 2013)
             



Renzo Massarelli

Inserito martedì 29 ottobre 2013


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